DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO…
COSA HA SPINTO UN 13ENNE A FERIRE CON UN COLTELLO DA "RAMBO" LA SUA PROFESSORESSA DI FRANCESE? - ALLA BASE DELL'AGGRESSIONE, AVVENUTA IN UNA SCUOLA DELLA PROVINCIA DI BERGAMO, C'E' LA RABBIA DEL RAGAZZINO PER AVER RICEVUTO UN VOTO PIÙ BASSO DI QUELLO CHE ERA CONVINTO DI MERITARE. E POI UNA LITE CON UN COMPAGNO DI CLASSE, CON LA PROF CHE HA DIFESO L’ALTRO E NON LUI - IL RAGAZZINO E' USCITO DI CASA DELLA MADRE (I GENITORI SONO SEPARATI) INDOSSANDO UNA MAGLIETTA CON SCRITTO "VENDETTA". IN MANO AVEVA UN COLTELLO E HA TRASMESSO IN DIRETTA TELEGRAM L'AGGRESSIONE - NELLA SUA CAMERETTA È STATO TROVATO DEL MATERIALE ESPLOSIVO: SU TIKTOK, IL GIOVANE SEGUIVA DEI VIDEO TUTORIAL PER PROVARE AD ASSEMBLARE UNA BOMBA - IL 13ENNE NON È IMPUTABILE A CAUSA DELLA SUA ETA', MA E' STATO PORTATO IN UNA COMUNITA'...
1 - A 13 ANNI ACCOLTELLA LA PROF A SCUOLA L'AGGUATO IN DIRETTA SU TELEGRAM
Estratto dell'articolo di Giuliana Ubbiali per il "Corriere della Sera"
La campanella è appena suonata. C’è un ragazzino di terza media che entra nella sua scuola assieme a tutti gli altri. Ma non è come tutti gli altri. Non stavolta. In tasca ha un coltellaccio, nello zaino una scacciacani, addosso una t-shirt con la scritta «Vendetta» e nella testa pessime intenzioni.
Il suo telefonino è acceso in modalità registrazione e tutto quello che farà, da questo momento in poi, sarà trasmesso su un canale Telegram privato. Il concetto è: adesso vedrete di cosa sono capace.
Il ragazzino tira dritto verso il suo obiettivo: la professoressa di francese. La sorprende alle spalle, in corridoio, e la colpisce con una prima coltellata al collo. Lei si volta e lui la colpisce ancora, all’addome. Ecco di cosa è capace. Uccidere, o almeno provarci. A 13 anni.
La prof si chiama Chiara, ha 57 anni, e anche se la prognosi è ancora riservata, i medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo — che l’hanno ricoverata in terapia intensiva — dicono che non è in pericolo di vita. Non lo è grazie al fatto che sull’elicottero che è venuto a prenderla c’erano strumenti e sacche di sangue per consentire la trasfusione immediata. [...]
Ma torniamo al fatto, alla scuola (siamo in provincia di Bergamo). Il ragazzino ha appena trasmesso l’aggressione ai suoi spettatori di Telegram. La professoressa è per terra, nel sangue, e lui scappa via davanti ai pochi compagni di scuola che hanno assistito alla scena, sbigottiti.
Prima che lui si allontani alcuni dei ragazzini hanno la prontezza di correre nelle aule e chiudere la porta. Si barricano dentro, banchi contro l’ingresso, per la paura di diventare a loro volta bersagli di quel ragazzetto con il coltello in mano. Che intanto prova a imboccare l’uscita ma trova sulla sua rotta un’altra prof che gli sbarra la strada, lo fa cadere e riesce a bloccarlo con l’aiuto di due collaboratori scolastici.
Il resto di questa storia è la ricostruzione scritta dai carabinieri del Comando provinciale di Bergamo, che hanno lavorato fino a notte per mettere assieme la relazione per la procura dei minori di Brescia. Il ragazzino non è imputabile ma per lui è stato deciso il trasferimento in una comunità per minorenni.
Nella relazione si prova a tracciare anche il movente, ammesso che possa esserci un motivo per avere — a 13 anni — un tale livore verso una professoressa. Sarebbero due gli episodi recenti che lui stesso ha raccontato davanti a quella domanda: perché? Il primo: un voto più basso di quello che lui era convinto di meritare; circostanza vissuta come una profonda ingiustizia. E poi una lite con un compagno di classe, con la prof che ha difeso l’altro e non lui che, evidentemente, si è sentito umiliato da quella situazione. Roba di poco conto, ma vissuta come un affronto grandissimo.
