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“VOLEVO TENERE I BAMBINI VICINO A ME” – IN AULA CHIARA PETROLINI, LA 24ENNE CHE HA SEPPELLITO I DUE FIGLI APPENA NATI NEL GIARDINO DI CASA, CAMBIA VERSIONE E SOSTIENE DI NON ESSERSI ACCORTA DI ESSERE RIMASTA INCINTA FINCHE’ NON HA PARTORITO: “NESSUNO MI HA MAI DETTO DI ESSERE INGRASSATA. SONO STATA DESCRITTA COME UN’ASSASSINA, COME UNA MADRE CHE UCCIDE I SUOI FIGLI, MA IO NON HO MAI VOLUTO FARE DEL MALE AI MIEI BAMBINI” – PER I PM, CHE HANNO CHIESTO 26 ANNI DI CARCERE, SONO SOLO MENZOGNE, CONFERMATE DALLE RICERCHE ONLINE DELLA GIOVANE SU COME ABORTIRE, NASCONDERE LA PANCIA, ACCELERARE IL TRAVAGLIO…
Estratto dell’articolo di Alessandro Fulloni per il “Corriere della Sera”
Chiara Petrolini nella sua casa di Vignale a Traversetolo
«Vivevo la mia vita, non pensavo di essere incinta: anche perché quando uscivo nessuno mi ha mai detto “sei ingrassata” o “hai la pancia”.
Mi dicevo: “impossibile che lo sia, se no gli altri se ne sarebbero accorti”. Continuavo la mia vita, mettendo in atto anche comportamenti che non vanno fatti se una donna è incinta, come fumare e bere»
Tribunale penale di Parma, ore dieci circa. In aula parla Chiara Petrolini, 24 anni, la studentessa accusata di doppio omicidio volontario premeditato per aver ucciso, il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024, i figli appena partoriti.
Seppelliti nel giardino della villetta in cui abitava con i genitori, e dove tuttora si trova agli arresti domiciliari, a Traversetolo, ai piedi dall’Appennino. Il secondo bimbo, stando all’autopsia, era di certo nato vivo. Non è escluso che lo fosse anche il primo, sempre secondo gli esami condotti sulle ossa del piccino.
A sorpresa, la giovane — per la quale a fine udienza l’accusa ha chiesto una condanna a 26 anni — esordisce con una dichiarazione spontanea. […] «Sono stata descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli — dice la giovane —, ma io non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini».
Dichiarazioni però «bollate» dalla pm Francesca Arienti […] come «strumentali. C’è stata una scelta consapevole di nascondere la gravidanza, mantenendo uno stile di vita incompatibile con una sana crescita intrauterina del feto, sigarette, bevande alcoliche e, a travaglio avviato, superalcolici e marijuana».
E poi la «tendenza sistematica a mentire» e le «decine di ricerche sul cellulare su come abortire, nascondere la pancia, accelerare il travaglio. Non ne abbiamo mai trovata una in positivo», erano «sempre ricerche di morte» ha concluso la pm […]
La versione della studentessa è diversa. Fa una specie di «retromarcia» rispetto a quanto detto durante gli interrogatori, dove aveva dichiarato che sapeva di essere incinta: «Ho detto queste cose perché mi sembrava l’unica spiegazione a quanto successo. Mai fatto un test di gravidanza, mai stata sicura di essere incinta».
Poi descrive cosa accadde dopo i due parti, scene sostanzialmente fotocopia. La prima volta, nella sua camera al piano interrato, «ho sentito mal di schiena e mal di pancia e, poco dopo, ho sentito di dover spingere, allora mi sono alzata dal letto e poco dopo mi sono ritrovata questo bimbo tra le mani. Mi sono accorta che non respirava e allora ho fatto la cosa che, per me, era in quel momento giusto fare, seppellirlo».
Un anno dopo, tutto «si è ripetuto nello stesso modo: non pensavo di stare partorendo, quella sera sono uscita e se avessi programmato tutto sarei stata a casa, poteva succedere da un momento all’altro».
A letto, pensò «che mi stesse venendo il ciclo, non ci ho dato importanza».
Ma poi «ho sentito di dover spingere, mi sono trovata tra le mani questa creatura» e per «prima cosa» ha «tagliato il cordone». Dopo, ricordi incerti: «credo di essere svenuta» e «quando mi sono svegliata, ho visto che il bambino non respirava più e la prima cosa che mi è venuta in mente da fare era seppellirlo. Non ho pensato che seppellito lì c’era anche l’altro bambino, non mi è venuto in mente». Ammette di aver fatto una «scelta sicuramente sbagliata», «ma in quel momento per me la era più giusta: tenerli accanto a me». […]
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