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L’ITALIA, IL PAESE DEL “PIZZA, PASTA, MANDOLINO” – ALDO GRASSO: “DA QUANDO LA CUCINA ITALIANA È DIVENTATA PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UNESCO, SIAMO DESTINATI A DIVENTARE UN PAESE DI CUCINIERI E DI AFFITTACAMERE” – “HO LA SENSAZIONE CHE L’ITALIA RAPPRESENTATA IN TV RISPONDA A UN’IMMAGINE STEREOTIPATA E RASSICURANTE: BELLEZZE NATURALI, BUON CIBO, ACCOGLIENZA CALOROSA, UN PAESE 'DA CARTOLINA' CHE FUNZIONA BENE IN TV, ANCHE PER IL PUBBLICO INTERNAZIONALE” – “QUESTI PROGRAMMI FESTAIOLI SUGGERISCONO L’IDEA CHE L’ITALIA SIA ABITATA PRINCIPALMENTE DA CHEF, RISTORATORI E GESTORI DI B&B. CHIUDIAMO LE INDUSTRIE (ACCIAIO, AUTO, TESSILE…) E APRIAMO STREET FOOD, POSSIBILMENTE CON DEHORS…”
Estratto da “Cara televisione. Una storia d’amore e altri sentimenti”, di Aldo Grasso, ed. Raffaello Cortina
ALDO GRASSO - CARA TELEVISIONE
Da quando la cucina italiana è diventata patrimonio immateriale dell’Unesco, siamo destinati a diventare un paese di cucinieri e di affittacamere. Ci siamo subito arresi all’imposizione dei dazi da parte degli Stati Uniti mettendo seriamente a rischio il comparto agroalimentare.
La nostra economia si baserà principalmente sull’accoglienza dei vacanzieri di tutta Europa, isole comprese. È quanto si propone il governo quando parla di “undertourism”? Dice: «L’Italia è tutta una nazione turistica, dobbiamo rafforzare la promozione delle zone meno conosciute che non sono meno belle, ma semplicemente meno conosciute, penso alle aree interne e alle isole minori». Tutti a Salina? Tutti a Marettimo?
Non so se è una mia impressione, ma d’estate i programmi sui borghi antichi, sulle località turistiche, sulle cucine regionali, sulle bellezze enogastronomiche da scoprire aumentano a dismisura.
D’inverno, abbiamo cuochi diventati star (Carlo Cracco, Antonino Cannavacciuolo, Giorgio Locatelli), programmi come “MasterChef”, “Cucine da incubo”, “La prova del cuoco”, e innumerevoli cooking show regionali per spiegare cosa sono i ravioli al plin. D’estate, c’è l’enorme spazio dato a piccoli doc su bed & breakfast, agriturismi, borgate ristrutturate, viaggiatori alla ricerca del “vero spirito italiano.
Ho la sensazione che l’Italia rappresentata in tv risponda a un’immagine stereotipata e rassicurante: bellezze naturali, buon cibo, accoglienza calorosa, un Paese “da cartolina” che funziona bene sul piccolo schermo, anche per il pubblico internazionale.
L’idea dell’Italia come “paese da scoprire” viene frammentata in centinaia di micronarrazioni: ogni località, ogni cucina tipica, ogni stanza in affitto vuole diventare un “brand iconico”. Tutti questi programmi festaioli suggeriscono l’idea che l’Italia sia abitata principalmente da chef, ristoratori e gestori di B&B. Chiudiamo le industrie (acciaio, auto, tessile…) e apriamo street food, possibilmente con dehors.
Il cibo km zero diventa simbolo di identità e resilienza, l’accoglienza è metafora di un’Italia calda e familiare e l’imprenditoria turistica è rappresentata come via di fuga dalla precarietà urbana. Tutti cucinieri e affittacamere, nel Paese patrimonio immateriale dell’Unesco.
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