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PUTINIANI A TUTTO GAS – DI FRONTE ALLA CRISI ENERGETICA ALLE PORTE, LA LEGA INVOCA IL RITORNO DELL’IMPORTAZIONE DI PETROLIO E METANO DALLA RUSSIA. ANCHE FEDERPETROLI S’ACCODA: “CON LE SANZIONI SU MOSCA NON SI È RISOLTO NIENTE” - IL VIAGGIO NEL GOLFO DI MELONI SI È CONCLUSO CON UN NULLA DI FATTO: L’UNICO RISULTATO È STATO PRENDERE COSCIENZA DELLA SITUAZIONE DRAMMATICA: “SE PEGGIORA, POTREMMO NON AVERE ENERGIA A SUFFICIENZA”. E IL CARO ENERGIA HA I SUOI PRIMI EFFETTI SUI SONDAGGI: FRATELLI D’ITALIA HA PERSO QUASI L’1% DA INIZIO MARZO…

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Estratto dell’articolo di Marco Colombo per “Domani”

 

PUTIN E IL GAS - BY EDOARDOBARALDI

[…]  Nel giorno di Pasquetta un nuovo allarme sui costi dell’energia arriva da Mosca, che criticando le politiche energetiche europee parla di uno «tsunami dei prezzi» pronto a travolgere il continente.

 

«Il disaccoppiamento dell’Ue dall’energia russa e altre stupide decisioni – ha scritto su X Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente russo per la cooperazione economica con i paesi stranieri – preannunciano tempi estremamente difficili per l’Europa. Si avvicina l’autodistruzione ideologica».

 

Parole che in Italia trovano terreno fertile, almeno a sentire la nota della Lega: «L’Europa prenda atto della situazione internazionale e valuti le forniture di petrolio e gas dalla Russia. I nostri cittadini devono essere difesi». A cui fa eco Federpetroli, con il presidente Michele Marsiglia: «Con Salvini e la Lega siamo su binari paralleli e come ho detto al Senato qualche giorno fa, con petrolio e gas dalla Russia, l’Italia e l'Europa risolvono i loro problemi. Con le sanzioni su Mosca non si è risolto niente».

 

salvini putin

Al di là della retorica politica e della propaganda russa, i dati confermano come la crisi iniziata nelle ultime settimane non sia destinata a finire nel breve periodo. Le scorte europee di gas sono scese sotto il 28 per cento e continuano a ridursi, mentre i prezzi hanno ripreso a salire con maggiore volatilità e il petrolio oscilla sui 111 dollari a barile. È un segnale che riguarda direttamente anche l’Italia, che pur mantenendo livelli di stoccaggio più alti rispetto alla media resta fortemente esposta alle oscillazioni internazionali.

 

MEME SU PUTIN E IL GAS

Il viaggio nel Golfo di Meloni, con l’obiettivo di «rafforzare la cooperazione, dare una mano a fermare l’escalation e ripristinare il prima possibile la libertà di navigazione», sembra essersi concluso con l’unico risultato di una presa di coscienza della reale situazione: «Se la situazione peggiora, potremmo non avere energia a sufficienza», ha detto domenica la premier.

 

E su questo i segnali che arrivano «dall’amico» Trump, che solo un mese fa ribadiva la sua vicinanza alla premier, non sono sicuramente incoraggianti dopo l’ennesimo giorno di attacchi a infrastrutture energetiche in Iran e un accordo sul cessate il fuoco sempre in bilico.

 

GIORGIA MELONI IN QATAR

[…]  La settimana politica si aprirà quindi martedì, oggi, con un’informativa del ministro della Difesa alla Camera, convocato per riferire sugli sviluppi delle crisi internazionali e sul ruolo dell’Italia nelle missioni in corso. In particolare, Crosetto dovrà spiegare quale ruolo giocano le basi Usa su territorio italiano nelle operazioni militari statunitensi nel Golfo.

 

Un momento particolarmente atteso e carico di tensioni dopo il no del nostro governo alla richiesta di Washington di utilizzare la base di Sigonella come scalo per dei bombardieri.

Ma il passaggio più delicato per il governo sarà quello di giovedì mattina con un’informativa urgente della premier sull’azione del governo.

 

GIORGIA MELONI - Mohamed bin Salman Al Saud

Dopo aver ammesso che l’Italia potrebbe trovarsi a corto di energia, Meloni sarà chiamata a chiarire quali strumenti concreti l’esecutivo intenda attivare nel breve periodo per contenere i nuovi aumenti dei prezzi e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, oltre a definire la posizione italiana nel confronto europeo sulle misure comuni. Più che un approccio diplomatico, l’attesa è per una linea politica capace di tenere insieme emergenza e prospettiva.

 

Questioni economiche ed energetiche che forniscono alla presidente del Consiglio anche un assist per far passare in secondo piano i motivi che l’avevano portata a programmare questo intervento in aula. Dalla sconfitta al referendum, fino alla questione Conte-Piantedosi, passando per le dimissioni di Santanchè, Delmastro e Bartolozzi.

 

TETTO LA QUALUNQUE - BY CARLI

I temi che da settimane mettono in imbarazzo il governo vengono ora oscurati dallo spettro di una crisi energetica globale. Sempre giovedì, però, la maggioranza dovrà fare i conti con un altro fantasma. In commissione Affari istituzionali riprenderà infatti il dibattito sulla legge elettorale, ultima grande riforma rimasta nella faretra di Meloni dopo che, dal premierato alla giustizia, ha dovuto rinunciare a tutte le sue battaglie di bandiera. L’iter per la riforma è appena iniziato ma lo scontro è già totale e si configura un muro contro muro con le opposizioni. L’obiettivo è l’ok della legge alla Camera entro l’estate, per arrivare al via libera definitivo al Senato entro l’anno.

 

E mentre il governo arranca su tutte le principali questioni, a pagarne le spese è soprattutto il partito di Giorgia Meloni. Secondo gli ultimi sondaggi, nella supermedia di YouTrend, Fratelli d’Italia sarebbe il partito che più ha perso consenso nell’ultimo mese (-0,9 per cento rispetto al 5 marzo) mentre crescono sia gli alleati di governo, Lega e Forza Italia guadagnano circa 0,4 punti, sia le opposizioni, con un aumento di mezzo punto percentuale sia per il Pd che per il Movimento 5 stelle.