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UNO SPAURACCHIO ALEGGIA SULL'ITALIA: IL LOCKDOWN ENERGETICO A MAGGIO PER LE SCARSE SCORTE DI GAS - SE IL CONFLITTO IN IRAN DOVESSE PROLUNGARSI, SI POTREBBE APRIRE L’IPOTESI “RAZIONAMENTO” CON TAGLI AI CONDIZIONATORI - IL PIANO PER L'EMERGENZA DEL MINISTRO PICHETTO FRATIN (E ALLORA STIAMO FRESCHI!): IN SCENARI ESTREMI, PALAZZO CHIGI VALUTERÀ ANCHE LO SMART WORKING E LE TARGHE ALTERNE - NON TUTTI NELLA MAGGIORANZA SONO ALLINEATI, A PARTIRE DALLA LEGA DEL FILOPUTINIANO SALVINI CHE DA GIORNI INSISTE PER RIATTIVARE L'IMPORTAZIONE DEL GAS RUSSO…
Tommaso Ciriaco per "la Repubblica" Estratti
Ad aprile nessun allarme (..) Da maggio, però, la situazione potrebbe deteriorarsi per le scorte nazionali di gas. È questa la fotografia tecnica che sarà consegnata entro domani a Giorgia Meloni.
Partiamo dai numeri. I dati sulle operazioni di riempimento dei "magazzini" di energia del Paese, si apprende, sono occupati al 44% (ben di più della media europea, di poco sopra il 20%).
Il flusso, però, dovrebbe rallentare tra poco più di tre settimane. Un quadro che il ministro Gilberto Pichetto Fratin illustrerà nelle prossime ore alla premier, portando sul tavolo di palazzo Chigi – prima che la leader si presenti giovedì in Parlamento - il lavoro dei dipartimenti del suo dicastero che monitorano la situazione e limano un piano d'emergenza sul consumo di gas.
giorgia meloni gilberto pichetto fratin - foto lapresse
Il vantaggio del Paese, rispetto ad altre capitali continentali, si fonda sulla soglia di riempimento molto alta - attorno al 95% - raggiunta lo scorso ottobre. Se però il conflitto scatenato da Donald Trump dovesse prolungarsi, i problemi non tarderebbero a manifestarsi. Già a maggio, questa è la previsione, potrebbe manifestarsi un cambio di fase. Se infatti fino ad ora l'emergenza è soltanto legata al prezzo in costante crescita, dal mese prossimo dovrebbe riguardare anche le quantità.
Con una conseguente, brusca frenata nelle scorte. Uno scenario che rende necessaria la valutazione sulle modalità attraverso cui, eventualmente, calmierare il consumo. Vale per il gas, vale anche per i carburanti.
Il modello è quello della crisi del 2022, scatenata dall'invasione illegale dell'Ucraina decisa da Vladimir Putin. Quel piano d'emergenza è stato preso in prestito in queste ore dal ministero dell'Energia, dove è al lavoro un team con l'obiettivo di stilare un nuovo progetto per la crisi. Quattro anni fa era necessario rispondere a un quesito: che succede se improvvisamente Mosca decide di chiudere i rubinetti del gas? La domanda si ripete adesso, nel caso in cui dovesse verificarsi un eventuale shock energetico mondiale. Le risposte non variano poi di molto.
Non tocca ovviamente al dicastero di Pichetto Fratin decidere, ma solo indicare numeri e possibili opzioni per garantire l'austerità. È il «razionamento» di cui ha parlato il ministro domenica su Repubblica. Tra le strade individuate, quella di contenere di un grado il consumo dei condizionatori in estate, o di tagliarne di un'ora l'utilizzo. È l'altra faccia di una possibile misura studiata in vista dell'inverno (e mutuata dal piano 2022): termosifoni giù di un grado e risparmio rispetto al fabbisogno del Paese, stimato tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas.
Sul resto, invece, sarà Meloni a decidere come muoversi, con una task force ad hoc che preveda gli scenari di crisi più radicali. Ad esempio, nei giorni scorsi l'esecutivo ha ragionato su un'idea avanzata dai sindacati che punta al rafforzamento dello smart working nel settore pubblico e, se possibile, nel privato. Senza escludere l'utilizzo delle targhe alterne per i mezzi di trasporto.
(...)
Non tutti sono ovviamente allineati. Non lo è ad esempio la Lega, che da giorni insiste per riattivare l'importazione del gas russo. Passione antica, quella per Mosca. Che al momento non piace a Palazzo Chigi.
aria condizionata in auto
gilberto pichetto fratin
MELONI CONDIZIONATORI
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