the long walk - la lunga marcia

IL CINEMA DEI GIUSTI - IL FILM PIÙ POLITICO E PIÙ ANTI-TRUMPIANO DEL MOMENTO È “THE LONG WALK”, TRATTO DA UN ROMANZO DEL 1979 DI STEPHEN KING – UN RACCONTO MORALE SU UN GIOCO CRUDELE CHE METTE GIOVANI MASCHI POVERI CONTRO ALTRI GIOVANI MASCHI POVERI IN UN’AMERICA, NON PIÙ COSÌ DISTOPICA, DOVE LA GUERRA CIVILE È STATA VINTA DAI SUPREMATISTI FASCISTI NON TROPPO DIVERSI DAGLI UOMINI PIÙ STRETTI DEL GOVERNO TRUMP - TECNICAMENTE IMPECCABILE, IL REGISTA FRANCIS LAWRENCE CI RACCONTA NON TANTO LA VIOLENZA POSSIBILE DEI GOVERNI FASCISTI DI OGGI, MA L’ISOLAMENTO DELLA SUA GIOVENTÙ COME UNA POSSIBILE MASSA RIVOLUZIONARIA. L’UNICA CHE POTREBBE SALVARCI…

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Marco Giusti per Dagospia

 

THE LONG WALK - LA LUNGA MARCIA

Il film più politico e più anti-trumpiano del momento è “The Long Walk”, tratto da un romanzo del 1979 di Stephen King, diretto ora da Francis Lawrence e scritto da J T Mollner, dopo i tentativi di portarlo in scena di vari registi, da George A. Romero nel 1988 a Frank Darabont a Andred Øvredal e di parecchie altre produzioni.

 

Con venticinque anni di ritardo da quando lo scrisse Stephen King, mantiene incredibilmente intatte le sue qualità di racconto morale su un gioco crudele che mette giovani maschi poveri contro altri giovani maschi poveri in un’America, non più così distopica, dove la guerra civile è stata vinta dai suprematisti fascisti non troppo diversi dagli uomini più stretti del governo Trump, che sono raccolti tutti nel personaggio terribile del colonello di Mark Hamill.

 

the long walk la lunga marcia 4

Sarà lui a decidere sulla vita e sulla morte di un gruppo di 50 ragazzi di diversi stati americani che si affrontano in una lunga marcia senza soste dove alle fine solo uno vincerà e rimarrà vivo. Tutti gli altri verranno eliminati con un colpo in testa al minimo cedimento, se si accasciano a terra per rifiatare o per indisposizione o per stanchezza.

 

Per tutto il film, ad eccezione dell’inizio che vede il protagonista Peter, il Cooper Hoffman di “Licorice Pizza”, arrivare al punto di raduno della corsa con la madre, e di qualche flashback con tutta la famiglia di Peter, seguiamo i ragazzi in cammino, alla stessa velocità, con la macchina da presa che scivola sulla strada come fosse una unica infinita ripresa che li filma l’uno accanto all’altro mentre parlano tra di loro, discutono, si scontrano, si vogliono bene.

mark hamill the long walk la lunga marcia 1

 

Quel che viene fuori non è solo un horror su un futuro americano terribile, un walk or die da vecchio western, è anche la presa di coscienza di una solidarietà di classe fondamentale per costruire una rivolta contro un regime di tirannia. Ma prima di arrivare a un finale che dovrà per forza di cose far esplodere qualcosa dopo tanta violenza subita, assisteremo alla costruzione di questo atto.

 

A un dialogo continuo tra Peter e Ray, David Jonsson (“Industry”), ai loro rapporti con gli altri ragazzi del gruppo, Charlie Plummer, Ben Wang, Roman Griffith Davis. Uscito in America in settembre arriva da noi con un incredibile ritardo quando è un film di grande presa spettacolare che continuo il racconto sull’America violenta e disastrata di oggi iniziato con “Civil War” di Alex Garland e con i ragazzi di “28 anni dopo: Il tempio delle osse”, scritto da Garland e diretto da Nia DaCosta.

the long walk – la lunga marcia 1

 

Tecnicamente impeccabile, Francis Lawrence si è fatto le ossa con gli “Hunger Games”, riesce misteriosamente a raccontarci non tanto la violenza possibile dei governi fascisti di oggi, ma l’isolamento della sua gioventù come una possibile massa rivoluzionaria. L’unica che potrebbe salvarci. In sala.

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