DAGOREPORT – A COLORO CHE SI DOMANDANO ANCORA SE C’È LO ZAMPONE DELL’ORSO RUSSO DIETRO LE MOSSE DI…
SI TORNA SEMPRE AL 2016 – LA DIFFUSIONE DEI NUOVI FILE DI EPSTEIN RIDÀ SLANCIO ALLA TEORIA DEL “PIZZAGATE”: NELLE MAIL DEL FINANZIERE PEDOFILO SI CITA LA PAROLA “PIZZA” 851 VOLTE. SECONDO I COMPLOTTARI, NON SI TRATTAVA DI CIBO, MA DI BAMBINI E ABUSI SESSUALI – I COLLEGAMENTI INQUIETANTI CON LA CANZONE “YUMMY”, DI JUSTIN BIEBER, LE PROVE (CHE NON CI SONO) E IL PRECEDENTE: NEL 2016 SI DIFFUSE LA CONVINZIONE CHE HILLARY CLINTON, MOGLIE DI BILL, GRANDE AMICO DI EPSTEIN, FOSSE AL VERTICE DI UNA SETTA DI PEDOFILI, CHE TENEVA MINORENNI SEGREGATI AL RISTORANTE "COMET PING PONG" DI WASHINGTON. UN PAZZO SI PRESENTÒ ARMATO E APRÌ IL FUOCO PER “LIBERARE I BAMBINI” CHE NON C’ERANO…
The Theory of Jeffrey Epstein is absolutely wild…..!! pic.twitter.com/LFBPs9HK1E
— Concerned Citizen (@BGatesIsaPyscho) February 4, 2026
DAGOREPORT
Il caso Epstein è il paradiso dei complottisti. Sin dalla scomparsa del finanziere pedofilo, il 10 agosto 2019, si sono affastellate le teorie più disparate, giudicate assurde, incredibili, folli.
Con il rilascio degli ultimi tre milioni di documenti degli Epstein Files da parte del Dipartimento di Giustizia, però, il caso si è riaperto, e ha riattivato cellule dormienti del complotto, vecchi teoremi che credevamo defunti per sempre.
A finire nel mirino degli occhiuti complottari non sono tanto, o non solo, i nuovi nomi eccellenti o le rivelazioni dirette, quanto alcuni dettagli linguistici. Nei documenti compare centinaia di volte la parola “pizza”, insieme ad altri termini alimentari apparentemente innocui: “ice cream”, “cookies”, “pasta”, “grape soda”, “young coconuts”. Lessico tipico da catering, da jet privati e feste di lusso. Ma anche, per una parte consistente del web, lessico potenzialmente cifrato.
L’idea che Epstein e il suo entourage usassero un linguaggio in codice non nasce oggi. Già negli anni precedenti alla sua morte, le email, le agende e le note logistiche emerse nei procedimenti civili avevano alimentato l’ipotesi di una comunicazione volutamente ambigua, fatta di formule ripetitive, diminutivi, espressioni infantili.
Nei nuovi file questa impressione non scompare: colpisce la frequenza, il tono a volte eccessivamente entusiasta, quasi caricaturale con cui certi messaggi parlano di cibo. Decine, centinaia di volte. E qui si infilano i complottari: stiamo osservando un semplice archivio “logistico” di una rete di miliardari che si muove in continuazione o è un linguaggio volutamente banalizzato, che maschera ben altro?
polizia al comet ping pong pizza
Dal punto di vista strettamente giudiziario, al momento non è emersa alcuna prova di un linguaggio cifrato, né si intravedono “steli di Rosetta” in grado di decifrarlo. Nessuna email fornisce una chiave esplicita, nessuna testimonianza diretta collega in modo inequivocabile “pizza” o “yummy” a specifici atti di abuso.
E tuttavia il sospetto cresce, anche perché si insinua in una vecchia teoria mai sopita. Le cellule dormienti, si diceva. E qui si arriva al 2016 e al Pizzagate, come ricostruisce in un video, pubblicato su "X" dall'account "Concerned Citizen" e visto più di 3 milioni di volte.
bill clinton con jeffrey epstein
Una delle teorie complottare più famose e più screditate al mondo, che nacque dalle email di John Podesta, capo della campagna di Hillary Clinton, diffuse da WikiLeaks e alimentate (come molte delle rivelazioni del sito di Julian Assange) dalla propaganda russa.
