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TOH, CHI SI RIVEDE: "ER CECATO"! AFFARI, BAR E CREDITI FISCALI: L’ETERNO RITORNO DI MASSIMO CARMINATI - L’INCHIESTA SUL CONSORZIO MAFIOSO AL NORD HA SVELATO GLI INTERESSI NEL SETTORE DEI CREDITI FISCALI (IN PARTICOLARE ECOBONUS) DEGLI UOMINI DEL CLAN SENESE. UN SETTORE CHE, SECONDO "DOMANI", HA VISTO L’INTERESSE ANCHE DI MASSIMO CARMINATI: I LEGAMI DELL’EX TERRORISTA NERO CON IL CLAN, GLI INCONTRI NELLE PASTICCERIE CAVALLETTI (AL CENTRO DI UN’INDAGINE PER DIVERSE IRREGOLARITÀ CHE HA PORTATO ALLA CHIUSURA DI ALCUNI LOCALI) E I RAPPORTI TRA CARMINATI JR E FABIO PILERI, IL SOCIO DI TOMMASO VERDINI, FIGLIO DELL’EX SENATORE DENIS…
Nello Trocchia per “Domani” - Estratti
Nelle carte dell’inchiesta “Hydra” sul consorzio mafioso al Nord il nome di Massimo Carminati compare una sola volta. Al telefono due complici parlano di Giancarlo Vestiti, boss del clan Senese, da pochi giorni tornato in carcere. «Ma Giancarlo non c’è... ah dentro con Carminati...», si dicono.
Un incrocio casuale, eppure c’è un ponte che collega i mondi, un terreno di conquista che ha visto impegnati sistemi affaristici e criminali in giro per l’Italia: il grande business dei crediti fiscali.
Un settore sul quale anche il nero della Banda della Magliana, a quanto risulta a Domani, ha messo le mani negli anni di libertà, visto che dallo scorso anno è nuovamente in carcere per scontare un residuo di pena, strascichi dell’indagine “Mondo di mezzo”. La cessione dei crediti fiscali, ampiamente rivista da questo governo, è stata una prateria dove in molti hanno banchettato guadagnando cifre da capogiro.
Il consorzio milanese L’inchiesta “Hydra” racconta in modo chiaro questo saccheggio. Nelle carte c’è un incontro, datato 2020, dove i vertici della mafia a tre teste, camorra (quella dei Senese), ‘ndrangheta e mafia siciliana, si incontravano per parlare proprio «della gestione dell’ecobonus 110 per cento, e all’importazione dal continente Africano di ingenti quantitativi di ferro/acciaio e gasolio».
(...)
Torniamo agli affari. «Tu figurati che su 110mila euro di ecobonus, con 25 mila euro netti su 75 milioni come percentuale del 25 per cento più 5 che sono al 60 per cento sono 21 milioni e due...cioè che noi abbiamo in cassa a maggio... cash...per questo dobbiamo spendere (...) abbiamo costruito un impero», diceva Amico nel 2021. Un meccanismo che prevede guadagni notevoli nell’ampia torta dei crediti fiscali (dagli edilizi a quelli d’Iva) con società di comodo e false fatturazioni, tesoretti da usare per compensazioni o cedendo il credito d’Iva a un costo inferiore e assicurandosi ingenti guadagni.
Nell’organizzazione c’erano imprenditori con decine di società, impegnati soprattutto nel periodo Covid, a trovare sempre nuovi per modi «eludere o comunque rendere difficoltosi i controlli sulle cessioni di crediti da loro operate», si legge nelle carte. Un settore che, secondo l’inchiesta “Hydra” della procura di Milano, ha alimentato la macchina di soldi del clan. Il business ha fatto gola a molti.
Il credito del nero Nel variegato mondo dei crediti fiscali, può svelare Domani, si sono inseriti imprenditori e professionisti anche a Roma, una rete che ha incrociato anche gli interessi di Massimo Carminati. Altra città, altro fronte, altro schema.
Il suo nome scompare e riappare tra fascicoli e inchieste ormai dagli anni settanta. L’ultima indagine che lo ha visto protagonista è mafia capitale poi derubricata a mazzetta capitale, insieme a Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative, al quale lo lega un debito di riconoscenza e amicizia. Carminati è uscito dal carcere nel 2020. Subito si è rimesso in moto tra incontri, rapporti e affari. Il triangolo sempre quello, tra ponte Milvio e Prati, in quella Roma nord dove vive e muove i fili.
Nel 2021 ha incontrato in un bar in centro suo figlio Andrea e Fabio Pileri, il socio di Tommaso Verdini, figlio dell’ex senatore Denis, che ha patteggiato nell’indagine per corruzione negli appalti Anas. In fondo Pileri e Carminati jr erano stati anche soci nella Pica, le iniziali di Pileri e Carminati junior. L’azienda è stata costituita il 26 gennaio 2022 con un capitale sociale di 100 euro, ed è stata liquidata il 19 ottobre 2022, a pochi giorni dal giuramento del nuovo governo.
Carminati ha continuato a tessere la sua rete, a incontrare persone, a scrivere pizzini. E tra gli affari e gli interessi anche quelli nel grande business dei crediti fiscali. Per tessere la rete ha preferito il bar di un vecchio amico, finito nelle carte dell’indagine “Mondo di mezzo”, ma anche un locale della galassia Cavalletti, pasticcerie storiche in mano a Christian e Rita Delle Fave, al centro di un’indagine della procura capitolina per diverse irregolarità che ha portato alla chiusura di alcuni locali.
Bar Cavalletti Anche tra i tavolini e gli affari dei Cavalletti spunta il nome del nero. «Carminati lo conosco di fama, veniva a fare colazione nel bar di Vigna Stelluti, ma non ho rapporti personali», ha spiegato Delle Fave a Roma Today che aveva raccolto le testimonianze di ex dipendenti che avevano parlato di problemi economici e dell’ingresso del nero sulla scena. Ci sono approfondimenti investigativi in corso anche per capire il ruolo svolto da Guerino Primavera e i suoi possibili interessi nel regno dei pasticcini made in Cavalletti. Lo scorso febbraio erano finiti in carcere Primavera e tre poliziotti, in una indagine della Dia.
Gli incontri si tenevano in due locali del gruppo: “Ricci il Salumiere” e “Buono come il pane” dove il boss arrivava a bordo della sua Bmw. Ritrovi della banda, locali usati come una sorta di seconda casa. Così era anche per Carminati che dallo scorso anno è in carcere, in pausa dai suoi traffici e affari.
Quelli coperti tra i milioni dei crediti fiscali
BLITZ CONTRO IL CLAN SENESE
massimo carminati 4
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