Tutti i suoi compagni ripetono che il suo astio per «quella di francese» era evidente e non recente, quindi ci saranno stati molto più di quei due episodi nella sua premeditazione e in quel desiderio di vendetta esibita sulla maglietta e via Telegram.
Un desiderio per il quale forse aveva immaginato uno scenario più grande, perché a casa di sua madre i carabinieri hanno trovato (su sua indicazione) materiale esplosivo da assemblare, non è chiaro a quale scopo. Per scongiurare il rischio che ne avesse portato anche a scuola sono state necessarie le unità cinofile.
Quando l’hanno portato in presidenza, mentre in tutta la scuola era allarme generale, lui è scoppiato a piangere. Così raccontano i suoi compagni di classe; che giurano in coro: «Mai lo avremmo pensato capace di una cosa del genere».
Quel ragazzino un po’ timido, mai eccessivo, anonimo, coltivava la sua vendetta sulle chat di Telegram, quasi certamente con sconosciuti, lontano dalle amicizie della scuola. Chi erano gli utenti in linea mentre lui colpiva la professoressa? Sono stati loro a istigarlo perché facesse quello che ha fatto? [...]
2 - ACCOLTELLATA A SCUOLA
Estratto dell'articolo di Andrea Siravo per “la Stampa”
[...] Il loro compagno della 3A covava rancore verso la professoressa di francese, Chiara Mocchi. Un sentimento di odio che lo spinge ad arrivare ieri mattina a scuola armato di un grosso coltello da combattimento "tipo Rambo" e di usarlo contro la docente. Colpita in corridoio quando non era ancora suonata la campanella della prima ora di lezione. Punta al collo e al torace prima di essere bloccato da un altro professore e da due collaboratrici scolastiche.
[...] Riteneva di aver subito un'altra presunta ingiustizia, quando qualche giorno dopo, l'insegnante di 57 anni aveva preso le parti di un altro ragazzo e non le sue dopo una lite in classe. Episodi che capitano a decine di migliaia di ragazzi ogni giorno. Il tredicenne ha scelto la peggior strada possibile per vedersi riconosciute le proprie ragioni. Quella della violenza.
[...] Nello zaino nasconde il coltellaccio e una pistola scacciacani. Pare che non abbia anticipato con nessun altro amico il piano. Lo decide di fare solo pochi minuti prima di agire. [...] «L'ho visto colpire alla gola la professoressa», racconta uno studente mentre mima il gesto. Quando ha visto il coltello è scappato per la paura. Chi era già in classe sente solo delle grida di dolore.
«Pensavo che qualcuno fosse caduto. Solo quando la nostra professoressa di religione è rientrata con i pantaloni sporchi di sangue abbiamo capito che era successo qualcosa di grave». Sono i colleghi della cinquantasettenne i primi ad accorrere.
[...] Di Chiara Mocchi tutti parlano bene. Sia i genitori che gli studenti. «Dire che è brava è riduttivo», racconta un papà. «È rigida come deve essere un'insegnante. La si ama con il tempo, ma alla fine la si ama», dice un'altra mamma. Un ex suo studente, oggi al liceo, le riconosce il merito di conoscere bene il francese. «Chiedeva tanto ma se lo so, è grazie a lei». Non è l'unico a pensarla così.
Appassionata della lingua organizzava di tasca sua anche l'Expolangue Française, una piccola mostra allestita per la settimana internazionale della lingua francese. Giusto lo scorso venerdì era passata da un negozio di magliette personalizzate in centro a Trescore a ritirare gli adesivi dell'iniziativa da attaccare sulle magliette degli studenti partecipanti alla prossima edizione. Non c'è solo la scuola nella vita della docente. È anche una poetessa, e un autrice di saggi. Al suo esordio nel 1995, ha vinto il primo premio del concorso di Poesia giovane del gruppo artistico Fara-Stabile di Bergamo.
[...] All'aggressione di per sé già gravissima si è aggiunto anche il ritrovamento di componenti chimici, già trattati, che combinati possono essere usati per un ordigno esplosivo ad alto potenziale. Questo materiale sarebbe stato oggetto di video-tutorial pubblicati dal ragazzo su TikTok. Nell'ambito di un procedimento civile verranno approfonditi anche gli aspetti psicosociali e l'ambiente familiare del ragazzo. [...] La domanda a cui dare una risposta è sempre la stessa: «I genitori non si sono accorti di nulla?
