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LA VENEZIA DEI GIUSTI - CON “LA GRAZIA”, PAOLO SORRENTINO SEMBRA TORNARE ALLE ORIGINI DOPO I DUE FILM NAPOLETANI. IL PROTAGONISTA È IL DEMOCRISTIANISSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA MARIANO DE SANTIS, CELEBRE GIURISTA, INTERPRETATO DA UN SOPRA LE RIGHE, MA FAVOLOSO TONI SERVILLO, CHE SEGUIAMO NEI SEI MESI BIANCHI - NON È PER NULLA UN FILM POLITICO, ANCHE SE NESSUNO COME SORRENTINO SA RIEMPIRE DI SENSO LA MESSA IN SCENA DELLA SOLITUDINE DEL POTERE, NÉ TANTO MENO UN FILM NOSTALGICO, MA È UNA SORTA DI COMMEDIA… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
la grazia di paolo sorrentino 1
“Di chi sono i nostri giorni?”. Mi piacerebbe rispondere come il protagonista del nuovo film di Paolo Sorrentino, “La grazia”, il democristianissimo Presidente della Repubblica Mariano De Santis, celebre giurista, interpretato da un sopra le righe, ma favoloso Toni Servillo, che seguiamo nei sei mesi bianchi prima che sia decaduto dopo sette anni, chiedendo ulteriore tempo per riflettere.
Non solo per rispondere alla domanda di cui sopra, di chi sono i nostri giorni, ma per ragionare un attimo su un film che sembra far ripartire dall’inizio la filmografia del regista. Dopo i due film napoletani, “E’ stata la mano di Dio” e “Parthenope”, che, vi piacciano o meno, segnano anche ben due scudetti della squadra del cuore del regista, il Napoli, “La grazia” sembra appunto un tornare alle origini.
la grazia di paolo sorrentino 3
Ci basta l’inizio, con Servillo che dal Quirinale si accende una sigaretta, fuma davanti alla macchina da presa sussurrando Aurora… Aurora, per capire che Sorrentino è più interessato a mettere in scena Servillo Presidente che fuma con un polmone solo alla ricerca di una verità e quindi di un giudizio piuttosto che di una vera storia da raccontare. Inoltre sappiamo bene che la verità, soprattutto al cinema, non esiste. Per non parlare della giustizia.
L’amatissima moglie Aurora, scomparsa otto anni prima, ha lasciato il Presidente con un dubbio. Un tradimento. Ma con chi? Col suo amico del cuore Ugo, Massimo Venturiello, che punta anche al suo appoggio per essere eletto come nuovo Presidente?
celeste dalla porta in parthenope photo by gianni fiorito
In questi sei mesi bianchi, le sue uniche preoccupazioni, che divide con l’amatissima figlia, una Anna Ferzetti bravissima, di grande misura e umanità, sono per la firma sulla legge sull’eutanasia che, da bravo cattolico, legato a un papa nero motociclista (è così, Sorrentino di papi ne ha una collezione, ma questo gli mancava), non vorrebbe firmare (“Se firmo divento un assassino, se non firmo un torturatore”). E due grazie, come da titolo, per due carcerati che hanno uno ucciso la moglie malata di Alzheimer e l’altra un marito violento che le faceva qualsiasi sopruso.
la grazia di paolo sorrentino 2
Alla figlia che spinge sia la legge sull’eutanasia che le due grazie, risponde da freddo giurista. Del resto proprio in questo semestre bianco ha scoperto di essere stato ribattezzato “cemento armato” e sa che non si sposterà facilmente né per coraggio né per amore della figlia passionaria. Sono grigio, non sono un argomento divertente, continua a ripetere ai tanti che gli vogliono bene. Un po’ Mattarella, un po’ Andreotti, ma, va detto, vestito benissimo, al punto che la direttrice di Vogue vuole intervistarlo per un servizio sulla visione della moda.
Quel che sogna il Presidente, che pur giura di non sognare mai, è di arrivare a uno stato di grazia, in equilibro tra la pesantezza della vita passata e il vuoto che gli offre la poca vita futura, dove potrà lievitare in leggerezza come vede librarsi in assenza di peso un pilota italiano nello spazio. Ma sogna anche di poter dire al suo segretario il giorno che se ne andrà dal Quirinale la battuta che si tiene da mesi, “Non siamo stati bravi, siamo stati eleganti”.
FILIPPO SCOTTI CIRO CAPANO - E' STATA LA MANO DI DIO
Con la ricerca di grazia, leggerezza e, soprattutto, eleganza, il film di Sorrentino compensa qualche slabbramento narrativo che nella seconda parte, quando la figlia adorata lascia il Presidente per andare dal fratello musicista a Montreal, si sente.
Non è per nulla un film politico, anche se nessuno come Sorrentino sa riempire di senso la messa in scena della solitudine del potere anche politico, né tanto meno un film nostalgico sulle grandi figure istituzionali del nostro paese (che pure ci starebbe…), ma è una sorta di commedia, a tratti davvero molto divertente, i dialoghi tra Servillo-Mariano e la sua amica del cuore Cocò Valori, interpretata da Milvia Mirigliani, sono favolosi, ma anche i dialoghi con la figlia, con il generale, frutto della lunga esperienza sui due seriali, “The Young Pope” e “The New Pope”, su un uomo alla ricerca della verità su se stesso nel momento che la fine del suo potere lo renderà inutilmente libero.
Ci sono grandi momenti stracult, Servillo che rappa è notevole, ma anche l’apparizione di Gue Pequeno, mentre non mi piace l’arrivo del presidente del Portogallo sotto la pioggia, o certi momenti più musical. Non so se sia più o meno riuscito di “Parthenope”, mi sembra che funzioni molto bene fino a quando mette in scena il padre e la figlia, cioè il Presidente e la figlia che ha dedicato a lui la sua vita.
Meno quando esce da questo schema. Ma è una perfetta apertura di una Mostra del Cinema, almeno sulla carta, potente. Piena di nomi e di talenti. Una Mostra che sembra aver trovato nel suo equilibrismo, più che equilibrio, politico, una sua qualche leggerezza e magari anche una sua eleganza.
toni servillo e paolo sorrentino sul set del divo
paolo sorrentino a palermo 2
paolo sorrentino a palermo 1
PAOLO SORRENTINO - FOTO DI CLAUDIO PORCARELLI
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