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    MACRON, CHE ROTTURA DI COGLION! - NEL SUO PRIMO DISCORSO AL PARLAMENTO EUROPEO, IL PRESIDENTE FRANCESE RACCONTA UNA REALTA’ A SUO USO E CONSUMO: “STA EMERGENDO UNA GUERRA CIVILE EUROPEA. VENGONO A GALLA I NOSTRI EGOISMI NAZIONALI E IL FASCINO ILLIBERALE CON UN CONTINENTE DIVISO TRA EST E OVEST, NORD E SUD” - PERCHE’ INVECE DI ROMPERE IL CAZZO NON ACCOGLIE I MIGRANTI CHE RESPINGE A VENTIMIGLIA?


     
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    Marco Bresolin per www.lastampa.it

     

    macron napoleone macron napoleone

    Quello in cui stiamo vivendo «non è un periodo normale» perché «sta emergendo una sorta di guerra civile europea». Lasciati da parte i sogni e le ambizioni lanciati alla Sorbona a fine settembre, il primo discorso di Emmanuel Macron al Parlamento europeo di Strasburgo è molto più realista. Fa i conti con la dura realtà. E usa parole forti. In un contesto in cui «stanno venendo a galla i nostri egoismi nazionali e il fascino illiberale», con un continente diviso «tra Est e Ovest, tra Nord e Sud, tra Paesi piccoli e grandi». 

     

    IL RIFERIMENTO ALLA RUSSIA 

    Il presidente francese, accolto da applausi forse più timidi del previsto, parla della necessità di costruire una nuova «sovranità europea che protegga i cittadini». Cita più volte il contesto internazionale, in cui ci sono «potenze autoritarie che affascinano qualcuno», dice riferendosi alla Russia, senza citarla. Ma avverte: «Non serve una democrazia autoritaria, ma l’autorità della democrazia».

    MACRON MACRON

     

    Bisogna «ascoltare la rabbia dei cittadini», ma evitare «il ritorno al nazionalismo del passato che abbiamo già sperimentato». Macron ricorda che la sua generazione non ha conosciuto la guerra e «si sta permettendo il lusso di dimenticare quello che i predecessori hanno vissuto. Io non voglio appartenere a una generazione di sonnambuli che ha dimenticato il proprio passato e i tormenti del proprio presente».

     

    IL BILANCIO DELL’EUROZONA 

    Per scongiurare la paralisi, indica i quattro fronti su cui l’Ue deve assumersi le sue responsabilità e agire entro la fine della legislatura per ottenere risultati. Bisogna «sbloccare la riforma di Dublino, su cui c’è un dibattito avvelenato» e lanciare un «programma europeo per finanziare le comunità locali che accolgono i rifugiati».

     

    macron macron

    Il che vuol dire più soldi per chi accoglie, ma senza obblighi. Insiste sulla Web Tax «che in futuro ci darà risorse proprie per il bilancio europeo» e sulla riforma dell’eurozona, con il completamento dell’unione bancaria. Quando cita il suo cavallo di battaglia, il bilancio dell’eurozona che non riesce a vedere la luce per le tante resistenze, l’applauso che parte è quasi impercettibile. Poi chiude con gli aspetti legati alla creazione di una cultura europea, come il progetto delle università e l’ampliamento dell’Erasmus.

     

    LA STOCCATA A TRUMP 

    Con un orizzonte più vasto, cita la Difesa comune e si vanta del fatto che «davanti a Paesi come la Russia l’Ue ha mostrato un volto unico». Idem sul fronte commerciale «per difendere i settori strategici dagli investimenti stranieri». Rilancia la Carbon Tax, parla di «sovranità digitale europea» e sottolinea anche gli aspetti legati alla salute e all’alimentazione. Poi punzecchia gli Stati Uniti, «i nostri alleati», che «oggi cedono di fronte alle proprie responsabilità» soprattutto «nella lotta al cambiamento climatico e al commercio libero». 

    merkel macron merkel macron

     

    L’IMPEGNO FRANCESE 

    La Francia, dice, è pronta a fare la sua parte aumentando il contributo al bilancio europeo. «Ma va rifondato per fare in modo che esprima un progetto politico di coerenza e convergenza». Macron sostiene l’idea di introdurre entrate comunitarie (come la Web Tax e la Carbon Tax) per finanziare i beni comuni europei come Difesa e immigrazione. I fondi Ue, ribadisce, vanno condizionati al rispetto di parametri fiscali e sociali. 

     

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    L’ELOGIO DI JUNCKER 

    Jean-Claude Juncker lo elogia per il sostegno dato dalla Francia alle proposte della Commissione europea, ma lo avverte: «L’Europa non è solo franco-tedesca. Per far funzionare il motore serve anche l’apporto degli altri». E il socialdemocratico tedesco, Udo Bullman, lo mette in guardia dagli sgambetti che stanno per arrivare da Berlino «dai tanti nuovi Schaeuble».

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