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CRONACA NERA, OSSESSIONE D'ITALIA – SECONDO I DATI RACCOLTI DA ONLY NUMBERS DI ALESSANDRA GHISLERI, IL 74,3% DEGLI ITALIANI SEGUE PROGRAMMI O CONTENUTI DEDICATI ALLA CRONACA NERA CON UNA CERTA REGOLARITÀ – IL 42,8% SI DICE ASSUEFATTO DALLA MODA DEL MOMENTO, IL 29,6% AMMETTE DI ESSERE SPINTO DALLA CURIOSITÀ - GHISLERI: “IL PARADOSSO È CHE GLI STESSI CITTADINI CHE ALIMENTANO QUESTO MECCANISMO CON LA LORO ATTENZIONE NE PERCEPISCONO GLI EFFETTI COLLATERALI: QUASI UNO SU DUE (46,3%) È CONVINTO CHE QUESTI PROGRAMMI STIMOLINO E AMPLIFICHINO UN SENSO DI INSICUREZZA E...”
Estratto dell’articolo di Alessandra Ghisleri per “la Stampa”
C'è un rito collettivo che gli italiani celebrano ogni giorno, tra un telegiornale e l'altro, tra uno spuntino e un aperitivo, tra un talk show e il suo approfondimento serale quello di seguire, quasi con devozione, i casi di cronaca nera.
Secondo i dati di Only Numbers tre quarti degli italiani seguono programmi, podcast o contenuti dedicati alla cronaca nera, agli omicidi, ai femminicidi e lo fanno con una certa regolarità (74,3%).
[...] Non si tratta più di una nicchia per appassionati del giallo, ma di un vero e proprio fenomeno di massa, che attraversa fasce d'età, estrazioni sociali e sensibilità politiche diverse. [...]
Le motivazioni, quando vengono esplicitate, raccontano già una parte della storia. Un cittadino su tre (29,6%) ammette che a spingerlo è semplicemente la curiosità, quel bisogno, antico quanto l'uomo, di capire «come è potuto succedere». Sì, perché spesso, in questi tragici fatti i protagonisti sono quei "bravi ragazzi" della porta accanto, quelli che escono con i nostri figli, che incontriamo per strada ogni giorno, così, se si riesce a comprendere la dinamica del delitto - un movente, un contesto, una devianza…, inconsciamente ci si può convincere che a "noi" non potrebbe accadere, perché "noi" non abbiamo quelle caratteristiche.
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C'è poi chi si dichiara affascinato dal meccanismo investigativo e giudiziario (17,9%), dal modo in cui si costruisce una prova, si smonta un alibi, si arriva - o non si arriva - a una verità processuale. Per il 42,8% degli intervistati il crime rappresenta semplicemente la moda del momento, in grado però di assuefarci e trasformarci. Sono motivazioni comprensibili, quasi rassicuranti nella loro razionalità.
alberto matano la vita in diretta
Tuttavia, la ragione più inquietante non è tra quelle dichiarate, ma è quella che emerge quando si osserva la costruzione stessa dei palinsesti. La cronaca nera non risponde solo a una domanda, la crea. I contenitori televisivi che trattano questi temi occupano fasce sempre più ampie, diventando essi stessi intrattenimento puro, format ricorrenti con la propria drammaturgia, i propri protagonisti fissi, i propri tempi narrativi.
scazzo tra luciano garofano e gli avvocati di alberto stasi a lo stato delle cose 2
Non si tratta più di informare su un fatto, ma di trasformare il dolore altrui in prodotto seriale, generando un circolo che si alimenta da solo. Ed è proprio qui che il quadro assume i contorni di un vero e proprio cortocircuito. I programmi di cronaca nera sono ormai presenti in tv praticamente ventiquattr'ore su ventiquattro. Il pubblico li segue, gli ascolti salgono, e più crescono le percentuali dello share, più questi contenuti si moltiplicano.
Un circolo vizioso in cui la moda del momento, il caso mediatico che "tira", diventa il principale criterio editoriale. I medesimi crimini vengono trattati e ritrattati, sezionati con un'insistenza che in determinati casi ha ben poco di giornalistico e molto di morboso, fino a saturare il dibattito pubblico attorno a due o tre vicende alla volta, spesso a scapito di tutto il resto.
scontrini del parcheggio di vigevano a casa della famiglia di andrea sempio
Il paradosso è che gli stessi cittadini che alimentano questo meccanismo con la loro attenzione ne percepiscono con lucidità gli effetti collaterali. Quasi un cittadino su due (46,3%), infatti, è convinto che questi programmi stimolino e amplifichino un senso di insicurezza che nella nostra società è già ampiamente diffuso, una percezione che, come sappiamo dai dati oggettivi su criminalità e sicurezza, va spesso oltre il ragionevole, disallineandosi dalla realtà.
LA DONNA TROVATA MORTA A VILLA PAMPHILI CON REXAL FORD - Francis Kaufmann - FOTO CHI LHA VISTO
A volte sembra quasi che si formino dei veri e propri filoni tematici [...] Ancora più significativo è che il 41,0% degli intervistati intravede una vera e propria commistione tra queste trasmissioni e l'apparato della giustizia.
L'idea che il racconto televisivo non si limiti a seguire i processi, ma finisca per influenzarli, anticiparli, in qualche misura condizionarli, è il segno di una sfiducia diffusa verso il delicato confine tra il piano mediatico e quello giudiziario.
[...] per il 56,2% dei cittadini intervistati, il successo di questi programmi non è un capriccio del pubblico, né una semplice tendenza televisiva, ma lo specchio di tutti i problemi irrisolti della nostra società.
Un confronto tra sicurezza percepita e sicurezza reale, tra giustizia e fiducia nelle istituzioni che dovrebbero amministrarla. [...]
ANDREA SEMPIO - CHI L HA VISTO
Ci troviamo di fronte a una società che ha bisogno di guardare ciò che teme, quasi per esorcizzarlo, ma che nel farlo rischia di restarne prigioniera. [...]
Non si tratta di un pubblico ingenuo o manipolato inconsapevolmente. È un pubblico che sa di essere dentro un meccanismo particolare, e che ci resta lo stesso. Non ignoranza, ma piuttosto una forma di dipendenza collettiva consapevole il che è molto più serio di una semplice disinformazione. [...] Il vero caso da indagare, allora, non è più (solo) quello raccontato in prima serata, è il motivo per cui, giorno dopo giorno, continuiamo a restare incollati allo schermo.
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