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OSSESSIONATA DAL CONTROLLO E DAL DESIDERIO DI “VENDETTA” VERSO L’EX MARITO: E' IL RITRATTO CHE FANNO I PM DI VALENTINA D’ACUNTO, LA MADRE DI SARAH E ALISYA, LE DUE RAGAZZE SCOMPARSE DA UNA CASA FAMIGLIA IN ABRUZZO E RITROVATE A FORMIA – ERA STATA LEI A ORGANIZZARE LA “FUGA”: LE DUE RAGAZZE, DI 16 E 12 ANNI, VIVEVANO SEGREGATE A CASA DI UN’OTTANTENNE CONOSCENTE DELLA MADRE, CHE CHIAMAVANO ZIA – LA CAMERETTA CON LA GIGANTESCA STATUA DI PADRE PIO E LE SIM CLANDESTINE ATTIVATE POCO PRIMA DEL “RAPIMENTO”: A TRADIRE LA DONNA È STATA LA SUA OSSESSIONE PER IL CONTROLLO E UNA VIDEOCHIAMATA. "UN DISEGNO AMOROSO MALATO": NON POTEVA RIMANERE GIORNI E GIORNI SENZA CONTATTARE LE FIGLIE…

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UNA VIDEOCHIAMATA INCASTRA LA MADRE DELLE SORELLINE LA PROCURA: "AMORE MALATO"

Estratto dell’articolo di Corrado Zunino per "la Repubblica"

 

sarah e alisya 1

La madre, ora in carcere a Teramo, domenica mattina aveva fatto una videochiamata alle figlie, nascoste nella cameretta di un piccolo appartamento di una zia fino a quel momento sconosciuta. Chiuso il contatto, Valentina D'Acunto aveva deto ai cronisti che, in cuor suo, le ragazze «erano morte». Una bugia estrema, e per lei fatale.

 

Il procuratore di Sulmona Luciano D'Angelo, ieri in tarda mattina, ha sottolineato con indignazione questo passaggio mentre ricostruiva la liberazione delle due sorelle, A. di 16 anni e S. di 12, scappate dalla struttura "Hope" di Civitella Alfedena, in provincia dell'Aquila, sedici giorni prima.

 

E ha spiegato come quella call, intercettata alle 11,30, abbia offerto la ragionevole certezza che le due adolescenti fossero trattenute al quarto piano del palazzo Ater di Rio Fresco-Scacciagalline, a sud di Formia. «A quel punto abbiamo deciso di intervenire radunando uomini da diverse province».

 

VALENTINA DACUNTO CON LE FIGLIE Sarah e Alisya

[…] La rete di complicità dell'ampio blocco familiare sparso tra Minturno, Formia e Gaeta è più ampia della madre Valentina, del suo compagno Vincenzo Esposito e del padre di lei, Marco D'Acunto, tutti in carcere con l'accusa di sequestro di persona e le ulteriori aggravanti della minore età dei sequestrati e la loro vulnerabilità (prevede pene fino a 13 anni).

 

Nella ricostruzione di queste ultime due settimane, che affondano le loro radici nel rapporto antagonistico tra papà Stefano Di Giacinto e mamma Valentina D'Acunto, separati da otto anni, divorziati da sei, viene ribadito che alle due del mattino del 7 giugno scorso le due adolescenti sono uscite «volontariamente» da una porta-finestra della struttura protetta, la chiusura era rotta.

 

Hanno fatto trecento metri del corso in salita e si sono allontanate con il nonno e il compagno di mamma. In auto. Un viaggio di tre ore le ha portate dalla provincia dell'Aquila al Basso Lazio, dove sono state ricevute dall'anziana Maria Sofia e portate nella cameretta, «da dove non potevano muoversi se non per mangiare». C'è stata, certo, un'organizzazione per gestire la sparizione delle minori: dieci Sim acquistate a Napoli da un pachistano, per esempio. Tre sono state date alla madre, a una figlia (aveva un cellulare a disposizione, nascosto nel cartone di un panettone), a un parente. «Le abbiamo presto intercettate». Il decreto di fermo parla del pericolo di fuga dei tre arrestati, deducendolo dalle «numerose attività di depistaggio».

 

alisyah e sarah con il padre

Sono ancora disponibili sette delle dieci schede «abusivamente acquistate»: si continua a indagare «sul complesso albero genealogico» per dimostrare altre complicità «a un disegno amoroso malato». […]

 

SORELLE RITROVATE A FORMIA, LE SIM CLANDESTINE E LA VIDEOCHIAMATA. SCOMPARSE DA DUE SETTIMANE. «ERANO SEGREGATE»

Estratto dell’articolo di Alfio Sciacca per il “Corriere della Sera”

 

Per due settimane hanno condiviso un lettone matrimoniale in una stanza dove sono ancora ammassati vestiti, lenzuola, scarpe. Su tutto vigila una gigantesca statua di Padre Pio. Nella cameretta accanto, un’altra montagna di vestiti e buste con alimenti vari. Soprattutto quelli senza glutine per la piccola che è celiaca.

