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PARADOSSI ITALIANI: IL TURISMO VOLA, MA CHI CI LAVORA FA LA FAME – LE OLTRE DUE MILIONI DI PERSONE IMPIEGATE NEL SETTORE DEL TURISMO GUADAGNANO IN MEDIA MENO DELLA METÀ DEI DIPENDENTI PRIVATI E CIRCA IL 45% HA UN REDDITO SOTTO LA SOGLIA DI POVERTÀ – IL TUTTO MENTRE GLI OCCUPATI AUMENTANO, E ANCHE LE PRESENZE DEI TURISTI – A PESARE SONO SOPRATTUTO I CONTRATTI PART-TIME INVOLONTARI, GLI IMPIEGHI PRECARI E IL LAVORO IRREGOLARE, CON ORE LAVORATE MA NON DICHIARATE, STRAORDINARI NON PAGATI E CONTRATTI NAZIONALI RINNOVATI CON ANNI DI RITARDO…

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Estratto dell’articolo di Valentina Conte per “la Repubblica”

 

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[…] Il turismo italiano vola, i salari no. L'anno scorso il settore ha registrato numeri da record: 477 milioni di presenze, oltre 57 miliardi di euro di spesa dei visitatori stranieri e un avanzo della bilancia turistica di quasi 23 miliardi.

 

[…] Ma i due milioni di lavoratori che alimentano questa crescita guadagnano in media meno della metà della retribuzione dei dipendenti privati italiani. È da questo paradosso che parte lo studio della Filcams Cgil: «L'Italia va in ferie. Chi la tiene aperta vive con 11mila euro all'anno».

 

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Nel settore terziario – che oltre al turismo comprende il commercio e i servizi – lavorano circa 10 milioni di persone. Secondo la Filcams, quasi la metà, il 45% ha un reddito da lavoro sotto la soglia della povertà. Nel solo turismo la quota sale a circa sette su dieci. Qui tra il 2019 e il 2024 gli occupati sono aumentati del 13%, meno soltanto che nelle costruzioni (+37%) meglio di trasporti (+9,5%), commercio (+8,9%) e industria (+4%).

 

Oggi il turismo impiega 2,06 milioni di persone […] Eppure la retribuzione media si ferma a 62 euro al giorno, contro i 90 del commercio, i 99 dell'intera economia e i 119 dell'industria. Nei pubblici esercizi scende addirittura a 56 euro. Anche all'interno del comparto il divario è netto: negli alberghi la retribuzione media annua sfiora i 14mila euro, nelle agenzie di viaggio supera i 21mila, mentre bar e ristoranti precipitano a 10.412 euro.

 

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[…] A comprimere i redditi è soprattutto il part-time. Nel turismo riguarda il 58% dei rapporti di lavoro, contro il 33% della media nazionale. Nella ristorazione arriva al 66%. Ma il tempo parziale non è più soltanto il contratto dei lavoratori stagionali. È ormai una caratteristica anche del lavoro stabile: interessa il 70% delle donne assunte a tempo indeterminato e oltre la metà degli uomini. Un contratto fisso, insomma, non mette più al riparo dal lavoro povero.

 

Per la Filcams, nel 70% dei casi il part-time è involontario. Perché così tanto lavoro povero nel turismo? «Non si tratta di un'anomalia di sistema, ma della sua logica interiore», osserva il segretario generale della Filcams, Fabrizio Russo. «È una degenerazione cominciata negli anni Novanta», con la proliferazione di part-time, lavoro somministrato, a chiamata, stagionale, a tempo determinato e staff leasing.

 

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«Non c'è nessun altro settore in cui ci sia una presenza così ampia di tipologie contrattuali precarie». I contratti pirata, precisa, «incidono per il 5-10%», ma non sono il cuore del problema. C'è molto sommerso, lavoro nero e grigio.

 

«I dati ufficiali riescono a ricostruire soltanto una parte del fenomeno. C'è una parte consistente di lavoro irregolare che si affianca al lavoro formalmente regolare». La vera patologia, spiega, è «l'applicazione fittizia del contratto»: nel turismo l'80-90% delle irregolarità riguarda il lavoro grigio, con poche ore dichiarate e il resto lavorato fuori busta, straordinari non pagati, sotto inquadramenti, ferie e permessi negati.

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Nel resto del terziario le irregolarità interessano comunque il 60-70% dei casi. «Si può avere un contratto part-time da 12, 16 o 20 ore e lavorarne il doppio, se non il triplo». Negli appalti, aggiunge, si lavora spesso «quattro, sei, otto ore alla settimana» e, per avvicinarsi a un tempo pieno, bisogna sommare «due o tre contratti».

 

A questo si aggiungono contratti nazionali «rinnovati anche quattro, cinque, sei, fino a otto anni dopo la scadenza», che comprimono ulteriormente i salari. Senza pensare poi che nello stesso comparto del turismo esistono 6-7 contratti "giusti" firmati da Cgil, Cisl e Uil con i datori più importanti. Ma il lavoro povero dilaga.

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