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VIAGGIO A PALM SPRINGS, IN CALIFORNIA, LA CITTA’ PIU’ QUEER D’AMERICA - TUTTO EBBE INIZIO DURANTE L’ETÀ D’ORO DI HOLLYWOOD: GLI ATTORI E GLI ARTISTI SOTTO I RIFLETTORI ERANO OBBLIGATI A RISPETTARE DETERMINATI CODICI MORALI E, MOLTO PRIMA CHE LE PERSONE LGBT+ FOSSERO ACCETTATE, DICHIARARSI APERTAMENTE QUEER ERA CONSIDERATO IL PECCATO PIÙ GRAVE - L’ATTENZIONE DEI MEDIA ERA AI MASSIMI LIVELLI E COSÌ L’ÉLITE HOLLYWOODIANA SFUGGIVA AGLI OCCHI INDISCRETI DI LOS ANGELES RIFUGIANDOSI A UN PAIO D’ORE DI DISTANZA, NEL DESERTO: PALM SPRINGS DIVENNE UNO SPAZIO DOVE POTER ESSERE GAY IN SICUREZZA (MOLTI SOSTENGONO IN CITTA’ LA COMUNITA’ LGBTQ+ RAPPRESENTI IL 50% DELLA POPOLAZIONE)
Dagotraduzione da https://metro.co.uk
Sotto un sole cocente del deserto, drag queen sfilano su auto decappottabili e cowboy avvolti nei colori dell’arcobaleno avanzano in mezzo a un mare di coriandoli scintillanti. Fa caldo. C’è rumore. È magnificamente queer. È il Pride nel cuore della Coachella Valley: Palm Springs.
Il mio viaggio alla scoperta dei Pride nel mondo mi ha portato in quella che potrebbe essere descritta come la città più queer d’America. E anche se le celebrazioni si svolgono in inverno, con il sole del deserto che picchia incessantemente, è l’evento più rovente a cui abbia mai partecipato.
La parata è eclettica ed esagerata. Cheerleader sfrecciano sui pattini a rotelle e bande musicali suonano brani di Chappell Roan e George Michael all’ombra delle palme. La mascotte della squadra locale di hockey incita la folla: la persona nascosta dentro quell’enorme costume da falco deve stare letteralmente bollendo dal caldo, ma continua comunque a sbattere le ali arcobaleno e a ballare.
«Mi piace la tua maglietta», mi urla qualcuno mentre mi rovescio addosso mezza bottiglia d’acqua. Dopo essere stato insultato con un epiteto omofobo al precedente Pride a cui avevo partecipato, avevo comprato apposta per l’occasione una maglietta con la scritta “Faggots Are Fantastic”.
Non è qualcosa che indosserei normalmente, ma se esiste un posto al mondo dove puoi portare una maglietta del genere in totale sicurezza, quel posto è Palm Springs. E lo dobbiamo ai pionieri queer che hanno trasformato questa città in ciò che è oggi.
Tutto ebbe inizio durante l’età d’oro di Hollywood. Le persone sotto i riflettori erano tenute a rispettare determinati codici morali e, molto prima che le identità LGBT+ fossero accettate culturalmente, dichiararsi apertamente queer era considerato il peccato più grave.
L’attenzione dei media era ai massimi livelli e così l’élite hollywoodiana sfuggiva agli occhi indiscreti di Los Angeles rifugiandosi a un paio d’ore di distanza, nel deserto. Per le persone queer, quel luogo divenne uno spazio dove poter essere sé stesse in sicurezza.
Quello che era iniziato come una serie di incontri discreti all’interno di abitazioni private si trasformò lentamente in una comunità prospera che cominciò a vivere apertamente anche nello spazio pubblico. La voce si diffuse rapidamente e, grazie a un costo della vita più accessibile rispetto a città come San Francisco e New York, sempre più persone queer iniziarono ad arrivare in massa.
All’inizio venivano come turisti, ma presto iniziarono a stabilirsi definitivamente e a chiamare questo luogo “casa”. Non esistono dati ufficiali sul numero di residenti LGBT+ a Palm Springs, ma molti sostengono che possano rappresentare addirittura il 50% della popolazione.
La città continua ancora oggi a riconoscere e celebrare le proprie radici, rendendo omaggio all’età d’oro di Hollywood, alla sua ricca storia queer e al modo in cui questi due elementi si intrecciano. Ha una propria Walk of Fame costellata di icone queer e una gigantesca statua di Marilyn Monroe che domina la città e che durante il Pride viene sempre illuminata con i colori dell’arcobaleno.
Il mondo dello spettacolo e le identità queer sono sempre andati di pari passo, e nessuno lo comprende meglio degli abitanti di Palm Springs. Anche quel senso di segretezza nel deserto continua a sopravvivere ancora oggi. Con viaggiatori queer che arrivano qui ogni fine settimana, la città offre l’opportunità di vivere esperienze in totale privacy: dai resort per nudisti dedicati agli uomini gay fino al Dinah Shore Weekend, il più grande e longevo festival al mondo dedicato alle donne queer.
Esistono inoltre case di riposo LGBT+, una chiesa queer e una vasta gamma di attività gestite dalla comunità e per la comunità: boutique, caffetterie, ristoranti e saloni di parrucchiere. Mi piace particolarmente il Trixie Motel, l’unico hotel al mondo a tema drag queen (e di proprietà di una drag queen), e Hot Cookie, uno spazio LGBT+ che serve dolci e biscotti fino a tarda notte.
Non è un caso che questa cultura queer continui a prosperare a Palm Springs, perché le identità LGBT+ vengono celebrate e tutelate anche dalle istituzioni. La città ha avuto diversi sindaci apertamente gay e, in vari momenti della sua storia, il consiglio comunale è stato composto in maggioranza da persone LGBT+.
Questa leadership queer ha consentito a Palm Springs di ottenere costantemente il punteggio massimo di 100 nell’indice statunitense dell’uguaglianza, attirando così sempre più membri della comunità. Uno studio di Booking.com mostra che il 56% dei viaggiatori LGBT+ ha prenotato un viaggio dopo aver visto una destinazione sostenere apertamente i propri residenti queer, e Palm Springs ne è l’esempio perfetto.
meta popolazione di palm springs si dichiara gay
Se costruisci una città queer, le persone queer arriveranno sicuramente. Palm Springs continua anche a combattere sul piano politico. Nel 2025, città di tutti gli Stati Uniti sono state costrette da nuove leggi a cancellare gli attraversamenti pedonali dipinti con i colori dell’arcobaleno. Palm Springs, invece, si è opposta, mantenendo il suo iconico Drag Queen Crossing e installando un nuovo pennone alto 65 piedi (circa 20 metri) per far sventolare una gigantesca bandiera arcobaleno tutto l’anno.
È un luogo dove il conflitto spesso associato all’essere LGBT+ sembra dissolversi e dove le persone possono semplicemente essere sé stesse fino in fondo. È un posto dove c’è sempre una festa, sempre qualcosa da celebrare, ma è anche una città che protegge i propri residenti sia sul piano legale sia su quello culturale. Il Pride è un momento speciale qui, ma in realtà la città non è più o meno gay durante questo fine settimana rispetto a qualsiasi altro periodo dell’anno.
Ho scoperto che qui il Pride dura 365 giorni l’anno e che, dai funzionari pubblici ai baristi delle caffetterie, ogni singolo residente lo rende assolutamente evidente. È un luogo che continuerò a visitare. Chissà, forse un giorno io e il mio futuro marito ci ritireremo a vivere proprio lì.
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