DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON…
George Gillet per “Salon”
Aghi riusati, staff incompetente e medicine scadute. L’immagine descritta da Hemley Gonzalez non è certo associata alla “santità”, nella professione medica. Lui è stato volontario per le Missionarie della Carità, l’organizzazione fondata da Madre Teresa, che a suo dire «operava in maniera orribilmente negligente». Una considerazione non atipica, se leggiamo l’articolo apparso su “New Internationalist”, dove una volontaria a Calcutta parla di “negligenza e abuso”, o se ricordiamo le dichiarazioni del 1994 del dottor Robin Fox, anche lui in visita a Calcutta, il quale vide dare ai malati le medicine sbagliate, curare la malaria con il paracetamolo. Disse: «Madre Teresa preferisce la provvidenza alla pianificazione. Tutto è votato alla gentilezza, ma non c’è competenza medica».
madre teresa in via di santificazione
Oggi Gonzalez ha lanciato la campagna per fermare le missionarie della carità, nella speranza di educare i donatori, che danno soldi a quella che lui ritiene “una sistematica violazione dei diritti umani». Aroup Chatterjee condivide. Nato a Calcutta e oggi medico in Inghilterra, ricorda come ai malati fosse negata qualsiasi visita, fossero rifiutati gli antidolorifici e come venissero costretti a radersi a zero: «Se la gente sapesse come era davvero Madre Teresa, la troverebbero ripugnante». Tutti aneddoti che contraddicono la narrativa sul Nobel per la Pace, presto santa. Madre Teresa ha ricevuto talmente tanti soldi in donazioni che la sua approssimazione medica non è giustificata. L’igiene era scarsa nei suoi reparti, non esistevano lavatrici, venivano distribuiti analgesici ma mai anestetici (che pure abbondavano, essendo i primi pacchi che arrivavano dagli ospedali del mondo) e tutto per rispettare un voto di povertà, in nome di una presunta elezione alla santità.
Per lei malattia e povertà erano doni che offrivano la possibilità di connettersi a Dio. La sua missione non era di alleviare la sofferenza ma di assicurare che tutto accadesse in una cornice religiosa. Lo faceva per soddisfare le sue convinzioni, non per altruismo. Missionaria prima, altruista poi. Ha vinto il Nobel nonostante giornalisti, volontari e accademici denunciassero la sua glorificazione della sofferenza.
Il mondo la considera un’eroina, l’Occidente ci fa bella figura, mostrando azioni concrete contro l’ineguaglianza globale, e la Chiesa Cattolica si sbriga a farla santa. Vendere la missione religiosa come fosse un impegno umanitario (con tanto di suore che facevano segreti battesimi ai pazienti induisti o musulmani) è stato anche conveniente finanziariamente: 72 milioni annui ricevuti in donazioni, di cui solo il 7% era usato per attività benefiche.
Madre Teresa ha adottato il ruolo di medico o infermiera e, in quanto tale, avrebbe dovuto
rispettare i pazienti e non imporre personali credi religiosi o politici. E’ stata una evangelista di successo, ma in ambito medico ha fallito. Il suo è stato un lascito inefficiente, bigotto e ideologico.
MADRE TERESA DI CALCUTTA
MADRE TERESA DI CALCUTTA
madre teresa calcutta
MADRE TERESA DI CALCUTTA
MADRE TERESA DI CALCUTTA
MADRE TERESA DI CALCUTTA
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