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IL DIVANO DEI GIUSTI/1 – STASERA PUNTEREI SU NETFLIX CHE TRASMETTE DA STASERA L’ANCORA CALDISSIMO “VIDEOCRACY” DOCUMENTARIO GIRATO NEL 2009 DA ERIK GANDINI CHE INDAGA SUL SISTEMA TELEVISIVO DEGLI ANNI PIÙ DISASTROSI DEL DECLINO DI SILVIO BERLUSCONI – SU AMAZON OCCHIO AL DOCUMENTARIO “TUTTA LA BELLEZZA E IL DOLORE” DEDICATO A NAN GOLDIN, CELEBRE ARTISTA E MILITANTE, E ALLA SUA GUERRA CONTRO LA FAMIGLIA SACKLER, GRANDE SPONSOR DI MUSEI MA ANCHE REA DI AVER INONDATO IL MERCATO DEGLI ANTIDOLORIFICI DI UN OPPIOIDE PARTICOLARMENTE NEFASTO, L’OSSICODONE, E A “GOOD TIME”, GRAN FILM DEI FRATELLI SAFDIE QUANDO STAVANO ANCORA IN COPPIA… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
silvio berlusconi in videocracy
Che vediamo? Io stasera punterei su Netflix, visto tutto il casino che ha fatto il caso Corona-Signorini, che trasmette da stasera l’ancora caldissimo “Videocracy” documentario girato nel 2009 da Erik Gandini che indaga sul sistema televisivo degli anni più disastrosi del declino di Silvio Berlusconi con interviste da urlo a Lele Mora, quando era ancora il gran ciambellano di quel sistema, e Fabrizio Corona.
Il film venne presentato a Venezia alle Giornate degli Autori e ebbe un giusto successo anche perché ancora nessuno aveva osato toccare quei temi e entrare nel vivo del regno di Lele Mora e dei suoi legami con Berlusconi. E ancora penso che sia stato uno sbaglio, da parte di Matteo Garrone, che tanto a lungo studiò da vicino il personaggio Corona, non aver diretto a quel tempo, il film che voleva fare, in fondo, sullo stesso tema, preferendo girare “Reality”, che era proprio una cosa diversa.
“Quando ho realizzato Videocracy, nel 2009”, dichiara oggi Gandini, “ero convinto di raccontare un punto di arrivo. Un capolinea culturale dopo quasi trent’anni di berlusconismo. Il dominio della televisione, la fusione tra spettacolo e politica, il trionfo del narcisismo come linguaggio del potere. Silvio Berlusconi incarnava la capacità straordinaria di presentarsi come vittima — e di convincerci di esserlo — pur essendo l’uomo più ricco e più potente del Paese.
Quella era, per me, la videocrazia: il potere dell’immagine sulla realtà, dove apparire conta più dell’essere. All’epoca pensavo ingenuamente che il film avesse colto l’apice di una degenerazione occidentale, una forma estrema di banalizzazione del potere. Oggi, guardando il mondo attraversato da nuove e violente espressioni di autoritarismo, il berlusconismo appare quasi sorprendentemente innocuo. Non perché non fosse pericoloso, ma perché non aveva a disposizione l’esercito più potente del pianeta, né una retorica di salvezza della civiltà o di eliminazione del “diverso”.
Il berlusconismo era ossessionato dal divertirsi a ogni costo, dall’elevare la superficialità a valore umano, politico e sociale. Una propaganda infernale, sì, ma fondata su The Evilness of Banality, la malvagità del banale — come recita il sottotitolo del film parafrasando Hanna Arendt. Rivedere Videocracy oggi significa accorgersi che non raccontava la fine di qualcosa, ma l’inizio di una nuova epoca”.
Sempre su mi vorrei vedere su Netflix, dove è supervisto al primissimo posto dello streaming, “Fratelli demolitori”, l’action comedy con il duo dei bistecconi Jason Momoa Dave Bautista, trattato molto bene dalla critica. Non credo che possa piacere al pubblico femminile, però…
il cavaliere dei sette regni 8
Vi consiglio, perché ieri ho visto le prime due puntate su HBO Max e confermo che, almeno finora, è una delizia, la nuova serie “A Knight of the Seven Kingdoms”, ambientato secoli prima de “Il trono di spade”, ideato ancora da George R. Martin, scritto da Ira Parker e Aziza Barnes, diretto dai per me ignoti Owen Harris (3 episodi), Andrea Harkin (1 episodio), Sarah Adina Smith con Peter Caffley come Lord Duncan, in realtà altissimo e rozzo servitore di un vecchio cavaliere errante mezzo rincojonito che alla morte del suo padrone, si è sentito in dovere di inventarsi anche lui cavaliere, e con l’incredibile piccolo Dexter Sol Ansell, il suo servitore furbissimo, Egg, senza un capello in testa, in grado di aiutarlo in ogni missione.
