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Aldo Grasso per "Il Corriere della Sera"
à sempre un piacere quando Renzo Arbore accetta di comparire in tv, di scombinare per un attimo il flusso dei programmi con la sua presenza garbata e carismatica. Questa volta l'occasione è arrivata grazie a «L'altra, la tv d'autore di Renzo Arbore», una serie a puntate che ripercorrerà le tappe più importanti della sua carriera, provando anche a raccontarci qualcosa della sua personalità («La storia siamo noi», Rai1, sabato, ore 23).
Nel primo appuntamento, Caterina Stagno è andata a far visita ad Arbore nella sua casa, portando con sé Gino Paoli e la moglie Paola, insieme a un dono proveniente dagli archivi Rai, cioè alcune puntate di «Speciale per voi», il primo programma televisivo di Arbore, del 1969.
Seguendo la puntata abbiamo scoperto due cose: la prima è che la casa di Arbore racconta moltissimo di lui («è il sogno di un bambino»): tra cimeli e reperti, emerge un'estetica dell'accumulo furioso, un'apologia fantastica del kitsch attraverso il suo materiale d'elezione (la plastica), un culto consapevole della cultura pop che ha innervato, in modi diversi, anche tutti i suoi programmi tv.
La seconda è che «Speciale per voi» ha resistito indenne al passare del tempo. Le immagini dal passato restituiscono un ritratto cristallino del nostro decennio migliore, gli anni 60: c'è lo stile di Arbore, sempre in bilico tra la jam-session e il cazzeggio elevato ad arte.
C'è il suo gusto musicale, dall'Equipe 84 a Lucio Battisti, da Enzo Jannacci fino a Domenico Modugno. C'è la difficoltà di gestire i primi esperimenti di talk televisivo, con il pubblico di giovani in studio che per la prima volta aveva diritto di parola e portava in tv la «contestazione» (fecero piangere Caterina Caselli).
Di sicuro, Arbore è l'artista che più ha capito l'essenza surreale, cialtrona ed eterogenea della nostra tv
Renzo Arbore
Renzo Arbore
Intervento di Renzo Arbore
RENZO ARBORE
RENZO ARBORE
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