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    DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - HOUSE OF ASHES, IL TERZO EPISODIO DELL’ANTOLOGIA HORROR DARK PICTURES, CI TRASPORTA IN IRAQ DURANTE LA GUERRA AMERICANA CONTRO SADDAM. AL COMANDO DI UN MANIPOLO DI MARINES ALLA RICERCA DELLE FAMIGERATE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA TROVIAMO INVECE MOSTRI ANCESTRALI, MORTE E TERRORE. UN BRILLANTE E ORIGINALE BLOB DELLO SPAVENTO TRA ALIENS, THE DESCENT E PITCH BLACK PER RABBRIVIDIRE DURANTE HALLOWEEN - VIDEO


     
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    Federico Ercole per Dagospia

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    Iraq 2003, oltre l’orrore della guerra c’è quello del mostro. 

     

    Questa volta ne sopravvive soltanto uno, anche se avrei potuto salvare tutto il mio belligerante quintetto protagonista di House of Ashes, il terzo episodio delle Dark Pictures di Supermassive Games, il più riuscito di una spassosa antologia del brivido e dell’orrore che giunge per PlayStation, Xbox e Microsoft Windows durante i giorni che precedono Halloween.

     

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    Sarebbero bastate soltanto più attenzione e empatia, soprattutto quest’ultima, per condurre vivi fino alla fine della loro disperata avventura nel sottosuolo questi sventurati soldati alle prese con il terrore scaturito dagli abissi. Ma il bello di queste storie interattive, le cui dinamiche derivano dalle invenzioni di Quantic Dream con Heavy Rain, è che proseguono malgrado l’estinzione dei personaggi, ci puniscono per un solo errore di digitazione o per una scelta infausta, mimando con efficacia la vita. Certo, potremmo uscire dal gioco e ricominciare la sequenza per ottenere esiti diversi, ma che gusto ci sarebbe? 

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    Così nella mia “realtà” è sopravvissuto solo Salim, un pensieroso soldato iracheno stanco della guerra e affezionatissimo al figlio, il personaggio che più ha destato la mia simpatia a causa della sua umanità, anche se mi dispiace per il povero Nick, con i suoi terribili sensi di colpa derivanti dall’avere ucciso una ragazza civile e innocente durante un controllo a un posto di blocco.

     

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    Comunque se non ci fossero vittime tra i protagonisti l’horror risulterebbe depotenziato e l’esuberante squadra di marines e agenti speciali controllabili durante House of Ashes sembra ideato apposta per essere carne da macello, vittime designate, come quando in Star Trek, insieme a Kirk o Spock, vediamo teletrasportati su un pianeta ostile due membri dell’equipaggio mai visti prima: sappiamo che dovranno morire. 

     

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    Tuttavia, ribadisco, avete la possibilità di salvare tutti e nessuno, oppure solo due o tre, e persino di gestire l’esito di un complicato rapporto amoroso. Ognuno può giocare il suo House of Ashes o rigiocarlo a oltranza per esperire tutte le sue ramificazioni narrative, tanto per finirlo una volta ci vogliono solo dalle sei alle otto ore.

     

    UNA REMOTA CIVILTA’

    Si comincia con un preludio fanta-storico nel 2000 avanti Cristo che ci trasporta presso il popolo persiano degli Accadi, governati da un re folle a furia di sacrifici umani. Qui cominciamo a percepire l’alito nefasto del soprannaturale e si intravede con gioia macabra la sagoma maledetta del dio sumero Pazuzu, responsabile della possessione di Linda Blair ne L’Esorcista, presenza che comunque sarà marginale rispetto ai “veri” orrori di House of Ashes.

     

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    Eccoci quindi nel nuovo millennio, durante la guerra americana contro Saddam; il tenente Eric King (nel frattempo ignaro che la moglie della CIA, Rachel, ha una relazione con il tormentato Nick) crede di avere scoperto il luogo nel quale sono celate le famigerate armi di distruzione di massa irachene. Così la truppa parte in elicottero, per fortuna senza la Cavalcata della Valchirie, e poco dopo si ritrova sprofondata sotto terra, tra i ruderi dell’antico tempio degli Accadi che vedemmo all’inizio. 

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    Cambiando punto di vista da un  personaggio all’altro, cominciamo quindi a esplorare le tenebre polverose del sottosuolo, intuendo da subito la presenza di creature letali che ci danno la caccia. Giocato su Playstation 5, House of Ashes trascorre con il fotorealismo di un lungometraggio cinematografico e la resa estetica di effetti luminosi, superfici pietrose, luce e tenebra, risulta davvero spettacolare.

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    Rispetto ai precedenti episodi c’è più azione (relativa al genere) ed esplorazione, sempre molto tesa e motore di suspence. Ma talvolta i segmenti non interattivi sono davvero troppo lunghi, anche se per lo più affascinanti da guardare, ed è capitato che dopo cinque minuti di immagini senza gioco l’azione cominciasse d’improvviso, trovandomi con le mani rilassate sul controller e quindi non pronto a premere il tasto giusto. Il povero Jason è morto così, c’est la vie!

     

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    BRILLANTE BLOB DI ORRORI

    Rispetto al navale Man of Medan e lo stregonesco Little Hope, i due comunque validi episodi precedenti, House of Hashes ha il pregio di sostenere l’orrore sovrannaturale fino alla fine, senza negarlo con un “escamotage” narrativo. Più ispirato nella messa in scena di tanti horror mainstream contemporanei, nell’era in cui non ci sono più Romero, Craven e Carpenter non fa più film, House of Ashes sembra un brillante blob di tanta cinematografia dell’azione e dello spavento, a partire dal superficiale ma riuscito omaggio all’Esorcista.

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    Nella sua curiosa riscrittura dei miti del vampiro, l’ultima opera di Supermassive Games rimanda ad Aliens di Cameron con i marines di fronte all’ignoto mostruoso, a The Descent di Marshall con la discesa verso il profondo e le sue glabre creature o a Pitch Black di Twohy con la sua eclisse e i mostri fotosensibili. 

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    Da giocare di notte, da soli con le cuffie perché il lavoro sul sonoro è notevole, oppure vissuto in compagnia per condividere la tensione della sopravvivenza ed alimentare il gioco dei ruoli -che può essere assai interessante considerato il rapporto ambiguo tra i protagonisti- House of Ashes è un gioco che tende al cinema, talvolta lo diventa, per fortuna non lo è, lasciandoci vivere e morire nel suo mondo senza la passività di spettatori. 

     

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