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VIDEO-FLASH! “LA NAZIONALE ITALIANA E’ STATA ROVINATA DALLA SINISTRA” – ITALO BOCCHINO DELIRA RISFODERANDO UN SUO CAVALLO DI BATTAGLIA, PER CUI E’ STATO SBERTUCCIATO SUI SOCIAL: “OGGI LA MAGLIA AZZURRA NON È PIÙ IL SOGNO DEI RAGAZZI CHE GIOCANO A CALCIO, IL SOGNO E’ FARE SOLDI, COMPRARE UNA NUOVA FERRARI, FARSI FOTO IN POSTI FIGHI CON LE MODELLE”. PARLA PROPRIO LUI CHE IN UNA INTERVISTA AL "CORRIERE DELLA SERA" RIVELO’: “AL TEMPO DEL BERLUSCONISMO ASPETTAVAMO LA FINE DELL’AULA PER FARE TAVOLATE CON ATTRICI, CANTANTI, VELINE E POI ANDARE TUTTI AL GILDA” – LA GENTE DA’ BUONI CONSIGLI QUANDO NON PUO’ DARE IL CATTIVO ESEMPIO, VERO ITALO? - VIDEO

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Dal profilo Instagram di Italo Bocchino

 

Guardate che la crisi della Nazionale non è solo tecnica. È culturale.

 

Quando mesi fa dissi che stavamo perdendo qualcosa di più di una partita, mi hanno massacrato sui social: “fesserie”, “nostalgia”, “retorica”. Eppure i fatti parlano da soli: la partita con la Bosnia e la terza esclusione di fila dai Mondiali dicono una cosa semplice e durissima. La maglia azzurra, il tricolore, non sono più il sogno assoluto per chi gioca a calcio.

 

Oggi il sogno sembra un altro: soldi, status, Ferrari, foto patinate, vita da copertina. Ma quando il sogno diventa solo quello, perdi la fame. Perdi l’orgoglio. Perdi la voglia di rappresentare l’Italia e di portarla sul tetto del mondo.

 

E questo non nasce dal nulla: è figlio di un indebolimento dell’identità nazionale che negli ultimi decenni è stato alimentato anche da una certa cultura di sinistra, quella che ha trattato l’orgoglio italiano come qualcosa di cui vergognarsi. Io non accuso la Schlein di aver “rovinato i calciatori”, ci mancherebbe. Dico una cosa più seria: quando distruggi l’idea di appartenenza, alla fine ne paghi il prezzo ovunque. Anche nello sport.

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E noi quel prezzo lo stiamo pagando. In campo, e fuori.

 

Estratti dall’intervista di Candida Morvillo pubblicata da corriere.it

 

(…) il Berlusconismo, la sera, andava al Gilda, il melonismo va a casa. La sua è una classe dirigente monastica. Io appartengo alla classe dirigente del passato. Noi aspettavamo la fine dell’aula per fare tavolate con attrici, cantanti, veline e poi andare tutti al Gilda».

 

«Berlusconi faceva cene eleganti, io cene allegre».

 

«Allegria di naufragi»?

 

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«L’allegria dello sbandato. Con gli amici, le bottiglie volavano a cena, ma quando ero solo, erano un antidepressivo. Solo vino, all’imbrunire. Da quando avevo 16 anni avevo costruito la mia identità sull’attività politica e non sapevo più chi fossi. La sera, tornavo a casa e mi aprivo una bottiglia».

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