In quelle email comparivano inviti a cene, riferimenti a pizza, hot dog, pasta, cheese. Su forum come 4chan e Reddit prese forma l’idea che quei termini fossero codici per indicare minori, pratiche sessuali e traffico di esseri umani. Il centro simbolico della narrazione divenne il ristorante Comet Ping Pong, descritto come il cuore di una rete pedocriminale legata all’élite democratica.
Tutto questo fu smontato pezzo per pezzo: dall’FBI, dalla polizia di Washington, da inchieste giornalistiche e da tribunali. Non emerse alcuna prova. Ma la teoria produsse un danno reale quando, nel dicembre 2016, un uomo armato fece irruzione nel ristorante per “liberare i bambini” da un seminterrato che non esisteva. Pizzagate, da meme paranoico, diventò un caso di violenza politica alimentata dalla disinformazione.
Da allora, però, Pizzagate non è mai morto. Si è trasformato in una struttura narrativa ricorrente, pronta a riattivarsi. Jeffrey Epstein è stato il catalizzatore perfetto. Perché, a differenza della rete di pedofili attorno a Hillary Clinton, non è una fantasia: è un criminale realmente esistito e inquietante, con una rete reale di complicità, silenzi e protezioni ad altissimo livello. Ed è proprio questa realtà a rendere nuovamente “credibile”, per molti, l’idea di un linguaggio in codice.
Nei nuovi file rilasciati dal DOJ colpisce la frequenza con cui termini alimentari compaiono in email e messaggi logistici. Ordini di catering su jet privati, scambi tra assistenti e staff. Nulla di anomalo, preso a sé. Ma nel suo insieme, per una parte del pubblico, quei documenti sembrano parlare “troppo spesso” di cibo.
Tra le email più condivise sui social ce n’è una in cui un’assistente ringrazia per una consegna con un entusiasmo quasi infantile: “Your pizza is YUMMY YUMMY!!”. Una frase che, in qualsiasi altro archivio, sarebbe scivolata via senza lasciare traccia. Ma qui no. Perché “Yummy” è anche il titolo del singolo pubblicato nel 2020 da Justin Bieber, canzone che già all’epoca era stata inglobata nella mitologia della teoria “Pizzagate”.
Nel 2020 “Yummy” fu interpretata da una parte del pubblico come una denuncia cifrata dell’industria dell’intrattenimento: il testo ossessivo, il videoclip ambientato in una cena surreale tra élite grottesche, bambini che emergono da torte, portate esagerate, pillole nei piatti. Bieber non parlava di pedofilia, ma di desiderio, consumo, fame.
Una simbologia che venne riletta come un linguaggio allusivo. Bieber stesso aveva già raccontato traumi legati alla fama precoce, abusi psicologici, dipendenze. Bastò questo per trasformare “Yummy” da hit di musica leggera a presunto grido d’aiuto.
Oggi, quella rilettura ritorna prepotentemente. La ripetizione di “yummy” nei file, accostata a “pizza”, viene percepita da molti come una conferma retroattiva: l’idea che esistesse un linguaggio condiviso, e che il povero Bieber, che secondo una vulgata molto popolare sui social sarebbe stato abusato per anni anche da Puff Daddy, avesse voluto mandare un messaggio, cifrato a sua volta, al mondo….
kim kardashian sean diddy combs justin bieber festa a ibiza 1 agosto 2014
JUSTIN BIEBER PARTY AD ATLANTA CON SEAN DIDDY COMBS
il cadavere di jeffrey epstein
bill clinton con una signorina foto di jeffrey epstein
puff daddy justin bieber
bambini nel video di yummy di justin bieber
Foto di Epstein alla Casa Bianca
comet ping pong pizza
il documento dell fbi su jeffrey epstein agente del mossad
justin bieber yummy
pizza nei file di epstein
osso ioide fratturato di jeffrey epstein 1
justin bieber yummy
justin bieber yummy
pizza nei file di epstein
pizza nei file di epstein 1
EHUD BARAK A CASA DI JEFFREY EPSTEIN
la cella di jeffrey epstein 2
presunto stupro da parte di george bush 1 epstein files
la corda usata da jeffrey epstein per suicidarsi
mail di jeffrey epstein a ehud barak sui disordini nel mondo
presunto linguaggio in codice di epstein e dei pedofili
HILLARY CLINTON PIZZA.
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