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    MAGISTRATI SENZA GIUSTIZIA - BELL'AMBIENTINO ANCHE AI VERTICI DEL TRIBUNALE DI TORINO, DOVE IL PRESIDENTE MASSIMO TERZI, 65 ANNI, SE N'È ANDATO IN PENSIONE ANTICIPATA SBATTENDO LA PORTA: "TRADITO DALLE CORRENTI, SONO DELUSO DA QUESTO MONDO" - LA ROSICATA È LA MANCATA NOMINA A PRESIDENTE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO: AL SUO POSTO È STATO SCELTO IL 60ENNE GIUSEPPE ONDEI, MA TERZI NON CI STA: "DOPO 17 ANNI DI RUOLI DIRETTIVI AVEVO PIÙ TITOLI..."


     
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    Giuseppe Legato per "La Stampa"

     

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    È un addio amaro. «Avevo più titoli io. Sono deluso da questo mondo e quindi vado via. A queste condizioni non ci sto». Da ieri Massimo Terzi, 65 anni, non è più il presidente del Tribunale di Torino, ma non è più neanche un togato.

     

    Si è dimesso da tutto, quindi anche dalla magistratura andando in pensione in anticipo di 5 anni rispetto alla reggenza che la sua età gli avrebbe consentito di ricoprire dentro il mondo della giustizia.

     

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    Ha sbattuto la porta lasciandosi alle spalle un mondo per cui per decenni ha prestato servizio nei vari ruoli ricoperti, ultimo quello a capo dell'ufficio torinese. Il motivo è chiaro e noto anche se non se ne troverà traccia nella domanda inviata un mese fa - e ieri accolta - al plenum del Csm.

     

    Terzi si è sentito estraneo a un contesto che per decenni lo ha visto al lavoro. Tradito - a suo avviso - da meccanismi di merito e di riconoscimento di competenze che pure è convinto di aver dimostrato nel tempo di possedere.

     

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    «Ho fatto 17 anni di ruoli direttivi e mi hanno preferito un altro che non aveva questi numeri. Cosa dovrei pensare?». La mancata nomina a presidente della Corte d'Appello di Milano è il punto finale di un disagio che in parte aveva confidato a pochissimi diventato ferma decisione dopo la bocciatura avvenuta a giugno.

     

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    Per anzianità e per titoli appariva il candidato favorito per ottenere quell'incarico rimasto vacante dall'agosto 2020, ma il Consiglio superiore della magistratura gli aveva preferito Giuseppe Ondei.

     

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    Pur senza attaccare mai il rivale, in privato, non aveva omesso di ricordare ad alcuni colleghi come «il tempo trascorso a dirigere uffici non potesse non essere tenuti in considerazione» nella scelta lasciando aperto più di un dubbio sul ruolo giocato dalle correnti togate.

     

    I tempi, i modi e le ragioni con cui è maturata questa scelta, propendono nettamente per rafforzare un personale interrogativo che riaprirà la ferita all'interno della magistratura dopo lo scandalo che ha travolto il Csm negli ultimi tempi.

     

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    Ondei, 60 anni, già vicario della Corte d'appello di Milano, era il candidato "interno" a ricoprire quel ruolo dopo aver guidato una delle sezioni penali prima a Brescia (dove era stato anche presidente) e poi nella stessa Milano.

     

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    Terzi invece era già alla guida del Tribunale di Torino dal 2015 e prima ancora aveva diretto l'ufficio giudiziario di Verbania distinguendosi per una riforma dei meccanismi del processo civile intrisi di lungaggini e di burocrazie.

     

    Fu pionieristica - rispetto ai tempi - la sua scelta di portare i processi del civile on line praticamente al 100% in tutte le sue fasi: dalla costituzione delle parti fino alla sentenza. L'idea fu estesa a Torino diventata presto un modello per molti altri uffici giudiziari.

     

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    Nel capoluogo subalpino alla luce del rilevante arretrato che si ritrovò sulla scrivania fin dai tempi dell'insediamento, ha cercato di porre rimedio con una serie di misure tra le quali l'estensione delle udienze del penale anche al pomeriggio: il meccanismo non ha ancora raggiunto il suo massimo potenziale per via della crisi pandemica che ha rallentato tutti gli uffici italiani.

     

    Terzi credeva e sentiva di poter portare la sua esperienza negli uffici milanesi e di meritarlo per anzianità e titoli. Area e Unicost lo avevano votato (oltre a due laici), Magistratura Indipendente (a cui era stato vicino anni fa) e Autonomia e Indipendenza gli hanno preferito Ondei.

     

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    "Sono stato tradito da un meccanismo che non premia esperienza e competenze» ha detto ai colleghi. A Torino, al momento, non ci sono commenti ufficiali alla vicenda, ma i dubbi di Terzi che hanno accompagnato la scelta di lasciare in anticipo la toga e l'incarico sono conosciuti e in larga parte rispettati.

     

    Si sa che dal prossimo primo ottobre, sarà Modestino Villani, stimato giudice, già presidente della sesta sezione penale, scelto da Terzi come vicario ad assumere la reggenza dell'ufficio anche sul settore civile. Ci vorrà poi un bando e i primi nomi si affacciano sulla corsa a uno scranno che nessuno pensava si liberasse cosi presto.

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