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IN STALLO DA 4 ANNI LA GUERRA ALL'UCRAINA, QUEL VOLPONE DI PUTIN PROVA A INFILARSI NEI NEGOZIATI DI PACE IN IRAN TRA STATI UNITI E TEHERAN OFFRENDOSI COME MEDIATORE E GARANTE – “MAD VLAD” HA RICEVUTO A SAN PIETROBURGO IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, PROPONENDO DI TRASFERIRE E CUSTODIRE SUL TERRITORIO RUSSO L’URANIO ARRICCHITO IRANIANO (VATTI A FIDA’) – USA E IL REGIME TEOCRATICO MANTENGONO APERTO IL CANALE NEGOZIALE, MA CON FORTE DIFFIDENZA RECIPROCA: TEHERAN PROPONE DI RIAPRIRE LO STRETTO DI HORMUZ SOLO DOPO LA FINE DEL BLOCCO NAVALE AMERICANO, RINVIANDO IL CONFRONTO SUL NUCLEARE A UN SECONDO MOMENTO. WASHINGTON PERÒ DUBITA DELLA BUONA FEDE IRANIANA E…
1 - 'TRUMP SCETTICO SULLA PROPOSTA DELL'IRAN PER HORMUZ'
donald trump - stretto di hormuz
(ANSA) - Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sono scettici sull'offerta dell'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le trattative sul nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti.
La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e probabilmente presenterà la sua risposta e le sue controproposte nei prossimi giorni. Anche se l'offerta iraniana non è stata respinta categoricamente, Trump e i suoi consiglieri sono dubbiosi sull'azione in buona fede dell'Iran e sull'intenzione di Teheran di mettere fine all'arricchimento dell'uranio e impegnarsi a non sviluppare l'arma nucleare.
2 - TEHERAN INCALZA GLI USA «LIBERIAMO HORMUZ POI PARLIAMO DI NUCLEARE»
Estratto dell’articolo di Lucia Malatesta per “Domani”
TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA BY NATANGELO
Ieri la Situation Room dove Donald Trump ha riunito i suoi / esperti per risolvere la crisi iraniana, era affollatissima. E, ha riferito in anonimo uno dei funzionari ad Axios, a Washington stanno valutando una proposta avanzata dal fronte sciita. È questa: la fine dell’assedio Usa dello Stretto di Hormuz come condizione preliminare per riaprire un negoziato sul nucleare (ed è un compromesso nato da varie anime, ora in competizione, che si contendono il potere in Iran).
LE OFFERTE DELLO ZAR
A tessere le fila di questa ipotesi fragile ora sul tavolo Usa sono stati mediatori pakistani, egiziani, turchi e qatarioti in contatto con il ministero degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ieri è stato ricevuto da Putin nella Sala Petrovsky della Biblioteca presidenziale Boris Eltsin a San Pietroburgo.
Il presidente russo ha ricevuto un messaggio dalla Guida suprema: il numero uno del Cremlino ringrazia e fa sapere che «intende proseguire le relazioni strategiche» con Teheran. Anzi: la Russia farà tutto il possibile, «nell’interesse dell’Iran e degli altri paesi della regione, per garantire la pace in Medio Oriente nel più breve tempo possibile».
[…] Mosca è disposta a trasportare, mettere in sicurezza e conservare sul suo territorio i 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60% che si trovano ora nei siti iraniani di Isfahan e Natanz, anche se ad aprile scorso – quando il Cremlino lo aveva già proposto – aveva incassato un rapido rifiuto americano.
[…] La Federazione torna al centro della scena internazionale compiacendo il fronte sciita – che interpreterebbe la misura come temporanea – e, al tempo stesso, si assicura una leva politica nei confronti di Washington nel ristagno dei negoziati ucraini. […]
Al colloquio con i russi durato due ore è seguita una nuova scarica di accuse del capo della diplomazia iraniana contro «approcci sbagliati» e «richieste eccessive» degli Stati Uniti che hanno mandato a monte i negoziati.
DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN E URANIO ARRICHITO
Anzi, impettito davanti alle difficoltà del nemico, dalla terra russa che ha lasciato senza concedere una vera speranza di riallineamento e tregua, gli statunitensi il ministro li ha anche sfidati: «L’Iran si trova di fronte alla più grande superpotenza mondiale, ma gli Stati Uniti non hanno raggiunto nemmeno uno dei loro obiettivi. Ecco perché il presidente Donald Trump chiede di negoziare e noi stiamo valutando questa opzione».
[…] Rischia di incrinarsi anche un altro fronte, litigano tra loro le monarchie del Golfo. gli Emirati pretendono una risposta più forte e decisa da vicini e alleati: «La posizione del Consiglio di cooperazione del Golfo è stata storicamente la più debole, considerando la natura dell’attacco e la minaccia che rappresentava per tutti», ha riferito il consigliere presidenziale Anwar Gargash che critica la linea della «politica di contenimento» e mediazione, giudicata ormai insufficiente nell’escalation.
La situazione non si risolve, ma evolve e nessuno degli attori esibisce moderazione. Solo sette navi, in arrivo da porti iraniani e iracheni hanno attraversato Hormuz ieri, mentre il Comando centrale degli Stati Uniti ha ordinato il dietrofront a 37 imbarcazioni dal tredici aprile, primo giorno del blocco.
Restano sospese decine di milioni di barili di greggio nel limbo liquido del canale: in un altro limbo, quello energetico, resta il mondo. La Marina statunitense promette che continuerà a «far rispettare il blocco dei porti iraniani, impedendo alle navi di entrare o uscire». […]
abbas araghchi vladimir putin
tensioni sullo stretto di hormuz tra iran e usa
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