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1. NEL “MILLENNIUM” NON BASTA IL TACCO 12
Aldo Grasso per “Il Corriere della Sera”
Le Vianello’s Angels, la tv con tacco 12, Rai3 mette la minigonna… Invece di andare in vacanza, il direttore Andrea Vianello sperimenta. Deve coprire il buco lasciato dal compagno Floris, deve proteggersi dall’assalto de La7, deve lasciare una sua impronta.
Ed ecco «Millennium», il nuovo talk di approfondimento: titolo impegnativo che si usa nelle fiction per evocare un’età a venire, con riferimento a un passo dell’Apocalisse di Giovanni, in cui Cristo inaugurerà insieme agli eletti il regno millenario della felicità sulla terra (Rai3, martedì, ore 21.08).
Per adesso siamo alle elette: Mia Ceran, Elisabetta Margonari e Marianna Aprile. Tre donne tre per la nostra felicità, anche se si comincia con un’intervista ad Anna Finocchiaro e il solito giochino dell’anteprima per guadagnare punti alla lotteria dell’Auditel.
Difficile giudicare un talk dalla prima puntata (il genere vive sulla ripetizione); si può solo dire che le gerarchie in campo sono già definite: la Ceran è Santoro (più affascinante, meno ideologica), la Margonari è Sandro Ruotolo (va be’, meno ideologica), la Aprile è la Innocenzi (se la gioca, meno ideologica).
Certo, da una nuova proposta ci si aspetterebbe qualcosa di più, magari degli ospiti meno consunti (da Dario Fo a Matteo Salvini, da Maurizio Paniz a Marella Giovannelli), magari una costruzione meno affastellata (i servizi dalla Sardegna erano surreali, passavano dai pescatori che devono classificare i pesci con il nome latino alla piazzetta di Porto Rotondo, dalla nostalgia per i fasti di Villa Certosa alla disperazione dei senzatetto), magari senza inutili sondaggi.
L’intervista precotta alla Finocchiaro è stato il momento meno interessante: troppo costruita e meccanica. E poi non si può ascoltare la Finocchiaro che dice «sono un dirigente politico» con il tono che allo Strega si usa per dire «sono uno scrittore».
2. MILLENIUM, ALL’OMBRA DELLE FANCIULLE IN FLORIS
Nanni Delbecchi per “il Fatto Quotidiano”
Come se la passa il talk al tempo delle larghe intese? Piuttosto bene, quasi con i piedi nell’acqua. Un sorriso, una battuta, una frecciatina, una precisazione, sempre cercando di non dare troppo nell’occhio, altrimenti Salvini insorge, e magari scrive un tweet. È quanto si è visto nella prima puntata di Millennium, che martedì ha preso il posto di Ballarò cercando di non farne sentire troppo la mancanza.
È una specie di Ballarò in miniatura, all’ombra delle fanciulle in Floris, Millennium; stessa alternanza di servizi e commenti in studio, ma con un po’ meno servizi e un po’ meno ospiti (Paolo Romani, Matteo Richetti, Vittorio Zucconi), tutti accomodati su poltroncine ergonomiche ma soprattutto economiche. Anche il collegamento esterno non era con la piazza, ma con la piazzetta, quella di Porto Rotondo.
Niente società civile in tumulto, piuttosto la celebre “classe digerente” seduta al tavolino, come se fossimo alla selezione regionale del Premio Strega. Clima da spending review, però sulla conduzione non si è risparmiato. Addirittura tre giornaliste al debutto: Mia Ceran, conduttrice in prima; Marianna Aprile, in veste di secondo pilota; Elisabetta Margonari inviata nella piazzetta, ma anche lei coinvolta nell’intervista di apertura ad Anna Finocchiaro.
A memoria di telespettatore, non si ricorda un programma con tre conduttori maschi; e nemmeno con tre vallette femmine. Voglia di quote rosa o paura che per fare un conduttore uomo ci vogliano tre conduttrici donne? Di sicuro non si sono pestate i piedi: un punto a favore delle quote rosa.
La conduzione in tandem è sempre un rischio, per paradosso funziona solo se i due non si sopportano (vedi la coppia Telese-Costamagna), altrimenti il rischio di naufragare nella noia è alto (vedi la coppia Telese-Porro). In questo caso il pericolo maggiore era l’emozione; ce n’è stata un po’ all’inizio, poi la Ceran ha sfoderato un piglio affabile ma sicuro, vagamente padronale, alla Ilaria D’Amico, concedendosi anche qualche affondo alla Giulia Innocenzi, come quando la Finocchiaro ha asserito che “Con Renzi nulla è più impossibile”, e lei, giustamente, ha voluto saperne di più: “Quindi anche che Renzi diventi uno statista?”.
Qualche problema in più per la Aprile il cui compito nelle intenzioni degli autori sarebbe “scavare nella dimensione umana dei protagonisti”. Ma scavare nella dimensione umana dell’avvocato Maurizio Paniz è dura, forse ci sarebbe voluta una trivella a scoppio. Poi c’era Salvini, ormai una presenza fissa in ogni talk. Era al parlamento europeo, ma non ha voluto rinunciare al battesimo del nuovo programma di Raitre.
È uno che ha il senso del dovere. Ha sofferto in silenzio, aspettando il proprio turno; ha minacciato di andarsene ma poi è rimasto (una gag che Sgarbi faceva vent’anni fa, senza nemmeno Twitter), poi ha seminato scompiglio in quelle intese troppo larghe, prendendosela con l’euro, con l’Europa, con gli extracomunitari che se la godono nelle villette con l’aria condizionata, mentre lui era a sudare, lì a Bruxelles.
La Ceran si è vista costretta a richiamarlo; un allenamento all’agonismo utile in vista di quando comincerà il campionato (mai fidarsi troppo del calcio e della politica di agosto), qualora, come pare, proprio lei dovesse assumere la conduzione di Ballarò. Se son Floris, fioriranno.
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