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“MAI VISTA TANTA POVERTÀ DI LINEA EDITORIALE, MAI VISTA UNA RAI COSTRETTA A FAR RICORSO ALLE PREZIOSE TECHE PER CONTRASTARE MARIA DE FILIPPI” – IL REQUIEM DI ALDO GRASSO SUL SERVIZIO PUBBLICO: “IL PARADOSSO SPIETATO È CHE TECHETECHETE’ PALESA COME LA PROGRAMMAZIONE DELLA RAI DI OGGI SIA TUTTA RETRÒ, BASATA SUL RICATTO DELLA NOSTALGIA, SULL’INTRATTENIMENTO DA CASA DI RIPOSO, SULLA GALLERIA DELLA MEMORIA: CARLO CONTI, MARA VENIER, MILLY CARLUCCI, ALBERTO MATANO, PIERLUIGI DIACO, ELEONORA DANIELE, MONICA SETTA. FRA NON MOLTO TORNERÀ ANCHE PINO INSEGNO. SIAMO INCAPACI DI GUARDARE AVANTI…”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
Siamo ai primi di maggio e la Rai piazza Techetechete’ in due serate del sabato sera, fingendo che la «grande famiglia Rai» muoia dal desiderio di rivedere vecchi spezzoni, come si faceva con le dediche delle canzoni nelle prime «radio libere».
Mai vista tanta povertà di linea editoriale, mai vista una Rai costretta a far ricorso alle preziose Teche per contrastare Maria De Filippi.
Quand’era nato, nel luglio del 2012, Techetechete’ di Michele Bovi rappresentava una sorta di contraltare di Blob , una ricerca ideale di armonia contro l’esibizione della disarmonia, dell’incongruo, del disturbo televisivo.[…]
Come ha scritto tempo fa Andrea Minuz, Techetechete’ è «una cosa che piace a tutti, ma a me fa venire l’horror vacui. Da anni la celebrazione di Techetechete’ mi sembra una plateale, euforica ammissione di morte delle idee. Non sappiamo più darvi nulla, se non il riciclaggio, l’archeologia, la malinconia della tv del passato, il sapore di un’epoca che non tornerà mai più».
Eppure, il paradosso spietato è che Techetechete’ palesa come la programmazione della Rai di oggi sia tutta retrò, basata sul ricatto della nostalgia, sull’intrattenimento da casa di riposo, sulla galleria della memoria: Carlo Conti, Mara Venier, Milly Carlucci, Alberto Matano, Pierluigi Diaco, Eleonora Daniele, Roberta Petrelluzzi, Monica Setta. Fra non molto tornerà anche Pino Insegno… Una volta la tv era fatta meglio, su questo non ci sono dubbi, ma il discorso finisce qui.
Siamo prigionieri del ricordo, incapaci di guardare avanti; forse perché il passato è più rassicurante, più consolatorio; forse perché la nostalgia è canaglia; forse perché la televisione è una fabbrica della nostalgia. Ormai l’atto stesso di guardare la tv è uno sguardo rivolto solo all’indietro. Stiamo diventando un Paese nostalgico, sotto molti punti di vista.
aldo grasso
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