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Gabriele De Bari per "il Messaggero"
à Sir Bob l'eroe della magica notte di Stamford Bridge, che vede la clamorosa rinascita dei Blues Brothers. La stampa inglese celebra Roberto Di Matteo, artefice di una rimonta difficilissima, l'allenatore in grado di rivitalizzare una squadra data per bollita, trasformandola in pochi giorni in un gruppo capace di scrivere una pagina importante nella storia del Chelsea. Le copertine dei quotidiani sono tutte per il tecnico che elimina il Napoli al culmine di una partita indimenticabile.
Il Daily Star ironizza sul suo predecessore. "Villas Boas, chi?" E' Di Matteo è il nuovo "Extra Special". The Independent parla di "heroic performance". Il Daily Express definisce "epica" la vittoria. Per la serata di gala Sir Bob tira fuori dal guardaroba il meglio del look: abito scuro, camicia bianca, cravatta e scarpe nero lucido. Lo stadio è il teatro per il grande battesimo in Champions, davanti agli occhi curiosi del patron Abramovich che ha avuto il fegato di affidargli la squadra dopo l'esonero del nuovo profeta del calcio Villas Boas.
Di Matteo, di origini abruzzesi, nato e cresciuto in Svizzera, almeno in avvio, dimostra un aplomb tutto elvetico. Per firmare l'impresa dell'anno si affida alla vecchia guardia, quella ripudiata e allontanata dal suo discusso precedessore. Migliora l'assetto difensivo e sceglie Drogba, Terry, Lampard, Ivanovic con i quali firma un patto d'acciaio: ne stimola la classe, li pungola nell'orgoglio, li motiva sul piano nervoso.
O vince, o affonda con loro. Segue la partita costantemente in piedi, soffre l'avvio spumeggiante del Napoli, dà consigli, è teso come una corda di violino. Al vantaggio di Drogba l'algido Di Matteo lascia spazio a un'esultanza tutta italiana, quasi napoletana. Entra in campo, scivola sull'erba umida, si rialza, cerca lo sguardo compiaciuto dell'attaccante, gli regala un sorriso felice. E, poco dopo, quando l'ivoriano sfiora il raddoppio, si stringe forte la testa pelata tra le mani. Sente che può essere la serata giusta, da vivere attimo per attimo, senza tregua, perché l'incontro, con il passare dei minuti, diventa una corrida.
E'sempre in piedi davanti alla panchina. Un totem. Lancia occhiate al capitano Terry, la squadra ne segue le direttive, sprona Ivanovic, che gli passa spesso davanti, chiede calma. E' in perfetta sintonia con la partita. Quando Terry, stremato e acciaccato, è costretto a uscire, Di Matteo lo vuole seduto vicino. Un dialogo fitto con il capitano che gli parla dandogli consigli, come fosse il vice.
La grande forza del giovane allenatore è quella di ricompattare il gruppo, di responsabilizzarlo e fargli sentire la fiducia di un tempo. Il Chelsea è la seconda casa dell'ex centrocampista della Lazio che, dopo la felice parentesi in biancoceleste, che lo portò fino alla Nazionale, indossò la maglia del blues per 6 stagioni. Anche se un grave infortunio ne ha minato la carriera londinese, è rimasto sempre legato ai colori, alla società , alla città .
E i tifosi del Chelsea, così come si erano abituati in fretta ad amare e applaudire l'italiano Zola, hanno imparato ad apprezzare il carattere, la forza, le idee di un altro personaggio che parla italiano. A fine partita Sir Bob si gode il meritato trionfo, i calciatori lo abbracciano, lo stadio scandisce il suo nome. Una serata da consegnare all'archivio dei ricordi più belli, che potrebbe garantirgli anche la conferma sulla panchina dei Blues.
«Al futuro non penso, per la partita perfetta ho scelto l'esperienza degli uomini guida dello spogliatoio, sapevo che la squadra poteva compiere l'impresa, qualificarsi era importante per dare un senso concreto alla nostra stagione. E' stata una serata storica, il Chelsea è vivo e l'ha dimostrato». Dopo l'exploit di Champions League, seguito ai successi di Coppa e campionato, in Inghilterra, sono in molti a ipotizzare una grande carriera da tecnico per questo ragazzo di 41 anni, elegante e gentile, che già quando giocava nella Lazio aveva il carisma di un allenatore in campo.
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