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LA CANNES DEI GIUSTI – “MINOTAUR” DI ANDREI ZVYAGINTSEV È UNO DEI GRANDI FILM DI QUESTA EDIZIONE DI CANNES. BASTEREBBE IL FINALE CON LE NUVOLE DENSE CHE COPRONO IL DISASTRO DELL’EUROPA E DELLA SUA ULTIMA ASSURDA GUERRA PER CAPIRE CHE CI STA RACCONTANDO UN MOMENTO IMPORTANTE - UN FILM PERFETTO NELLE SUE GEOMETRIE, CON ATTORI FAVOLOSI CHE SI SVILUPPA NEL MOMENTO DELL’ATTACCO DELLA RUSSIA ALL’UCRAINA. DI QUELLA “AZIONE DI POLIZIA SPECIALE”, COME LA DEFINÌ PUTIN, CHE CAMBIÒ DI COLPO IL MONDO E LA NOSTRA STABILITÀ… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Ci siamo. Assieme a “Soudain” di Ryusuke Hamaguchi, a “Fatherland” di Pawel Pawlikowski, “Fjord” di Cristian Mungiu e forse anche a “Paper Tiger” di James Gray, “Minotaur” di Andrei Zvyagintsev è uno dei grandi film di questa edizione di Cannes.
Basterebbe il finale con le nuvole dense che nascondono coprono il disastro dell’Europa e della sua ultima assurda guerra, da mettere assieme al finale con la musica di Bach di “Fatherland”, per capire che “Minotaur” ci sta raccontando un momento importante.
Che nessun film, fino a oggi, almeno apertamente, ha voluto affrontare. Certo. E’ il remake, neppure troppo mascherato, di un celebre film di Claude Chabrol del 1969, “Stéphane, una moglie infedele”, triangolo borghese con delitto, con Michel Bouquet, il marito assassino, Maurice Ronet, l’amante, e Stéphane Audran, la moglie infedele del primo e amante del secondo, anche se in originale si chiama Hélène.
Un film perfetto nelle sue geometrie, con attori favolosi e Stéphane Audran che non la smetteva di farsi guardare le gambe dal pubblico. Anche qui c’è una moglie ricca borghese annoiata, Galina, interpretata dalla bellissima Iris Lebedeva, che non ne può più del marito, Gleb Androievich, cioè Dmitriy Mazurov, ceo di una industria di camion fuori Mosca, che non la smette di farsi guardare le gambe e di eccitarlo nella sua impotenza di marito cornuto.
Perché anche qui c’è un amante, più giovane e bello, fotografo e non scrittore, che il rozzo marito ucciderà. Lo sappiamo. Non vorrei svelarvi il finale, ma è identico a quello del film di Chabrol. E non è un finale femminista. Ma non è questo che importa. Importa che tutta questa storia, con tanto di tradimento e delitto, si sviluppi nel momento dell’attacco della Russia all’Ucraina. Di quella “azione di polizia speciale”, come la definì Putin, che cambiò di colpo il mondo in Europa e la nostra stabilità.
Gleb, su ordine del sindaco, con tanto di ritratto di Putin alle spalle, deve fornire 14 nomi di lavoratori della sua industria da mettere immediatamente in mobilità. Per fare cosa? Per andare in guerra in Ucraina con la benedizione di Putin. Non erano 14 anche i giovani che dovevano essere sacrificati al Minotauro nel labirinto di Creta? E dove andranno nell’ultima scena in vacanza Gleb e Galina col figlio? A Creta.
E’ ovvio che Andrei Zvyagintsev, che non girava un film da nove anni e che si è ripreso solo da poco dopo un anno di ospedale a causa del Covid, faccia sul serio. Si serve del film di Chabrol, che è un crime borghese stupendo ma magari antiquato come plot, per mostrarci una Russia senza pietà dove c’è ancora un Minotauro pronto a sbranare i figli del popolo nel labirinto. C’è un palazzo di Cnosso e c’è la legge del più forte tra maschi.
Nell’unica scena dove vediamo Gleb e Galina assieme al ristorante con un gruppo di amici, la moscovita Yulia, una bionda con “le tette appoggiate direttamente sul tavolo”, come dicono le altre donne, racconta una barzelletta. Si gira un film porno. Si presenta uno con un cazzo di un metro. Preso. Poi uno con un cazzo di mezzo metro. Preso. Poi uno con un cazzo di 5 centimetri. Perché ti sei presentato?, gli chiedono. “Tutti i film hanno bisogno di un anti-eroe”, risponde.
Ecco. Non mi sembra che ci sia un anti-eroe nel film di Zvyagintsev. C’è un maschio legato al potere, che fa quello che il potere gli chiede, e che sfrutta per coprirsi il culo. Tutto è molto legato. Il movimento di macchina circolare che parte dal letto dove Galina e il suo amante scopano si confonde col movimento circolare che farà la macchina da presa sui volti dei 14 mobilitati sacrificabili della fabbrica di Gleb.
Tutto il sangue che Gleb pulirà malamente dalla casa dove ha compiuto il delitto, parlerà di un altro sangue da versare. A differenza del film di Chabrol, Gleb compie un omicidio alla luce del sole. Impunito.
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