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"PROVAMMO A SCONGELARE IL CUORE CON ACQUA FREDDA, POI TIEPIDA, INFINE CALDA" (MANCAVA SOLO UN GIRO NEL FORNO A MICROONDE) - LA TESTIMONIANZA DI TRE INFERMIERI PRESENTI NELLA SALA OPERATORIA DEL "MONALDI" DI NAPOLI. L'ORGANO ERA COMPLETAMENTE CONGELATO A CAUSA DEL GHIACCIO SECCO MESSO NEL BOX IN CUI È STATO TRASPORTATO. IL CUORE, PERO', E' STATO IMPIANTATO LO STESSO, DATO CHE L'INTERVENTO CHIRURGICO NON LASCIAVA ALTRA SCELTA - RIMANE IL MISTERO SU CHI HA INSERITO IL GHIACCIO SECCO NEL BOX - LO SCONTRO IN SALA OPERATORIA TRA I MEDICI DI NAPOLI, CHE DOVEVANO PRENDERE IL CUORE, E QUELLI DI INNSBRUCK, CHE DOVEVANO ESPIANTARE FEGATO E RENI...
1 - 'PROVAMMO A SCONGELARE IL CUORE CON ACQUA FREDDA, TIEPIDA E CALDA'
DOMENICO - IL BAMBINO DI DUE ANNI A CUI E' STATO TRAPIANTATO UN CUORE BRUCIATO
(ANSA) - NAPOLI, 26 FEB - "Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda". Agli atti degli inquirenti che indagano sulla morte di Domenico, il bimbo deceduto al Monaldi dopo il trapianto di un cuore danneggiato, come riporta la Repubblica, la testimonianza raccolta dai pm di tre infermieri presenti in sala operatoria all'arrivo del cuore da Bolzano.
Il cestello venne estratto, dentro c'era il cuore trasformato in un pezzo di ghiaccio. Di qui i tentativi disperati degli operatori sanitari. Poi la decisione del cardiochirurgo Guido Oppido, per lui inevitabile, "per assenza di alternative" di trapiantare comunque il cuore a Domenico che sarebbe morto due mesi dopo. Le testimonianze dei tre infermieri aprono un altro squarcio sulle drammatiche fasi di quel pomeriggio del 23 dicembre scorso.
2 - DOMENICO, LITE TRA ÉQUIPE A BOLZANO PER INDAGARE ARRIVANO GLI ISPETTORI
Estratto dell'articolo di Michele Bocci per "la Repubblica"
BOX IN CUI E' STATO TRASPORTATO IL CUORE INNESTATO AL PICCOLO DOMENICO
Si trova al piano terra, nell'ala ancora da ristrutturare dell'ospedale di Bolzano. Dal "contenitore isotermico da ghiaccio secco", un grosso scatolone con ruote e chiusure di acciaio che può sopportare bassissime temperature, sarebbe uscita la sostanza usata nel recipiente per il trasporto del cuore. Un errore madornale, visto che l'organo doveva essere conservato a circa 4 gradi e il ghiaccio secco invece arriva a — 80. Chi l'ha commesso, però, non è ancora chiaro.
Saranno le indagini della procura di Napoli, e l'ispezione del ministero alla Salute e del Centro nazionale trapianti, a dire chi è il responsabile dello sbaglio. I professionisti di Bolzano e quelli di Napoli avrebbero parlato chiaramente di quale tipo di ghiaccio usare, prima che fosse scelto quello secco.
Gli ispettori sono arrivati ieri pomeriggio a Bolzano, per parlare con il personale che era in sala operatoria e con la direzione e leggere i documenti dove è stato registrato quanto successo la mattina del 23 dicembre. Intanto i Nas hanno parlato con i membri dell'équipe di Innsbruck, che hanno prelevato reni e fegato mentre i colleghi di Napoli si occupavano del cuore.
COME SI TRASPORTA UN CUORE PER UN TRAPIANTO
Ci sono stati però problemi durante gli interventi contemporanei, come segnalato dalla Provincia dell'Alto Adige al ministero nella sua relazione della scorsa settimana. Addirittura, si viene a sapere adesso, ci sarebbero state discussioni abbastanza accese, con gli svizzeri che avrebbero accusato gli italiani di non essere intervenuti nel modo corretto.
