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STATE PRENDENDO FARMACI PER DIMAGRIRE? ATTENTI CHE NON VI SI RIZZA PIU’! - CHI ASSUME SEMAGLUTIDE, FARMACO UTILIZZATO DA CHI VUOLE USCIRE DAL TUNNEL DELL’OBESITA’, HA MAGGIORI POSSIBILITA’ DI SVILUPPARE DISFUNZIONI ERETTILI - UNA DOCCIA FREDDA PER CHI E’ CONVINTO CHE IL DIMAGRIMENTO CONTRIBUISCA A UNA LIBIDO SENZA FRENI. CI SONO FARMACI CHE NON LIMITANO SOLTANTO L’APPETITO PER IL CIBO MA ANCHE QUELLO SESSUALE...

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Estratto dall’articolo di Ivan Notarangelo per “la Repubblica”

 

Aveva 71 anni e una vita sessuale che descriveva come pienamente soddisfacente. Poi ha iniziato la liraglutide per perdere peso, e nel giro di due settimane non riusciva più a raggiungere l’orgasmo; passando alla semaglutide, l’anorgasmia è rimasta.

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Il suo caso, descritto sulla rivista Sexual Medicine, racconta un fenomeno di cui si parla ancora poco: l’effetto degli agonisti del recettore del GLP-1 sulla sfera del desiderio e del piacere. Per anni il racconto prevalente è stato ottimista: si dimagrisce, migliora l’immagine di sé, quindi il sesso migliora. Alcuni studi recenti invitano però a non dare per scontato quel lieto fine. 

 

La prova più solida arriva da uno studio sull’International Journal of Impotence Research, condotto sul database statunitense TriNetX. I ricercatori hanno seguito 3.094 uomini tra i 18 e i 50 anni, obesi ma non diabetici, in terapia con semaglutide per dimagrire, confrontandoli con altrettanti pazienti simili senza il farmaco.

 

Chi assumeva semaglutide ha sviluppato disfunzione erettile nell’1,47% dei casi contro lo 0,32% del gruppo di controllo – un rischio relativo 4,5 volte superiore – e più spesso un deficit di testosterone. Numeri in valore assoluto contenuti, ma significativi e contrari all’attesa: il dimagrimento, in teoria, dovrebbe migliorare la funzione erettile, non peggiorarla.

 

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A interpretare questi dati è Emmanuele A. Jannini, professore ordinario di Endocrinologia e Sessuologia medica all’Università di Roma Tor Vergata. Il suo gruppo ha elaborato un modello che chiama sessuologia dei sistemi, una rilettura della funzione sessuale fondata su due cardini: lo stile di vita come produttore di disfunzione e l’infiammazione cronica, sottile e costante, che riguarda i tessuti. “Il sesso ha la caratteristica di predire, di anticipare anche di dieci anni un evento cardiovascolare, il diabete, una malattia oncologica o respiratoria", spiega. “È il canarino nella miniera: segnala il pericolo prima delle altre funzioni”.

 

“Qualsiasi intervento, farmacologico o comportamentale, che agisca sulla perdita di peso è vantaggioso per il sesso", osserva Jannini. “Una persona che dimagrisce ne ricava un effetto positivo e precoce: nel maschio ricompaiono persino le erezioni notturne, tutta la macchina ringiovanisce”.  

 

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C’è poi un meccanismo specifico: “Nell’obeso scatta un circolo vizioso. Più grasso significa meno testosterone, quindi meno desiderio, quindi meno sesso, quindi ancora meno testosterone, perché il sesso stesso ne è un booster. Dimagrendo, quel circolo si spezza, e molti pazienti raccontano allegramente di avere riscoperto la propria vita sessuale”.

 

Ma c’è un’altra faccia, meno raccontata. “Una parte importante del meccanismo d’azione di queste molecole”, chiarisce il professore, “è sulle aree della ricompensa. Riducono la dimensione appetitiva, e per appetito non intendo la fame dell’ora di pranzo, ma la spinta pulsionale nel senso più ampio: verso il cibo, verso il sesso, verso tutto ciò che attiva le aree dopaminergiche del cervello”. [...]

 

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Il bilancio, allora, dipende dal singolo. “Nel paziente in cui il sesso era inibito dall’obesità, le cose migliorano moltissimo: mi piaccio di più e piaccio di più, e a questo si somma l’effetto molecolare del calo di peso" riassume Jannini. “In altri, invece, prevale lo spegnimento della spinta”. [...]

 

Sul piano biologico, il GLP-1 non agisce solo sull’appetito per il cibo: sembra smorzare la spinta verso tutti i piaceri. Una via passa per la serotonina e i recettori del GLP-1 si concentrano proprio dove dialogano le vie serotoninergiche, come ricostruito in una review su Obesity Pillars. Una seconda strada è quella della dopamina, il neurotrasmettitore della motivazione: l’agonismo del GLP-1 potrebbe ridurne la segnalazione nelle aree cerebrali del desiderio e dell’orgasmo, abbassando la percezione stessa del piacere. Due meccanismi diversi che puntano nella stessa direzione. [...] 

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