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Vittorio Puledda per “la Repubblica”
Magari la domanda è banale, ma ha senso che due società con procedure concorsuali in corso mettano in piedi un’offerta pubblica di scambio? Lo schema dell’offerta che l’imprenditore Antonio Percassi e lo stampatore Vittorio Farina hanno avanzato a Seat prevede infatti una ricapitalizzazione di Dmail (che attualmente in Borsa capitalizza 6 milioni) e poi un matrimonio con Seat pagine gialle, offrendo ai creditori di quest’ultima il 40% della nuova entità più 40 milioni cash.
L’offerta è rivolta ai creditori perché sono loro i veri azionisti di Seat: finora nei fatti, anche formalmente e al 99,75% se passerà il piano alternativo per il futuro di Seat, messo a punto dal cda della società e da perfezionare dopo l’assemblea dei creditori del 15 luglio, e poi con l’omologa del tribunale.
Il cda di Seat odierno convocherà le assemblee degli obbligazionisti. Ma è ovvio che parlerà dell’offerta, per poi prendere la decisione finale in un cda successivo (forse il 10 giugno): una sola infatti è la proposta che i consiglieri potranno fare ai creditori, il 15
luglio. Alcuni di loro hanno già preso carta e penna e hanno scritto alla società, al giudice fallimentare e al commissario giudiziale, dicendo che la nuova offerta non piace.
Il punto è: quanto vale il loro futuro 99,75% di Seat?
L’Ebitda ipotizzato nel piano del gruppo per il 2014 è pari a circa 30 milioni; applicando un multiplo di 6 volte, si dovrebbe concludere che Seat vale circa 180 milioni. Prendendo un’altra strada e stimando che l’intero debito oggetto di conversione in azioni (grosso modo 1,5 miliardi di valore nominale) potrebbe valere sul mercato secondario del debito una cifra intorno al 15%, si arriva invece a circa 220 milioni.
A quanto sembra il cda della Seat ha chiesto ulteriore documentazione ai due offerenti Percassi e Farina, per fare tutte le valutazioni del caso. Ma il “no” di una parte dei creditori non potrà non pesare.
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