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“SI TRATTA DI OMICIDIO PRETERINTENZIONALE, LUI ERA ESASPERATO” - I GIUDICI HANNO INFLITTO IL MINIMO DELLA PENA (10 ANNI) AL 43ENNE MAREK KONRAD DANIEC CHE AGGREDÌ LA COMPAGNA HANNA HERASIMCHYK, EX BALLERINA BIELORUSSA TROVATA SENZA VITA IL 13 GIUGNO 2024 NEL SUO APPARTAMENTO A POZZUOLO MARTESANA, VICINO MILANO: “ERA UNA RELAZIONE TOSSICA, IL COMPORTAMENTO DI LEI CONTINUAVA AD ESSERE “FRANCAMENTE PROVOCATORIO" SOPRATTUTTO “IN OCCASIONE DEI LITIGI CHE AVVENIVANO CON FREQUENZA, NONOSTANTE DANIEC PROVVEDESSE A RIFORNIRLA DI SIGARETTE, VINO E MEDICINALI. DA ENTRAMBI DOVEVA ESSERE CONTEMPLATA LA POSSIBILITÀ DI UN EVENTO ESTREMO, ANCORCHÉ NON VOLUTO, ACCIDENTALE…”
Rosario DI Raimondo per repubblica.it - Estratti
Marek Konrad Daniec, 43 anni, non merita attenuanti: non ha interrotto la «relazione tossica» con la compagna Hanna Herasimchyk, accettando di fare «del male a una persona così fragile». Ma per i giudici bisogna anche tener conto «dello stato di esasperazione, di frustrazione dell’imputato e dei suoi tentativi di sottrarsi alle provocazioni» della donna. Da qui la condanna al minimo della pena – dieci anni – per omicidio preterintenzionale.
È quanto scrive la Corte d’assise di Milano (togati Antonella Bertoja e Sofia Fioretta) nelle motivazioni della sentenza nei confronti del camionista polacco, imputato per la morte della compagna, ex ballerina bielorussa trovata senza vita il 13 giugno 2024 nel suo appartamento a Pozzuolo Martesana, nel Milanese.
All’inizio l’uomo era accusato di omicidio volontario. Poi la stessa pm Francesca Crupi ha modificato il capo d’imputazione perché un perito ha stabilito che la causa della morte è stata una miocardite.
Resta il fatto che nel corso dell’ultimo litigio, come ricostruito nelle 37 pagine di sentenza, l’imputato «ha ripetutamente colpito, violentemente afferrato e trattenuto, assai probabilmente fatto cadere, tacitato con la violenta apposizione della mano sulla bocca» la vittima, «che sapeva perfettamente essere in condizioni di particolare fragilità», in particolare dovuta all’abuso di alcol.
Un rapporto, tra i due, nel tempo diventato difficile e tossico. In questo quadro (...) i giudici sottolineano anche «la crescente esasperazione di Daniec, che continuava ad affermare di amare Hanna», sebbene lei continuasse ad essere «francamente provocatoria» soprattutto «in occasione dei litigi che avvenivano con frequenza, nonostante Daniec provvedesse a rifornirla di sigarette, vino e medicinali». Da entrambi doveva essere contemplata «la possibilità di un evento estremo, ancorché non voluto, accidentale». Come, purtroppo per Hanna, è poi accaduto.
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