3 – QUEL RAGAZZINO TIMIDO E INQUIETO
Estratto dell'articolo di Niccolò Zancan Per “la Stampa”
INSEGNANTE ACCOLTELLATA A BERGAMO
[...] Se questa storia fosse successa in un college americano dalle parti di Boston, forse nessuno avrebbe avuto niente di che stupirsi. Ma il fatto è che siamo nella bassa Bergamasca, nel comune più grande della Valle Cavallina, diecimila abitanti, un posto di fatica, di silenzi duri, di terme e di parchi. Un posto che ci lascia di fronte a qualcosa che non sappiamo catalogare, perché non era mai successo. Che tipo è il ragazzino? «Timido». «Normale».
«Niente parrocchia, non gioca a calcio e neppure a rugby». «È un tipo ok, simpatico». «Era un mio amico, ora non più». «Uno divertente». Prima dell'aggressione c'erano state delle litigate, altri gesti di violenza? «Mai». «Zero». «Niente».
Altri ragazzini, davanti alla stessa scuola, cercano le parole che mancano per definire l'accaduto. Escono dall'istituto alle due di pomeriggio, quando si sa che una trasfusione provvidenziale, durante il volo in elicottero verso l'ospedale, ha salvato la vita alla professoressa. «Era ferita anche alle mani», dice uno. «Si è difesa». «Io ero in classe quando ho sentito urlare: "state dentro, state dentro!"».
adolescenti armati di coltello 5
Se a gennaio, in una scuola di La Spezia, l'uso di un coltello aveva tolto la vita allo studente diciannovenne Abanoub Youssef, adesso qui è stato solo per una coincidenza fortunata se non stiamo piangendo l'insegnante di francese che tutti stimavano. «Una professoressa severa, ma giusta», dicono gli ex allievi. «Una che se non hai i fazzoletti e ti soffi il naso con le mani, ti manda a lavare la faccia in bagno e ti mette una nota».
«Sì, pretendeva che uno si portasse i fazzoletti da casa». «Una volta mi ha dato una nota perché ho fatto i compiti con la matita, invece che con la penna». «Ma è con la Mocchi che abbiamo fatto i progetti migliori».
Il ragazzino prima ha preso un brutto voto. E poi, il giorno dopo, durante una litigata con un suo compagno, è stato rimproverato dalla professoressa di francese. E cioè: è successa la cosa più banale e più educativa che possa succedere in una scuola. Eppure, «vendetta».
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Chi è il ragazzino con il coltellaccio? «Non abbiamo mai avuto segnalazioni su di lui», è l'unica frase che concede la procuratrice per i minorenni Giuliana Tondina. È, ovviamente, un caso di rara delicatezza, stiamo parlando di un ragazzino che non è ancora imputabile penalmente. Ma tutto verrà fatto nelle indagini per capire se ci possano essere stati, se non proprio degli ispiratori, magari dei sodali.
Questa è la frase che un compagno di scuola pronuncia con leggerezza: «Magari qualcuno gliel'ha chiesto». Cosa? «Magari qualcuno gli ha detto: "vediamo se sei capace"». Chi erano gli spettatori sul gruppo Telegram? «Erano miei amici», avrebbe risposto il ragazzino agli investigatori. Figlio di genitori separati.
[...] «Non sapeva stare fermo», dice un suo compagno. «È uno di quelli che si muovono in continuazione». Ma sempre di lui, dicono anche: «Timido. Non aveva neppure Instagram». Cosa sia quella rabbia covata e poi portata, con premeditazione, a compimento è il grande mistero di questa storia. Alcuni compagni di scuola del ragazzino non sono ancora entrati nell'età della pubertà, assomigliano più a bambini che ad adolescenti. È questo il contesto.
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A casa - a casa della madre, dove il ragazzino passa più tempo - è stato sequestrato del materiale «potenzialmente pericoloso». La definizione degli investigatori è vaga, ma sarebbero degli intrugli chimici, che potevano combinarsi in una miscela esplosiva. [...]
4 - LA SCRITTA «VENDETTA» SOPRA LA T-SHIRT, LA PISTOLA SCACCIACANI QUEL RANCORE COVATO PER UN VOTO BASSO
Estratto dell'articolo di Giuliana Ubbiali per il “Corriere della Sera”
[...] Anche perché, mentre la professoressa era sotto i ferri all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, e a scuola c’era ancora via vai di carabinieri, genitori e giornalisti, i militari del comando provinciale sono stati alle prese con un altro capitolo di questa inquietante storia. Sono le 13, quando vanno a casa della mamma del tredicenne. Arrivano in forze, con anche gli ufficiali e i colleghi artificieri, che infilano l’automobile nel cortile di un condominio.
