DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL…
CI SIAMO GIOCATI ANCHE BEPPE GRILLO – L’ELEVATO (DI TORNO), INDEBOLITO DAL CASO DEL FIGLIO A PROCESSO PER STUPRO E DALL’INCHIESTA MOBY IN CUI RISULTA INDAGATO, SI RIDUCE A CITARE GANDHI PER METTER PACE TRA CONTE E DI MAIO (“NON DISSOLVETE IL DONO DEL PADRE NELLA VANITA’ PERSONALE, FIGLI MIEI”). MENTRE PRIMA BASTAVA UN SUSSURRO DI BEPPE MAO PER RIMETTERE ORDINE, ORA IL SUO RICHIAMO SUL RISCHIO DISSOLUZIONE DEL M5s E’ SOLO RUMORE DI FONDO… - MA TRA DI MAIO E CONTE E' SCONTRO PURE SULL'INTERPRETAZIONE AUTENTICA DELLE PAROLE DI GRILLO
Beppe Grillo – Una volta un padre venerabile (Bapu Mahatma Ghandi) disse ai suoi “sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Così egli (l’Elevato) non volle essere un padre padrone, ma un padre che dà ai figli il dono più grande. Sicché rinunciò a sé per consentire il passaggio dall’impossibile al necessario.
Non dissolvete il dono del padre nella vanità personale (figli miei).
Il necessario è saper rinunciare a sè per il bene di tutti, che è anche poter parlare con la forza di una sola voce. Ma se non accettate ruoli e regole restano solo voci di vanità che si (e ci) dissolvono nel nulla.
E' SCONTRO SULL'INTERPRETAZIONE AUTENTICA DELLE PAROLE DI GRILLO
(ANSA) È scontro nel M5s anche sulla interpretazione del post di Beppe Grillo che nei panni dell'Elevato richiama la dirigenza del Movimento ad accettare "ruoli e regole" e a parlare con "una sola voce". Se i "dimaiani" leggono le parole di Grillo come l'offerta di proporsi come mediatore, un po' come fece Di Maio quando Grillo e Conte erano ai ferri corti, al contrario i "contiani" asseriscono che la lettura corretta del post sia quella di accettare che la "sola voce" del Movimento sia quella del suo leader e quindi di Giuseppe Conte. Anche lui sicuro di questa seconda lettura, tant'è che Conte ha messo un suo "like" al post di Grillo.
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