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SCAZZI, EGOMANIE, E VENDETTE: LA GUERRA LEGALE TRA ELON MUSK E SAM ALTMAN È UNO SPECCHIO PER LE ALLODOLE – AL CENTRO DELLA FAIDA IN TRIBUNALE TRA “MR. TESLA” E IL FONDATORE DI OPENAI NON C’È LA PREOCCUPAZIONE DI MUSK PER LA SVOLTA A SCOPO DI LUCRO DELL’AZIENDA DI CHATGPT, MA SOLO LA SMANIA DI PRIMEGGIARE NELLA CORSA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE – L’ESITO DEL PROCESSO RIDISEGNERÀ GLI EQUILIBRI DEL SETTORE E QUALI PERICOLI RAPPRESENTERÀ L’IA PER L’UMANITÀ – IL MILIARDARIO KETAMINICO VUOLE AZZOPPARE L’AZIENDA RIVALE, CHIEDENDO UN RISARCIMENTO DA 134 MILIARDI DI DOLLARI, LA RIMOZIONE DI ALTMAN DAL CDA E IL RITORNO ALLA STRUTTURA ORIGINALE NON-PROFIT: UN OBBLIGO CHE SAREBBE DISASTROSO PER OPENAI, VISTO CHE…
Estratto dell’articolo di Luca Ciarrocca per “Domani”
elon musk vs sam altman illustrazione by wall street journal
Un'aula di tribunale di Oakland è il luogo dove muoiono le utopie della Silicon Valley. Davanti a un giudice si consuma l'atto finale di un'epoca: la trasformazione del sogno di un'intelligenza artificiale libera e sicura in un regolamento di conti tra miliardari all'OK Corral. Da una parte Elon Musk, l'uomo più ricco del mondo, dall'altra Sam Altman e Greg Brockman, i fondatori di OpenAI.
L'Ia è nata con la promessa di altruismo e sicurezza. Ora, in tribunale, i titani californiani si accusano a vicenda di avidità, mentre i loro prodotti vengono venduti al dipartimento della Guerra Usa. La causa Musk-Altman è lo specchio di una mutazione del sistema: i tecno-oligarchi del nuovo capitalismo americano, archiviati l'idealismo libertario degli anni Novanta e le missioni per salvare gli individui dallo Stato, ora litigano su chi debba incassare i dividendi del futuro.
[…] Al giudice, Musk si definisce uno «sciocco» per aver finanziato OpenAI ai suoi albori. L'accusa: Altman e Brockman lo avrebbero manipolato per ottenere una donazione iniziale di 38 milioni di dollari destinata a una non-profit, per poi deviare l'azienda verso un modello commerciale aggressivo.
La difesa di OpenAI ribalta la narrazione. Secondo gli avvocati di Altman, Musk era pienamente consapevole del piano per creare una struttura a scopo di lucro, anzi, pretendeva il controllo unilaterale della società per integrarla nel suo impero tecnologico. Oggi OpenAI, che sta per quotarsi a Wall Street, è valutata 852 miliardi di dollari, capitalizzazione monstre raggiunta proprio grazie all'abbandono del modello iniziale benefico.
Cosa chiede Musk? Un risarcimento danni da 134 miliardi di dollari, la rimozione di Altman dal consiglio di amministrazione e il ritorno forzato alla struttura originale non-profit. Un obbligo che azzopperebbe l'azienda di ChatGpt, che ha bisogno di enormi capitali per far girare server, data center e l'intera macchina dell'intelligenza artificiale.
[…] Per molti versi, il processo è un diversivo: genera molto rumore mediatico, ma non illumina i veri nodi cruciali, ovvero chi controllerà davvero l’Ia e quali pericoli reali rappresenti per l’umanità. Il punto emergerà con più chiarezza tra due settimane, in un tribunale di Washington, dove si consumerà uno scontro legale molto più importante, perché riguarda tutte le guerre in corso — Iran, Libano, Gaza — e quelle future.
Anche qui la griglia interpretativa è simile. Sia OpenAI sia Anthropic — la startup di Dario Amodei, produttrice di Claude — erano nate con la promessa che l'intelligenza artificiale dovesse essere sviluppata mettendo la sicurezza davanti al profitto. Quel tempo è finito. Quando il Dipartimento della Guerra di Pete Hegseth ha escluso Anthropic dai fornitori perché Amodei ha detto no alla sorveglianza di massa dei cittadini e alle armi completamente autonome — missili e droni guidati dall'Ia — i concorrenti si sono fatti avanti. Google ha firmato un accordo che consente l'uso dei suoi modelli Gemini per «qualsiasi scopo governativo legittimo».
L’idealismo è morto, sostituito dalle guerre. L’intelligenza artificiale che doveva salvare l’umanità è diventata un’arma contesa tra tecno-oligarchi — per primo il potente Peter Thiel — che la vendono al Pentagono. Il “don’t be evil” di Google, il motto che aveva definito un’epoca, è una targa che giace in un angolo nel cimitero della Silicon Valley. […]
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