disoccupazione giovanile

NON E’ UN PAESE PER GIOVANI - IN ITALIA CI SONO QUATTRO GIOVANI DISOCCUPATI PER OGNI ADULTO CHE NON HA UN IMPIEGO. LO RENDE NOTO L’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO (DI CERTO NON UN ENTE OSTILE AL GOVERNO) - TRA IL 2014 E IL 2023, 367 MILA ITALIANI, TRA I 25 E I 34 ANNI, SONO FUGGITI DALLE PENISOLA - IN TUTTO IL MONDO CI SONO 67 MILIONI DI GIOVANI DISOCCUPATI. LA DIFFUSIONE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE RISCHIA DI FAR SCOMPARIRE MOLTE PROFESSIONI…

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1. ILO, QUASI 4 GIOVANI DISOCCUPATI PER OGNI ADULTO DISOCCUPATO IN ITALIA  

disoccupazione giovanile

(ANSA) - "In Italia ci sono quasi quattro giovani disoccupati per ogni adulto (da 25 anni in poi) disoccupato". L'Organizzazione internazionale del lavoro-Ilo nel rapporto mondiale sulle tendenze dell'occupazione giovanile mostra una penalizzazione dei ragazzi che resiste nonostante l'accesso all'impiego sia migliorato.

 

"Sono diminuite sensibilmente la disoccupazione e soprattutto l'incidenza dei Neet che è quasi dimezzata nel giro di un decennio, passando dal 25,7% nel 2015 al 13,3% nel 2025: la maggiore riduzione tra tutti i Paesi dell'Ue. Nonostante il progresso, l'Italia continua a registrare risultati meno favorevoli della media Ue". 

 

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA

La nota dedicata all'Italia è intitolata Dalla ripresa dell'occupazione alla sfida del lavoro dignitoso. Vi si legge che "di fronte a opportunità, salari e prospettive di carriera insufficienti, trasferirsi può essere una scelta razionale. Per l'Italia significa però perdere capitale umano necessario per innovazione, produttività e sviluppo".

 

Tra il 2014 e il 2023 sono emigrati 367 mila italiani tra 25 e 34 anni. Tra questi, quasi 146 mila, o il 39,7 per cento, erano laureati. I rientri dei giovani laureati sono stati poco più di 49 mila durante lo stesso periodo, determinando una perdita netta di circa 97 mila giovani qualificati. Ilo sottolinea che tra i lavoratori tra i 15 e i 29 anni sono diffuse instabilità e sottoccupazione che incidono su salario, reddito, esperienza professionale, protezione sociale e progressione nella carriera.

 

Nel 2025 il 31,3 per cento dei dipendenti 15-29enni aveva un contratto a termine e il 61,4 per cento dei giovani aveva un contratto a tempo parziale perché non aveva trovato un impiego a tempo pieno. Inoltre "i ritorni dell'investimento in capitale umano restano problematici", rimarca l'Ilo. "L'istruzione aumenta le probabilità di occupazione, ma le competenze non sempre trovano un utilizzo adeguato.

 

Nel 2025 la sovraqualificazione interessava un giovane (20-34 anni) su quattro (24,3 per cento) tra i laureati e un giovane su tre (33 per cento) tra i diplomati". Secondo il rapporto per utilizzare appieno le competenze disponibili è "necessario che il sistema produttivo generi lavoro a più alto valore aggiunto".

 

disoccupazione giovanile

"L'istruzione, pur fondamentale, non può compensare da sola la debole domanda di lavoro qualificato in alcuni territori: tra i 20-34enni non più in istruzione o formazione, nel 2024 il tasso di occupazione era dell'81,4 per cento al Nord e del 54 per cento al Sud. Un ampio divario permane anche tra i laureati", continua la scheda. Forti disparità riguardano poi le giovani donne.
 
Tra i 20-34enni non più in istruzione o formazione, il 77,4 per cento degli uomini è occupato contro 61,9 per cento delle donne, con un divario occupazionale di 15,5 punti percentuali. La situazione migliora tra le laureate, il gap scende infatti a circa 4,1 punti tra i giovani con istruzione terziaria. 

