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Marco Giusti per Dagospia
Mission: Impossible – Rogue Nation di Christopher McQuarrie
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E’ proprio quello che volevamo. Ultraclassico. Con tutte le battute giuste, la Cia che non capisce, il messaggio che si autodistruggerà dopo cinque secondi, un Tom Cruise che a 52 anni sembra ancora un ragazzino e corre in moto come Valentino Rossi, la bona, stavolta Rebecca Ferguson, star anglo-svedese di The White Queen, che sarà una seconda scelta ma è proprio bona, il grosso Ving Rhames che torna come Luther per la quinta volta, un grande Simon Pegg come parte comica.
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Insomma. E’ chiaro che questo Mission: Impossible – Rogue Nation, diretto e scritto da Christopher McQuarrie, ha funzionato benissimo in tutto il mondo, siamo già a 377 milioni, sbaragliando Ant-Man, Fantastici 4 e supereroi vari. A vent’anni dall’uscita del primo Mission Impossible, è un miracolo vedere un film che qualcosa rinnova, soprattutto a livello di cast, ma che ripropone intatto o quasi il modello originale, con la musica meravigliosa di Lalo Schifrin, il passaggio rapidissimo da una capitale all’altra, i continui inseguimenti.
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Va detto che l’inizio, con tanto di Tom Cruise che si attacca al portellone dell’aeroplano dei briganti ucraini, e con titoli di testa supermontati, è strepitoso. E tutta la prima parte vola via rapidissima e con grande piacere di un pubblico neanche così vecchio. Esattamente come nel modesto Operazione U.N.C.L.E. che vedremo la prossima settimana in Italia, e nei fin troppi film di spie che si sono visti quest’anno nell’attesa del nuovo 007, Spectre, anche qui c’è una gran voglia di ridisegnare il mondo stilosissimo delle spie anni ’60, soprattutto quello delle capitali del tempo, Londra, Parigi, Vienna.
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Perfino Simon Pegg è costretto a mettersi in smoking per la prima della Turandot all’Opera di Vienna, mentre Rebecca Ferguson fa il suo esordio dietro le quinte con un fucilone e un grande spacco sulla coscia. Ma più che la coscia, Tom Cruise nota da subito le sue scarpe. E lo fa da quando si trova a petto nudo di fronte a un macellaio del terribile Sindacato, simpatica comitiva di ex-spie che vogliono terrorizzare il mondo, pronto a essere fatto a pezzi con sega e martello.
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La seconda parte, ammettiamolo, è un po’ senza storia e senza grandi cattivi. Perde anche un bel po’ di ritmo. Probabilmente c’è stato sia qualche problema di sceneggiatura, lo scrittore ufficiale Drew Pearce (Iron Man 3) è stato sostituito da Christopher McQuarrie, regista di Live Die Reapeat ma soprattutto sceneggiatore di X-Men, The Tourist, ecc., ma è probabile che il copione sia stato un bel po’ pasticciato (ci ha lavorato anche Will Staples), sia qualche problema di fretta di montaggio nella seconda parte per farlo uscire in estate.
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Il film era stato infatti pensato per un’uscita natalizia, ma l’idea di farlo scontrare con il nuovo Star Wars e di farlo arrivare dopo il ciclone Spectre ha sicuramente spaventato i produttori, che hanno preferito provare a massacrare i deboli Ant-Man e Fantastic Four. E la cosa ha portato a una corsa per montarlo in tempo.
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Certo, Christopher McQuarrie non è né John Woo né Brian De Palma, la sua è una regia solo funzionale, ma riesce a stringere tutto il film attorno a Tom Cruise, a farne la spia meno macha che abbiate mai visto (sì, pensa solo alle scarpe di lei…) e a mantenere il tutto con una certa coerenza e intelligenza di scrittura. Jeremy Renner è un ottimo secondo, Simon Pegg e Ving Rhames sono favolosi e Rebecca Ferguson, nel ruolo della temibile Ilsa Faust, ha una grande grinta e un bellissimo primo piano, avvolto dal “Nessun dorma” di Puccini che dovrebbe stregare Tom Cruise (naaaa…, nun ce pensa proprio).
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Mission Impossible Rogue-Natio
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Sean Harris e Simon McBurney sono interessanti come burocrati inglesi deviati verso il male, anche se non sono proprio cattivi memorabili. La bella cinese Zhang Jinghiu, già star del film di Luca Barbareschi Something Good, ha un ruolo di 40 secondi. Magari in Cina il ruolo è sviluppato un po’ di più, visto che c’è un gruppo di investitori che coproduce. Ripeto. Ultraclassico, come un vecchio vinile. Grande prima parte. Ottimo e credibile Tom Cruise. E poi risentire la musica di Lalo Schifrin e la Turandot di Puccini… In sala da ieri, 19 agosto.
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