DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I…
“PER CAPIRE CHI C’È DIETRO LA MIA VICENDA, METTETE IN FILA I NOMI DI GIORNALI E PIATTAFORME CHE MI ATTACCANO” – SIGFRIDO RANUCCI SI BEA DELL’ACCOGLIENZA DELLA “SUA GENTE” A TRENTO E EVOCA SCENARI DA COMPLOTTO INTERNAZIONALE: “LA CASTA NON SE NE È MAI ANDATA. IL PROGETTO È MONDIALE” – A LUGLIO, RANUCCI PARLA AL TELEFONO CON LAVITOLA, GIÀ INDAGATO PER L’ATTENTATO CONTRO IL GIORNALISTA, E INVECE CHE INCAZZARSI PRENDE A CUORE I DUBBI DELL’AMICO “FRATERNO”: “MA ANDASSERO A CERCARE CHI C. È QUESTO CORRADO, SENTI CHE TI DICO IO!” (CORRADO È IL NOME PRONUNCIATO DA UNO DEI QUATTRO ESECUTORI MATERIALI INTERCETTATI, E PER RANUCCI SAREBBE RICONDUCIBILE ALL’EX AGENTE DEI SERVIZI MARCO MANCINI)
TIRI MANCINI – SIGFRIDO RANUCCI EVOCA IL NOME DELL’EX NUMERO DUE DEL SISMI, MARCO MANCINI, NELL’INTRICATA VICENDA DELLA BOMBA FATTA ESPLODERE SOTTO CASA SUA, CHE VEDE INDAGATO COME “MANDANTE” IL SUO AMICO VALTER LAVITOLA – NELL’ORDINANZA CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DEI QUATTRO ESECUTORI MATERIALI DELL’ATTENTATO COMPARE UNA FRASE: “NON BISOGNA FAR ARRIVARE A CORRADO” – IL GIORNALISTA SOSTIENE CHE “CORRADO” ERA UNO DEI NOMI IN CODICE CON CUI IL SISMI IDENTIFICAVA MANCINI, CHE DI CERTO NON HA IN SIMPATIA RANUCCI NÉ “REPORT”, PER AVER SVELATO L’INCONTRO ALL’AUTOGRILL CON MATTEO RENZI – “IL FATTO”: “UNA SOFFIATA SULL’IRA DI MANCINI NEI SUOI CONFRONTI, SOSTIENE RANUCCI, SE L’ERA ANNOTATA PURE IL SUO CAPO SCORTA. I DETTAGLI TEMPORALI ALIMENTANO SUGGESTIONI...”
LE TELEFONATE CON LAVITOLA E L’IRRITAZIONE DEL GIORNALISTA PER L’AMICO INDAGATO: SI CERCASSERO QUEL CORRADO
Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per il "Corriere della Sera"
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 9
[…] Valter Lavitola mette in conto possibili effetti collaterali nella realizzazione del proprio piano. È già stato perquisito dai carabinieri del Nucleo investigativo quando — il 5 luglio scorso — avverte un’amica brasiliana delle conseguenze in arrivo: «Se sarò in galera, sarà difficile per me tener d’occhio le cose. Stanotte proverò a fare ancora qualcosa. Ovvio che mercoledì mattina verrò interrogato e se mi arrestano, come penso, spero di no, ovvio, mi arresteranno mercoledì mattina presto».
[…] In un confronto tra i due, Lavitola e Ranucci, affiorano perplessità e paure. Siamo al 4 luglio e due giorni prima il conduttore di Report veniva ascoltato (come persona informata sui fatti dai magistrati De Santis e Villani): «Scusami non te lo potevano dire a te, no, che avevano... il timore che fossi io?», gli domanda Lavitola.
E l’altro: «E allora che mi hai chiamato a fare... che mi hanno chiamato a fare?». Ranucci appare seccato per aver dovuto fare ritorno di corsa «da Bologna» mentre Lavitola, preoccupato, si sforza di ricostruire il filo logico del ragionamento investigativo: «Eh vabbe’... l’altro ieri gli elementi ce li avevano già». E Ranucci: «Apposta lo dico».
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Lavitola ancora spera in una via d’uscita e torna sull’argomento: «Però ti dico una cosa... ma se ce li avessero avuti gli elementi su di me... quando hanno fatto l’arresto... può essere che questi qua quando sono stati arrestati hanno detto che il mandante ero io, che c. ne so...».
Lavitola capisce che sta correndo nuovi rischi […]. Successivamente, convocato dal procuratore capo Francesco Lo Voi, l’8 luglio dirà di aver vacillato […]: «In merito ai rapporti di amicizia tra me e Sigfrido, sono rimasto sconvolto da quanto accaduto e ho avuto paura sino all’ultimo minuto che Sigfrido mentisse. Ho provato vergogna, qualora fosse emerso che avevo tradito Sigfrido, sarebbe stato un disonore. Con lui ho un rapporto molto familiare».
Al punto che Ranucci accoglie con irritazione, quasi stizza, la novità di Lavitola indagato: «Ma andassero a cercare chi c. è questo Corrado (nome pronunciato da uno dei quattro esecutori materiali intercettati, presunto camorrista ndr ), senti che ti dico io!».
