khamenei proteste iran

L’AYATOLLAH SENTE IL FIATO SUL COLLO. E MOSTRA IL PUGNO DURO – IL REGIME IRANIANO RISPONDE ALLE PROTESTE ANTI-GOVERNATIVE CHE VANNO AVANTI DA 12 GIORNI CON LA REPRESSIONE - DECINE DI PERSONE SONO STATE GIUSTIZIATE E OLTRE 2MILA SONO STATE ARRESTATE IN MENO DI DUE SETTIMANE, MA IL POPOLO CONTINUA A SCENDERE IN PIAZZA: “MORTE AL DITTATORE. NON ABBIAMO PIÙ PAURA. STA PER ACCADERE QUALCOSA DI GROSSO” – ALCUNI MANIFESTANTI SPERANO NELL’INTERVENTO DI TRUMP, MA NON TUTTI SONO D’ACCORDO…

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1 - GLI AYATOLLAH MOSTRANO IL PUGNO DURO. MA LA RIVOLTA SI ALLARGA ANCORA: DUEMILA ARRESTI

iran manifestazioni scontri

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

Decine di persone giustiziate in meno di due settimane. È così che gli ayatollah ricordano agli iraniani che cosa sono capaci di fare. Giustiziano i «criminali comuni» per ricordare al popolo che protesta come si può finire se si disubbidisce alle leggi del regime. «Non abbiamo più paura», urla chi insorge per le strade.

 

La nuova rivolta partita dai bazar di Teheran per le condizioni economiche disastrose di un Paese al collasso è al suo dodicesimo giorno. [...] Oltre cento città coinvolte. Ventisei province su 31. Più le proteste si allargano, più la repressione si fa brutale.

 

iran manifestazioni scontri

Il presidente cosiddetto riformista Massoud Pezeshkian ha intimato alle forze di sicurezza di «non intraprendere alcuna azione» contro i manifestanti pacifici, distinguendo loro dai «rivoltosi», come aveva suggerito nei giorni scorsi anche la Guida suprema Ali Khamenei. Ma «chi imbraccia pistole, coltelli e machete contro commissariati e basi resta un teppista».

 

Sul fronte opposto, il capo dell’esercito, il generale Amir Hatami, ha brandito la minaccia d’un intervento militare preventivo, in replica alle parole di Trump che si è detto pronto a entrare in scena se il regime continua a massacrare civili nelle piazze. [...]

 

iran manifestazioni scontri

Ieri, a Lordegan, 455 chilometri a sudovest di Teheran, ci sono stati scontri armati con la polizia, dove si segnalano due morti tra gli agenti e 30 feriti, dice l’agenzia di stampa iraniana Fars: «Pietre sulle forze dell’ordine, poi armi da fuoco». A Bojnourd, sempre l’agenzia racconta che «i rivoltosi hanno preso a sassate la moschea Imam Khomeini, frantumando vetrate e dato fuoco a una libreria di Corani: “Tutti i libri in cenere”. “Un iraniano muore ma non si umilia!”».

 

[...] C’è un messaggio che arriva dagli Stati Uniti. Dall’influencer americana di estrema destra Laura Loomer che prova a dare un consiglio a Donald Trump: «Il presidente», scrive su X, «dovrebbe invitare Reza Pahlavi nello Studio Ovale, e dovrebbe invitare anche Elon Musk che in quell’incontro dovrebbe annunciare Starlink gratis per il popolo iraniano fino alla caduta della dittatura ».

 

2 - «ABBIAMO CAMBIATO LA TESTA DELLE FAMIGLIE SIAMO TUTTI IN STRADA»

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

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Da tre giorni Soren cammina con un sasso in tasca. Non sa se troverà mai il fegato di scagliarlo, «forse no», confida, ma vuole tenersi pronto. Pronto alle cariche della polizia o a difendersi se lo assalgono. [...]

 

Viene da Rasht, 300 chilometri a nord di Teheran, ha 28 anni e fa il pubblicitario. [...] Della politica non gli importava niente. Poi è arrivato il 2022, con l’uccisione di Mahsa Jina Amini e il grido di «Donna, Vita, Libertà». «In quei giorni sono andato a protestare fino a Teheran e per la prima volta ho creduto che ce l’avremmo fatta a cambiare tutto». Ossia: rovesciare pacificamente il regime degli ayatollah. Ma, avverte Soren, «questa rivolta è DIVERSA». [...] «Le strade ribollono di gente più grande, più arrabbiata, che ha fame. Niente clip su TikTok, solo rabbia. Sento che sta per accadere qualcosa di grosso».

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Inonda la chat di video ripresi dall’alto delle strade e delle piazze di Rasht brulicanti di folla che urla «non avere paura, siamo tutti insieme», «morte al dittatore», «non fare lo spettatore, unisciti a noi». Spiega ogni coro e chiosa: «Rispetto a prima, ora abbiamo le spalle coperte».

 

Le «spalle coperte» sono gruppi pronti a ribattere colpo su colpo alla violenza delle Guardie di Ali Khamenei. C’è chi s’infila il coltello in tasca, chi fabbrica molotov in casa, chi erige barricate facendo arrivare camion carichi di detriti: è successo a Shiraz. Da fuori qualcuno manda soldi per aiutare ad armarsi.

 

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[...] La rabbia cresce nelle regioni più povere, come a Ilam, o in quelle delle minoranze etniche, come nel Kurdistan, dove i fucili girano più facilmente. E le autorità lo sanno bene ed è per questo che laggiù la repressione si fa sempre più feroce.

 

Mina […] Ha 23 anni, studia Matematica, gira senza velo e ha marciato con il movimento Donna, Vita, Libertà. «Si incrociano persone di tutte le età e di tutti i ceti. Alcuni sperano nell’intervento di Donald Trump. Non condivido questa visione, ma pazienza: ora è tempo di sperare». […]

 

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Internet va e viene. La paura è che nei prossimi giorni gli ayatollah lo spengano del tutto. Sui social girano appelli perché i feriti non vadano negli ospedali assediati dalle guardie. Gruppi clandestini di dottori e infermieri si offrono per curarli in ambulatori segreti, come nel 2022. Anche questa è una protesta senza leader, perché le personalità politiche più rilevanti sono tutte in cella, ed è il motivo per cui nelle strade si grida: «Vogliamo lo scià, vogliamo Reza Pahlavi».