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Ce li ha mandati lui, dopo aver ammesso subito cosa aveva combinato e risposto alle domande. Ha aggiunto che cosa nascondeva, a casa: esplosivo, forse. I carabinieri escono dall’abitazione un’ora dopo con due trolley e uno scatolone. Non hanno trovato ordigni confezionati, ma materiale con il quale è possibile fabbricarne di rudimentali.
Tutta roba che si può comprare su Internet e assemblare con dei tutorial, anche quelli facilmente consultabili. È sotto analisi, per accertare se e quanto fosse davvero pericolosa. Una parte è stata portata in una cava della zona, per verificare se potesse esplodere.
Al momento, sui dettagli viene mantenuto il riserbo. Di sicuro il sequestro ha allarmato i carabinieri su possibili ulteriori intenzioni del ragazzino. Sono tornati a scuola con l’unità cinofila antiesplosivo, per verificare che non fosse stato piazzato qualche marchingegno esplosivo. Aule e corridoio sono stati perlustrati e, come si dice in gergo, bonificati senza trovare nulla. [...]
5 - DA PICCOLO CHIMICO A RAMBO PER I BRUTTI VOTI "UN ARSENALE IN CAMERA"
Estratto dell'articolo di Paolo Berizzi per “la Repubblica”
adolescenti armati di coltello 1
L'attacco filmato e trasmesso in streaming su Telegram, ovvero la stessa inquietante platealità dei terroristi dell'Isis, di Brenton Tarrant lo stragista di Christchurch, di Ezekiel Kelly il "lupo solitario" di Memphis. Però qui bisogna immaginarsi un ragazzino tredicenne, il volto imberbe da angioletto senza macchia. Che per assurgere a spietato vendicatore delle sue ossessioni - un pugno di voti insufficienti e piccole beghe tra compagni - si trasforma in una specie di soldato di Call of Duty in missione a scuola.
Giorgio, lo chiameremo così, con un nome di fantasia. Un po' Rambo, un po' piccolo chimico, un po' cow boy che esce di casa e si incammina a piedi come si va in guerra. La maglietta con scritto "vendetta" che se non fossimo di fronte a un tentato omicidio lo renderebbe quasi grottesco; i pantaloni mimetici e l'imbragatura per pistola tipo softair (le tattiche militari simulate); lo zaino con dentro una pistola scacciacani. [...]
«Non pensavamo di trovare questa roba a casa di un adolescente, poco più di un bambino. In un contesto diciamo non sospetto, o comunque disallineato rispetto a certe realtà», ragiona un uomo vicino alle indagini sull'aggressione a coltellate alla "Leonardo da Vinci" di Trescore Balneario. Ma tant'è.
Per capire chi è o chi credeva di essere il tredicenne che ha colpito con almeno quattro fendenti la sua insegnante di francese, è utile ingrandire un passaggio del comunicato diffuso ieri mattina dai carabinieri del Comando provinciale di Bergamo (il contenuto è stato condiviso dal comandante del reparto operativo Riccardo Ponzone).
«Il movente non è riconducibile a finalità terroristiche», è scritto verso la fine della nota. Una precisazione - quel riferimento per escludere «finalità terroristiche» - che, sulle prime, sarebbe potuta apparire eccessivamente scrupolosa. Ma gli investigatori dell'Arma avevano già iniziato le perquisizioni nella casa di Trescore Balneario dove l'adolescente abita con la madre. E avevano già sequestrato quei reagenti chimici (poi affidati agli artificieri) ritenuti utili a assemblare piccoli ordigni rudimentali.
Dopodiché dalle prime verifiche sul cellulare di Giorgio è emerso il "prima". Le ore trascorse a cercare informazioni su esplosivi e "bombette". I video – con ambizioni da tutorial – caricati su Tik Tok. La passione "in erba" per le armi, non solo bianche. Era il lato oscuro di un ragazzino descritto come "vivace", in questi casi si va di eufemismi.
[...] Al piccolo chimico piaceva "fare brutto", "smattare" un po'. A scuola, nella terza, non era ascrivibile al gruppo dei più tranquilli. Ma le coltellate alla prof no, quelle nessuno poteva immaginarle. I carabinieri ieri hanno interrogato Giorgio per sette ore.
Forse si sono trovati davanti un adolescente che si credeva algoritmo di sé stesso. Un nativo digitale che sul web compulsava tra manuali per militari e giochi elettronici ad alto tasso di morti per finta. Adesso Giorgio andrà in una comunità, probabilmente lontano dal suo cellulare.
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