Il contenitore del ghiaccio secco si trova vicino a una finestra, e sul muro accanto, ci sono dei cartelli per segnalare il pericolo. Non è escluso che siano stati messi negli ultimi giorni, dopo quello che è accaduto. In effetti, il materiale va maneggiato con cura, usando delle protezioni perché può essere ustionante. Il frigo è custodito nell'Officina ospedaliera di Bolzano, cioè uno dei servizi sul quale i Nas hanno chiesto informazioni all'azienda sanitaria dell'Alto Adige. [...]
La ricostruzione è che potrebbe essere stato quell'operatore ad andare a prendere il ghiaccio in Officina, su richiesta di chi era in sala, e a consegnarlo a un infermiere, che poi lo ha messo nel contenitore del cuore. Già nei giorni scorsi da Bolzano hanno raccontato che quel professionista aveva chiesto ai medici arrivati dal Monaldi, addirittura un paio di volte, se la sostanza andasse bene.
Del resto, come previsto da tutti i protocolli, è l'équipe che parte dalla struttura dove si trova il paziente in attesa del trapianto la responsabile del trasporto, oltre che del prelievo. Tra l'altro toccherebbe sempre allo stesso gruppo assicurarsi di partire dal proprio ospedale con una quantità di ghiaccio sufficiente a mantenere la temperatura giusta, anche se può capitare che si chieda ai colleghi di averne un po' in aggiunta.
Nell'audit del Monaldi, Vincenzo Pagano, il medico andato a Bolzano insieme a Gabriella Farina, dice che «uno dei membri di sala operatoria ha versato nel contenitore da un altro recipiente ciò che sembrava normale ghiaccio tritato mentre eravamo ancora bardati». Farina invece ha scritto: «Chiedevo al personale di sala di aprire il contenitore termico, in cui ho posizionato il secchiello e chiedevo di integrare il ghiaccio mancante fino alla copertura completa del contenitore con il cuore espiantato». [...]
3 - UN’OPERATRICE PORTÒ IL GHIACCIO SECCO LA LITE TRA CHIRURGHI: «MA CHE FAI?»
Estratto dell'articolo di Dario Sautto per il “Corriere della Sera”
Il 23 dicembre, nella sala operatoria del San Maurizio di Bolzano, dove è stato espiantato il cuore destinato a Domenico, il bimbo di due anni morto 60 giorni di coma farmacologico dopo il trapianto, non era presente solo l’équipe del Monaldi di Napoli. C’erano anche i colleghi di Innsbruck, che si sono occupati dell’espianto di altri organi dal donatore. Sarebbero stati loro ad accorgersi che qualcosa non andava: della massiva congestione di fegato e cuore, avvenuta mentre stava operando il team campano.
«Ma cosa fate?», avrebbe chiesto il chirurgo austriaco, prima di prendere in mano la situazione con un intervento correttivo d’urgenza. Che ci fossero stati momenti di forte tensione, era emerso anche dalla relazione che il direttore del dipartimento Prevenzione sanitaria e salute della provincia di Bolzano, Michael Mayr, aveva inviato al ministero della Salute il 18 febbraio.
E nei giorni scorsi lo hanno confermato anche i medici austriaci, sentiti dai carabinieri dei Nas di Trento al confine di Stato, nell’ambito dell’indagine, per omicidio colposo, della Procura di Napoli. Sono sette, per il momento, gli indagati, tutti del Monaldi. Tra loro Guido Oppido, primario dell’unità di cardiochirurgia chirurgica pediatrica e responsabile dei trapianti pediatrici, Gabriella Farina, la cardiochirurga responsabile del programma di prelievo del cuore a Bolzano, e Vincenzo Pagano, il cardiochirurgo che l’ha affiancata. L’ipotesi di reato è omicidio colposo.
il piccolo tommaso con la madre patrizia
Dall’indagine filtrano nuovi elementi. Come il fatto che il cuore, dopo l’espianto, sarebbe stato messo in un barattolo di plastica, chiesto dall’équipe napoletana e fornito dai bolzanini, così come il ghiaccio secco usato per il trasporto, richiesto tramite interfono e portato da un’operatrice socio-sanitaria.
Ghiaccio secco che avrebbe «bruciato» l’organo e che finora era stato ritenuto la principale possibile causa dei danni irreparabili provocati all’organo. Le ultime indiscrezioni, però, prestano il fianco a un’ipotesi alternativa: che il cuore possa essere stato danneggiato prima, in quei 102 minuti intercorsi tra il momento dell’incisione, avvenuto alle 9.43, e l’espianto, alle 11.25. [...]
il bimbo a cui e stato trapiantato il cuore bruciato
patrizia mercolino la mamma del bimbo a cui e stato trapiantato il cuore bruciato
macchinario ecmo - cuore artificiale
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