il cavaliere dei sette regni 3
In queste due puntate, dove seguiamo Duncan detto Dunk e Egg che si presentano a un torneo di cavalieri senza che Dunk ne abbia proprio i requisiti, non ha abiti, soldi, armatura, ma soprattutto nessuno può testimoniare che sia davvero un cavaliere, compaiono anche Daniel Ings come lo scatenato Ser Lyonel Baratheon detto “The Laughing Storm”, Bertie Carvel come Prince Baelor Targaryen detto 'Breakspear', e una serie di altri attori che non conosco ma che sono assolutamente promettenti.
il cavaliere dei sette regni 2
E’ una serie, almeno finora, più comedy che drammatica come la fin troppo cupa “House of Dragons”. Francamente la preferisco. Piena di battute, bravi attori scatenati. La prima puntata si apre con Dunk che caga dietro un albero e vediamo proprio, scusatemi ma è così, la cacca che viene giù. La seconda con un flashback del vecchio cavaliere errante che si sveglia con un pisello gigantesco e piscia prima dei titoli di testa. Insomma, è trashg, è divertente, finalmente si ride.
Questo Duncan senza gran cervello di Peter Caffley farà strada e ancor di più il piccolo Egg di Dexter Sol Ansell, bellissimo bambino biondo che abbiamo già visto in “Il villaggio dei dannati”, “Hunger Games”, l’irlandese Peter Caffley l’abbiamo invece visto in “Vikings: Valhalla” e “Piccole cose come queste” con Cillian Murphy.
Ho visto anche la quarta puntata di “The Beauty” di Ryan Murphy, sempre più incasinata. Apprezzo le battute su “Il conformista” e “Ultimo tango” che si dicono in quel di Roma Evan Peters e Rebecca Hall, ma la situazione rimane ancora piuttosto confusa. Rebecca Hall, per la nostra gioia, torna, ma solo come flashback. Perché la nuova Jordan Bennett, contaminata col virus della bellezza, è un’altra attrice, Jess Alexander. Mah… preferivo Rebecca Hall.
i misteri del giardino di compton house 1
Altre novità su Amazon? Mi sono segnato “I misteri del giardino di Compton House” di Peter Greenaway con Anthony Higgins, Janet Suzman e Anne-Louise Lambert, il film che rivelò Greenaway in quel di Venezia nel 1982. Il divertente “Urban Cowboy” diretto da James Bridges con John Travolta supersexy e Debra Winger che cavalca il toro meccanico e Scott Glenn. All’epoca piacque molto a tutti.
Decisamente più attuale il documentario di Laura Poitras che vinse il Leone d’Oro a Venezia tre anni fa “Tutta la bellezza e il dolore” dedicato a Nan Goldin, celebre artista e militante, e alla sua guerra contro la famiglia Sackler, grande sponsor di musei e gallerie in America e in mezzo mondo, ma anche rea di aver inondato il mercato degli antidolorifici di un oppioide particolarmente nefasto, l’ossicodone.
tutta la bellezza e il dolore 8
La vittoria del film a Venezia, pur voluta da una giuria presieduta da Julianne Moore che si narra fosse uscita in lacrime dalla proiezione, venne accolta nel gelo dai critici e dalla industry presente. La battaglia della Poitras e della Goldin non era solamente civile, ma andava a toccare il cuore più nero e profondo del sistema dell’arte internazionale pur partendo da un caso solo apparentemente personale.
La forza del film, che è però anche parte della sua debolezza strutturale, è nel doppio binario del cercare di raccontare il percorso privato di un’artista, per di più famosa come la Goldin, e contemporaneamente quello della sua lotta.
Sono usciti anche tre lungometraggi animati piuttosto riusciti, “Le avventure del piccolo Nicolas” diretto da Amandine Fredon e Benjamin Massoubre con le voci di Alain Chabat, Laurent Lafitte e Simon Faliu, “Linda e il pollo” diretto da Sébastien Laudenbach, anche disegnatore, e Maria Chiara Malta, anche sceneggiatrice con le voci di Mélinée Leclerc, Clotilde Hesme e Laetitia Dosch e “Flee” del nordico Jonas Poher Rasmussen.
Su Amazon trovate ancora “Good Time”, gran film dei fratelli Safdie quando stavano ancora in coppia con Robert Pattinson, Ben Safdie e Jennifer Jason Leigh e “Tre piani” di Nanni Moretti con Margherita Buy, Nanni Moretti, Riccardo Scamarcio e Alessandro Sperduti.
fabrizio corona videocracy 2
flee
i misteri del giardino di compton house 3
tre piani
nanni moretti tre piani.
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