Lavitola vive le novità quotidiane (investigative e mediatiche) con lucidità e rassegnazione. In un’altra telefonata, quasi ragiona a voce alta con la stessa amica brasiliana: «Non è che mi possono succedere molte cose. Posso essere arrestato ma non è che mi uccidono o mi cucinano. Ovvio, non mi succederà qualcosa di bello, non dipende da me, ma non posso fare niente».
Nei giorni successivi i pm ascolteranno in Procura il giornalista di Report , Daniele Autieri, quale persona informata sui fatti affinché aggiunga elementi utili a comprendere meglio una vicenda tortuosa. Legatissimo al conduttore il giornalista si convince però che Lavitola rappresenti un pericolo per la trasmissione.
Sappiamo che il faccendiere gli propose la pista dei servizi segreti israeliani dietro il blitz esplosivo. Ma Autieri è scettico e decide di prendere le distanze: «Quando mi ha fatto la richiesta di mandare delle email alle aziende (sotto osservazione per una sua inchiesta, ndr ) per poter poi lui fare delle verifiche io ho avvertito il rischio di diventare un suo strumento e quindi lì mi sono fermato».
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 3
“CHI C’È DIETRO LA MIA VICENDA? METTETE IN FILA NOMI E GIORNALI CHE MI ATTACCANO”
Estratto dell’articolo di Giuseppe Pietrobelli per “il Fatto quotidiano”
L’omaggio al giornalista investigativo più famoso d’Italia avviene nel centro congressi di Longarone, in Trentino, presidiato da un esercito di carabinieri, poliziotti e vigili urbani. Per la prima volta dopo l’arresto di Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci esce in pubblico, accolto da quasi un migliaio di persone. Premette: “Dell’inchiesta non parlo”.
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 1
Poi: “Sto bene adesso che sono in mezzo alla mia gente, perbene, onesta, comune, non legata a interessi politici. Sono loro la mia forza. Sto combattendo contro un attacco vergognoso da parte della stampa contro di me, i miei familiari, la squadra di Report. Non è la prima battaglia, combatterò fino alla fine e ne verrò fuori bene, non so come ne usciranno gli altri”.
L’occasione è la presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno della casta (Bompiani). Ranucci difende Report: “È uno spazio di libertà che ho ereditato da Milena Gabanelli e continuerà ad esserlo finché rimango io. Non so cosa farà la Rai, può decidere quello che vuole, ma non accetto l’attacco vergognoso sulle spese di una trasmissione che è la più virtuosa della Rai. Si sono fatte passare le spese di produzione, comprensive di tutti i costi e le trasferte all’estero per gli stipendi dei giornalisti. È una vergogna che a far uscire il documento sia stata la stessa Rai”.
BOMBA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI
[…] “Il costo di una trasmissione è di 159 mila euro, altre spendono 240 mila euro, con uno share del 3%. Il costo è di 1,500 euro al minuto. Report è per la Rai come il Giubileo per il Papa. Portiamo 9 milioni di contatti unici, il primo posto di Rai Play, ascolti altissimi anche delle repliche. […]”.
[…] “La Casta non se ne è mai andata. È stata sconfitta sulla riforma della magistratura, ma il progetto è mondiale: dopo l’ordine internazionale le multinazionali hanno bisogno di abbattere anche i sistemi dei diritti nazionali per fare i loro interessi, che puntano su economia, social e controllo dei dati”.
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 2
Un esempio? “Gli attacchi violenti di Giorgia Meloni ai magistrati sono cominciati dopo che i giudici hanno riportato in Italia i migranti dall’Albania. Lo stesso hanno fatto poi Elon Musk e Steve Bannon, dentro un progetto mondiale di democrazia della sorveglianza. Per imporlo hanno bisogno di una magistratura che non indaghi, giornalisti che non scrivano e gente che non sia informata”.
Alla fine, una processione di lettori, strette di mano, con qualche spigolatura. “A offrirmi candidature non è stato solo Lavitola… e non le ho ricevute solo da sinistra”. Poi una foto che spunta dal cellulare, Ranucci abbracciato al papà del generale Roberto Vannacci: “È un mio estimatore”. E un messaggio finale: “Per capire chi c’è dietro la mia vicenda, mettete in fila i nomi di giornali e piattaforme che mi attaccano. […]”.
SIGFRIDO RANUCCI
antonio passariello - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci
LUCA SOMMI - SIGFRIDO RANUCCI - ANDREA SCANZI - MARCO TRAVAGLIO
BOMBA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI
I QUATTRO INDAGATI FINITI AGLI ARRESTI CON L'ACCUSA DI AVERE MESSO LA BOMBA A CASA DI SIGFRIDO RANUCCI
bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 8
VIGNETTA SULL EGO DI SIGFRIDO RANUCCI BY NATANGELO
sigfrido ranucci aletta del libro la scelta
articolo di dagospia sulle trombate di sigfrido ranucci raccontate nel libro la scelta
LAVITOLA RANUCCI MEME
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