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SULLA PACE IN UCRAINA SIAMO AL GIORNO DELLA MARMOTTA – ALL’INDOMANI DEL TRILATERALE DI ABU DHABI, LA RUSSIA CONTINUA A FARE MURO SULLA FINE DELL’”OPERAZIONE MILITARE SPECIALE”, CHIEDENDO IL RITIRO COMPLETO DELLE FORZE DI KIEV DAL DONBASS – IL PORTAVOCE DI PUTIN, DMITRY PESKOV, ATTACCA L’UNIONE EUROPEA: “È INCOMPETENTE, NON DISCUTEREMO MAI CON KAJA KALLAS”, POI CRITICA LA POLITICA ESTERA DI TRUMP, ACCUSANDO IL TYCOON DI IMPORRE LA PROPRIA VOLONTÀ CON LA FORZA (IL BUE CHE DICE CORNUTO ALL’ASINO!)
Estratto dell’articolo di Giovanni Pigni per “la Stampa”
TRILATERALE USA-RUSSIA-UCRAINA AD ABU DHABI
Malgrado le indiscrezioni sui "progressi" raggiunti e persino su un possibile incontro non lontano tra Putin e Zelensky, il Cremlino resta cauto all'indomani del trilaterale di Abu Dhabi.
«Un percorso lento»: così ieri il portavoce del leader russo, Dmitry Peskov, ha commentato l'andamento dei negoziati in un'intervista al canale Rossiya-1, sottolineando la questione più difficile da risolvere per porre fine al conflitto: […] il ritiro completo delle forze ucraine dal Donbas, ovvero dalle porzioni degli oblast di Donetsk e Lugansk che l'esercito russo non ha ancora conquistato.
Su questo punto, come ha ribadito Peskov, sarebbe stata raggiunta un'intesa con Trump durante il vertice di Anchorage dello scorso agosto e ora, ha sottolineato, «è necessario attuarla». Peskov ha colto anche l'occasione per escludere una possibile partecipazione dell'Unione Europea alle trattative, accusandone la dirigenza di «incompetenza», in particolare l'Alta rappresentante per la politica estera dell'UE, Kaja Kallas. «Né noi discuteremo mai nulla con lei, né gli americani discuteranno nulla con lei. È evidente». […]
Commentando il recente scontro tra Donald Trump e i suoi alleati europei sulla Groenlandia, Peskov ha criticato i metodi del presidente statunitense in politica estera, definendoli […] come il tentativo di «piegare qualcuno sulle ginocchia», ovvero imporre la propria volontà con la forza. Un approccio che, ha sottolineato, «non corrisponde all'approccio multipolare» rivendicato dalla Russia.
«Chi viene piegato continuerà a essere piegato. L'importante, per noi, è non farlo», ha concluso Peskov, lasciando intendere che Mosca non intende arretrare sugli obiettivi della cosiddetta "operazione militare speciale", e che è disposta a raggiungerli con la forza delle armi se necessario.
Anche Kyiv, sul nodo del Donbas, resta per il momento irremovibile, come ha lasciato intendere ieri lo stesso Zelensky durante una conferenza stampa a Vilnius: «Tutti conoscono la nostra posizione. Combattiamo per il nostro Paese, per ciò che è nostro».
Secondo fonti del New York Times, nel tentativo di trovare un compromesso, ad Abu Dhabi si sarebbe discusso della creazione di una zona demilitarizzata presidiata da truppe di Paesi "neutrali". Mosca avrebbe infatti nuovamente respinto l'ipotesi di un dispiegamento di forze dei Paesi Nato in Ucraina, da sempre considerata una linea rossa dal Cremlino.
RUSTEM UMEROV - KYRILO BUDANOV - VOLODYMYR ZELENSKY - DONALD TRUMP
Al di là della questione territoriale, in seguito agli ultimi colloqui «le questioni problematiche sono diventate di meno», ha affermato Zelensky. In particolare, il documento sulle garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti sarebbe «pronto al 100%», restando solo da definire luogo e data della firma. La seconda parte delle garanzie di sicurezza consisterebbe nell'ammissione dell'Ucraina nell'Unione Europea, la cui data concreta Zelensky ha dichiarato di voler includere nell'accordo finale. […]
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