 

Eccolo il rifugio dove si nascondevano le sorelline che hanno tenuto per due settimane tutta l’Italia col fiato sospeso. «Dove sono state segregate — puntualizza il procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo —. Non potevano uscire né aprire le persiane.

Potevano solo vedere la tv».

 

SARAH E ALYSIA, LE DUE RAGAZZE SCOMPARSE A LAQUILA

A occuparsi di loro un’ottantenne, Maria Sofia Di Russo, che chiamavano zia, ma che in realtà è solo una conoscente della madre. «Me le hanno portate il nonno e la mamma — ha spiegato — mi hanno consegnato tanta roba da mangiare e mi hanno detto di non farle uscire da casa».

 

Nessuno dello stabile le avrebbe mai viste in giro. La donna, ora indagata, aveva capito («mica sono scema»), ma si schiera con la madre: «Sono due femminucce ed è giusto che stiano con lei».

 

[…]  Anche le ragazzine pare non si sentissero segregate. E la più testarda era la piccola. Domenica sera, quando i carabinieri hanno fatto irruzione nell’appartamento al quarto piano in un complesso di case popolari alla periferia di Formia, entrambe si sono chiuse a riccio. «Vogliamo stare con la mamma», hanno detto.

 

SARAH E ALYSIA, LE DUE RAGAZZE SCOMPARSE A LAQUILA

Non volevano lasciare il loro rifugio. A farle sciogliere è stata l’assessora ai servizi sociali di Minturno, Ilaria Pelle, che le ha abbracciate e pian piano le ha convinte. Anche a consegnare un telefonino che tenevano nascosto in una scatola del panettone. Quando la grande l’ha preso per darlo all’assessora, l’altra le ha urlato parole di disapprovazione. Come di chi avesse tradito un patto stretto con quella fuga.

 

«Quando le abbiamo trovate, non hanno fatto certo salti di gioia e si sono chiuse nella stanza», conferma il procuratore di Sulmona. Che però tiene a precisare: «Quello che dicono le bambine non ha un significato dal punto di vista giuridico. Avremo modo di verificare come si sia sviluppata questa predilezione nei confronti dell’uno o dell’altro genitore».

 

[…]  Domenica sera il procuratore ha voluto coordinare personalmente il blitz nell’appartamento. Poi, nel cuore della notte, ha fatto aprire gli uffici della Procura e ha messo alle strette i principali sospettati. Dopo alcune ore sono scattati i fermi per la mamma Valentina D., il suo compagno Vincenzo E. e il nonno delle ragazzine, Marco D. Sono accusati di sequestro di persona in concorso.

SARAH E ALYSIA, LE DUE RAGAZZE SCOMPARSE A LAQUILA

 

Avrebbero organizzato per tempo la fuga. E le ragioni sono quelle che si sospettavano sin dal primo momento. La madre non accettava l’idea che potessero tornare con il padre dopo la sentenza dei giudici di Cassino che avevano restituito la responsabilità genitoriale all’ex marito ma non a lei. Entrambi ne erano stati privati dopo la burrascosa separazione e per le bambine era cominciata la trafila da una casa famiglia all’altra. Fino a quella di Civitella Alfedena, in Abruzzo, dalla quale sono sparite nella notte tra il 6 e il 7 giugno scorso.

 

[…] Ma i tre fermati non avrebbero fatto tutto da soli. «Risulta che le due minori non si sarebbero allontanate volontariamente dalla struttura di Civitella Alfedena —si legge nel decreto di fermo — , ma che dovrebbero essere state prelevate in piazza del Plebiscito, in tarda notte, da soggetti al momento sconosciuti e per finalità in corso di accertamento». La svolta nelle indagini è arrivata proprio grazie all’analisi del traffico di una decina di Sim clandestine attivate alcuni giorni prima della fuga e intestate a cittadini stranieri.

 

Fermaglio ritrovato Sarah e Alysia sorella scomparse

[…] Il cerchio è stato poi chiuso «dopo una videochiamata della mamma al numero di telefono intestato a un pakistano, facente parte del gruppo di schede clandestinamente attivate un paio di giorni prima della scomparsa». Scheda che era stata caricata nel telefono della figlia.

 

A tradire la donna sarebbe stata proprio l’ossessione per il controllo. «Tra i suoi tanti difetti — afferma il procuratore — c’era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie».

 

Ma dal decreto di fermo emerge che «sono ancora disponibili sette delle dieci schede abusivamente acquistate dagli indagati a riprova di una probabile fuga, portando con sé le bambine».

 

Forse quello di Formia era solo un rifugio provvisorio e i fermati progettavano di spostare le bambine altrove.