2. ILO, NEL MONDO 67 MILIONI DI GIOVANI DISOCCUPATI, MENO LAVORO PER L'IA 

(ANSA) - La ripresa del mercato del lavoro giovanile del periodo post-Covid si è arrestata nell'ultimo anno e la diffusione dell'intelligenza artificiale rischia di rendere per molti più complesso accedere a quelli che tradizionalmente erano i primi impieghi, negli uffici come nelle fabbriche e negli uffici.

disoccupazione giovanile

 
Nel 2025 il tasso globale di disoccupazione giovanile è risalito al 12,4 per cento (67 milioni di persone), rispetto al 12.3 per cento del 2023 mentre il tasso dei Neet ha raggiunto il 20 per cento, pari a 257 milioni di giovani - 9 milioni in più rispetto allo stesso periodo.
 
Parte da questi dati l'ultimo Rapporto mondiale sulle tendenze dell'occupazione giovanile (Get Youth) dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Secondo l'Oil, "stanno diminuendo le occupazioni che tradizionalmente hanno rappresentato una porta d'ingresso nel mercato del lavoro per i giovani, includendovi i lavori basati su mansioni d'ufficio e amministrative, le professioni nel settore dei servizi e delle vendite, i lavori legati al settore manifatturiero e ad alcune professioni tecniche".
 

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Allo stesso tempo, continua a crescere la domanda in alcune professioni tecniche ad alta intensità di conoscenza in settori come la scienza, la salute e l'ingegneria. Le stime indicano che il 6,1 per cento dei posti di lavoro occupati da giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni riguarda professioni fortemente esposte ai cambiamenti legati all'intelligenza artificiale.  Allo stesso tempo, continua a crescere la domanda in alcune professioni tecniche ad alta intensità di conoscenza in settori quali la scienza, la salute e l'ingegneria. Il rapporto sottolinea l'importanza di garantire ai giovani l'accesso alle competenze in linea con l'evoluzione del mercato del lavoro.
 
Il rischio per i giovani non riguarda soltanto l'eventuale riduzione di alcuni posti di lavoro, ma anche un possibile restringimento dei tradizionali percorsi attraverso i quali i giovani la prima esperienza professionale. 
 
"Ciò potrebbe - scrive l'Ilo - accentuare lo svantaggio di chi entra nel mercato del lavoro senza precedenti esperienze lavorative e rendere ancora più importante lo sviluppo di nuovi percorsi di ingresso che combinino apprendimento e lavoro, accompagnamento e acquisizione di competenze complementari all'intelligenza artificiale".
 

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Il rischio è particolarmente rilevante nelle economie avanzate: il 14,3 per cento dell'occupazione giovanile nei paesi ad alto reddito e il 14,9 per cento nell'Europa settentrionale, meridionale e occidentale ricadono nelle categorie a più alta esposizione alla GenAI. In uno scenario "puramente illustrativo" in cui sparisse il 10 per cento dei posti più esposti, il rapporto stima 5,6 milioni di transizioni occupazionali potenziali per i giovani nel mondo e circa 590 mila nella subregione europea. Il rapporto precisa, tuttavia, che esposizione non equivale a perdita del lavoro: gli esiti dipendono dall'accesso alla tecnologia, dalle capacità dei lavoratori e dalle scelte organizzative delle imprese.
 
Si parla sempre di più di intelligenza artificiale", ha commentato la direttrice del Dipartimento per l'occupazione, le competenze e le imprese sostenibili dell'Oil, Sukti Dasgupta. "Sebbene l'impatto diretto sull'occupazione giovanile non sia ancora chiaro, non possiamo permetterci di essere compiacenti e di sottovalutare i rischi.

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Dobbiamo intensificare gli investimenti nelle competenze, nell'apprendimento permanente e nella protezione sociale, affinché i giovani possano adattarsi ai cambiamenti e cogliere nuove opportunità. Il progresso tecnologico, compresa l'intelligenza artificiale, deve essere al servizio dei giovani, non andare a loro svantaggio". 

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