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PUTIN CI SPIA, E NOI COME CI DIFENDIAMO? – IL COPASIR HA DECISO DI APPROFONDIRE IL CASO DEL DRONE DI FABBRICAZIONE RUSSA CHE HA SORVOLATO IL CENTRO DI RICERCA DELLA COMMISSIONE EUROPEA ISPRA, SUL LAGO MAGGIORE – LA PROCURA DI MILANO HA CHIESTO A ENAV E AERONAUTICA MILITARE UN RISCONTRO DI QUEI SEI PASSAGGI IN CINQUE GIORNI DEL VELIVOLO NELLA NO-FLY ZONE – SECONDO GLI ESPERTI, NON NECESSARIAMENTE CHI PILOTAVA IL DRONE DOVEVA ESSERE NELLA ZONA…

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Estratto dell’articolo di Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”

 

joint research centre di ispra

ROMA Il comitato di presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza, ha deciso di approfondire il caso del drone che ha fatto scattare l’allarme spionaggio russo. Quelle ripetute violazioni della no-fly zone di Ispra, sul Lago Maggiore, del velivolo che si muoveva su frequenze utilizzate da apparecchiature di fabbricazione russa, in un’area resa sensibile dalla presenza del Jrc, Joint research centre, e dalla sede operativa del comando Nato di Olona, sono all’attenzione della Procura di Milano che ha predisposto verifiche e accertamenti.

 

alfredo mantovano al copasir - foto lapresse

In particolare ha chiesto all’Enav (Ente nazionale assistenza al volo) e all’Aeronautica militare di avere un riscontro di quei sei passaggi in cinque giorni del drone. E di eventuali altri voli sospetti, non segnalati dal Jrc. Sono stati proprio i responsabili sicurezza del Jcr, la settimana scorsa, infatti, a sporgere denuncia ai carabinieri di Varese. [...]

 

Un focus è stato acceso su persone di destra estrema che hanno dato vita in zona a manifestazioni pro Cremlino. Si rilegge un’inchiesta milanese che ha scoperto due imprenditori che si erano resi disponibili ad attività a favore dei servizi russi. E avevano compiuto un dossieraggio di un imprenditore specializzato proprio nel campo dei droni.

 

SPIONAGGIO RUSSO

[...] si ascoltano testimoni. Fra i primi i responsabili della sicurezza del centro. L’inchiesta ipotizza lo spionaggio politico o militare, aggravato dalla finalità di terrorismo con condotte di «grave danno» all’Italia, accusa punita fino all’ergastolo.

Ma gli interrogativi sono molti. Il primo: come sia stato possibile violare, ignorati e indisturbati, la no-fly zone?

 

«La difesa nazionale ha sistemi per intercettare aerei stranieri. E interviene subito nelle violazioni di no-fly zone. Molto più difficile intercettare mezzi volanti così piccoli e soprattutto a quote così basse», spiega Oliviero Barsanti, presidente emerito Anacna (Associazione nazionale controllori della navigazione aerea).

 

Al di sotto di un certo range di peso e di massa critica metallica «si rimane invisibili ai radar e la soluzione resta l’osservazione dal suolo», chiarisce. Ma chi lo pilotava doveva essere nella zona? «Non necessariamente — assicura —. Ci sono droni che hanno la capacità blos (beyond line of sight) e possono essere pilotati da operatori che si trovano ben oltre la portata visiva.

 

VLADIMIR PUTIN - DRONI MILITARI

Alcuni hanno dimensioni sufficienti per essere equipaggiati con sistemi di comunicazioni e controllo satellitari che quindi consentono operazioni a distanze incredibili. Ben oltre i confini nazionali. Non sappiamo certo se sia questo il caso, ma la tecnologia c’è».

mappa delle segnalazioni dei droni in germania