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LA PRIMA VITTIMA DELLE BOMBE DI TRUMP SONO I MERCATI EUROPEI – NELLE DUE SETTIMANE DELLA GUERRA NEL GOLFO LE BORSE DEL VECCHIO CONTINENTE HANNO BRUCIATO OLTRE MILLE MILIARDI DI EURO DI CAPITALIZZAZIONE – NONOSTANTE IL RILASCIO DELLE SCORTE E L'ALLEGGERIMENTO TEMPORANEO DELLE SANZIONI ALLA RUSSIA LE QUOTAZIONI DEL PETROLIO RESTANO ALTE, ATTORNO ALLA SOGLIA PSICOLOGICA DEI 100 DOLLARI AL BARILE – L'INCOGNITA CHIAVE RESTA LA DURATA DEL CONFLITTO, E QUINDI DELLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ CHE TAGLIA FUORI DAL MERCATO GLOBALE IL 20% DELLA PRODUZIONE DI IDROCARBURI…
Estratto dell’articolo di Filippo Santelli per “la Repubblica”
A due settimane dall'inizio dell'offensiva militare contro l'Iran resta massima l'incertezza sui mercati, sia quelli dell'energia che quelli finanziari, per gli sviluppi, la durata e quindi gli effetti economici del conflitto. Ieri le quotazioni del greggio si sono mosse meno dei giorni precedenti, ma nonostante il rilascio delle scorte e l'alleggerimento temporaneo delle sanzioni alla Russia restano attorno alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Stessa cosa per il gas, che ad Amsterdam è poco sotto i 50 euro al megawattora.
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navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz
I listini europei hanno registrato perdite comprese tra i tre decimi di Milano e i nove di Parigi: dall'inizio della guerra la loro capitalizzazione complessiva si è ridotta di 1.162 miliardi. Wall Street, che in tutto questo periodo ha retto meglio, ha chiuso con perdite simili.
L'incognita chiave resta sempre la durata del conflitto, e quindi della chiusura dello stretto di Hormuz che taglia fuori dal mercato globale il 20% della produzione di idrocarburi. Quotazioni a questi livelli, alti ma inferiori ai picchi toccati all'inizio della guerra in Ucraina, mostrano che lo scenario base per i mercati è ancora una crisi breve e uno shock sui prezzi energetici non duraturo, soprattutto per la necessità di Trump di evitare ondate inflazionistiche in vista delle elezioni di Midterm. [...]
usa israele iran mercati finanziari borse
In assenza di novità sul fronte militare o diplomatico ieri a condizionare i listini sono stati soprattutto i dati sull'economia americana. La crescita dell'ultimo trimestre dello scorso anno è stata rivista allo 0,7%, rispetto all'1,4% delle stime preliminari: significa che gli States hanno chiuso il 2025 più deboli di quanto si ritenesse (e molto più di quanto vanta Trump), in particolare sul fronte dei consumi.
Da mesi il mercato del lavoro si è raffreddato e questo conflitto potrebbe ulteriormente danneggiare la fiducia. La prossima settimana i fari si sposteranno sulle Banche centrali: sia la Fed (mercoledì) che la Bce (giovedì) hanno in programma le riunioni di politica monetaria.
In realtà né da questa parte né dall'altra dell'Atlantico si prevedono variazioni dei tassi, ma tutti cercheranno di capire come i guardiani della moneta valutano i possibili effetti della crisi sull'inflazione. [...]
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