DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON…
Andrea Cuomo per “il Giornale”
C' è il divorzio tra Angelina Jolie e Brad Pitt, di cui riferiamo in altra parte del giornale, che fa ciarlare molto sotto i caschi dei parrucchieri. E c' è quello tra Novacoop e Eataly, che fa molto meno notizia ma a suo modo è importante. Perché colpisce nel vivo il colosso del made in Italy - Eataly, appunto - creato da Oscar Farinetti con l' obiettivo, riuscito peraltro, di portare il cibo italiano di qualità in giro per il mondo e invece beccato in flagrante reato di «industrialità» da uno dei soci. Che per questo ha detto ciao e ha lasciato i grandi supermercati che hanno invaso il mondo.
Intendiamoci, vendere prodotti industriali non è un peccato. Però insomma, Oscar Farinetti diceva in un' intervista facilmente reperibile sulla rete che il segreto del successo di Eataly sta nell' aver riportato «al centro della vita delle persone la passione per il cibo.
Ricordando però che il cibo bisogna conoscerlo. Raccontando le storie dei prodotti.
La loro origine. I meccanismi di produzione. Facendo conoscere le differenze tra questo e quel formaggio, questo e quell' olio. Perché più conosci e più godi».
Mentre secondo Ernesto Delle Rive, presidente di Novacoop intervistato dalla Stampa qualche giorno fa Eataly «con il passare degli anni è andata incontro alle esigenze di un consumo sempre più di massa e legato anche ai prodotti della grande industria. C' è stata un' evoluzione dell' offerta, che incrociandosi con una nostra politica di ricerca dell' eccellenza ha portato a una sovrapposizione».
Insomma, il re è nudo. Eataly nel corso di qualche anno di travolgente successo si è trasformato in un supermercato del gusto appena un po' più chic. Che vende gli stessi prodotti che possiamo trovare all' Esselunga o alla Coop, magari a un prezzo un po' più alto, come dimostrò un' inchiesta di un anno fa di Panorama che mise a confronto gli scontrini della stessa spesa fatta in un negozio Eataly e in un supermercato di Caprotti a 300 metri di distanza a Milano, scoprendo che c' era una differenza di 68 euro.
Del resto quella che sta concludendosi non è stata un' estate facile per l' integrità di Farinetti. Qualche settimana fa un altro sassolino era entrato nelle sue ben cucite scarpe, la cosiddetta «guerra del grano». Farinetti, che è anche proprietario del pastificio Afeltra, uno degli storici di Gragnano, la capitale della pasta italiana - del resto Oscar ha le mani in pasta in molte aziende alimentari italiane che naturalmente hanno un posto di riguardo sugli scaffali dei suoi negozi - ammise di usare grano straniero, nella fattispecie canadese, perché «per fare pasta di alta qualità serve grano duro che in Italia è difficile trovare». I social lo hanno crocifisso per tradimento del made in Italy. Lui, da parte sua, se n' è fatto un baffo. Convinto che tanti nemici tanto odore.
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