obsession primo amore

IL DIVANO DEI GIUSTI/1 - CHE VEDIAMO STASERA? I CINÉPHILES APPREZZERANNO IL THRILLER PSICOLOGICO DI FINE ANNI ’90, “OBSESSION”, CON JESSICA LANGE TERRIBILMENTE “BITCH” MAMMINA DI UN RAMPOLLO BONO MA SCEMO E GWYNETH PALTROW COME LA NUORA PRESA DI MIRA DA MAMMINA CHE RISCHIA LA PELLE PER ESSERSI INTROMESSA TRA I DUE – APPREZZERANNO ANCOR DI PIÙ LA KATHARINE HEPBURN DI “PRIMO AMORE”. RISPETTO A ALTRI RUOLI CELEBRI DELLA HEPBURN, NON È IL SOLITO RITRATTO DI PRINCIPESSA DELL’ALTA SOCIETÀ, MA MOSTRA LA VOGLIA DI UNA RAGAZZA POPOLARE DI EMANCIPARSI RISPETTO AL PROPRIO LIVELLO SOCIALE…- VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

gwyneth paltrow e jessica lange in obsession

Che vediamo stasera? Andiamo avanti sulla storia di Fabrizio Corona su Netflix? Mah… insomma… Ieri ho preferito vedermi su Amazon prima un per me ignoto thriller psicologico di fine anni ’90, “Obsession” (“Hush”) scritto e diretto dall’altrettanto ignoto Jonathan Darby con Jessica Lange ancora bellissima e terribilmente “bitch” come suocera e mammina di un rampollo bono ma scemo, Jonathan Schaech, e Gwyneth Paltrow giovane e bellissima come la nuora presa di mira da mammina che rischia la pelle per essersi intromessa tra i due, e uno dei grandi film degli anni ’30 di Katharine Hepburn, “Alice Adams” (da noi “primo amore”) diretto da George Stevens, tratto dal romanzo allora famosissimo di Booth Takington, lo stesso di “The Magnificent Ambersons”.

 

Vabbé… “Obsession” non è un gran film, un drammone dove in un ricco maniero Jessica Lange è sempre più pazza e sogna di chiudere per sempre il figlio e il nipotino in arrivo eliminando brutalmente Gwyneth Paltrow, utile solo per procreare un erede.

 

gwyneth paltrow e jessica lange in obsession

L’ho visto fino alla fine perché sono rimasto incantato sia da Jessica Lange, che lo gira negli anni di “Blue Skies” e “Cape Fear”, ancora in formissima e ancora molto bella, e vera maschera da mamma ultrabitch americana che finge un’alta borghesia quando è una mezza contadina, sia da Gwyneth Paltrow che allora era uno schianto, oltre tutto sempre nuda, e il pubblico la vedeva come oggi vede Zendaya.

 

Ovviamente se la Lange è cattivissima, la Paltrow è buonissima e cade un po’ nella trappola di mammina. Mettiamoci anche, a sorpresa, la presenza della mitica Nina Foch, che oltre a apparire in “Un americano a Parigi”, è chiamata perché fu la protagonista dello strepitoso noir di Joseph H. Lewis “Il mio nome è Julia Ross”, al quale si rifà principalmente questo film di Jonathan Darby. E la Foch ha lo stesso ruolo della Paltrow. I cinéphiles apprezzeranno.

 

katharine hepburn in primo amore.

Apprezzeranno ancor di più la Katharine Hepburn di “Primo amore”, che preferisco chiamare col titolo originale, “Alice Adams”, bellissimo film diretto nel 1935 da George Stevens, allora poco più che trentenne, ma già con un curriculum spaventoso sia come direttore della fotografia, anche per le comiche di Laurel&Hardy, sia come regista di corti e già di qualche commedia di successo, come “Annie Oakley” con Barbara Stanwyck o come “The Nitwits” con i comici Wheeler & Wolsey e Betty Grable. Nel 1935 Katharine Hepburn, non ancora trentenne, era già una star.

katharine hepburn e fred macmurray in primo amore

L’anno prima aveva vinto il primo dei suoi 4 Oscar (su 12 nominations) come protagonista di “Morning Glory” di Lowell Sherman, dove interpreta un’attrice. Con “Alice Adams”, tratto da un romanzo celebre di Booth Tarkington del 1922, già portato al cinema 1923 con Florence Vidor protagonista, interpreta una working girl di un paesino del MidWest, in Indiana, che cerca di uscire da una famiglia di piccolissima borghesia punta a un ricco maschio locale, Fred MacMurray. Bravissimo.

 

Rispetto a altri ruoli celebri della Hepburn, quello di Alice Adams, non è il solito ritratto di principessa dell’alta società, ma mostra la voglia di una ragazza popolare di emanciparsi rispetto al proprio livello sociale, che cerca come può di nascondere agli occhi dei più ricchi personaggi del film. Gli sceneggiatori, Dorothy Yost e Mortimer Offner, si sforzano come possono, leggo sui giornali del tempo, di mantenere intatto il personaggio di Alice e il linguaggio particolare dei dialoghi del libro di Booth Tarkington, al tempo popolarissimo.

 

Su pressione della produzione, la RKO, verrà solo cambiato il finale. Un lieto fine a due invece di un lieto fine da ragazza che prende la sua strada per emanciparsi da sola. Come sarebbe stato più giusto per Alice.

 

primo amore

Katharine Hepburn, su consiglio del suo amico George Cukor, chiede che al produttore, Padro S. Berman per la RKO, che a dirigerla sia William Wyler, allora poco più che trentenne, ma già incredibile regista di attori, pronto a diventare, di lì a poco, con film come “La calunnia” con Miriam Hopkins e soprattutto “Jezebel” con Bette Davis, il più grande regista di attori di Hollywood assieme a George Cukor.

 

Indeciso tra Wyler e Stevens, si narra che Pandro S. Berman scelse il regista tirando in aria una monetina sotto gli occhi di Katherine Hepburn. Vinse Wyler, ma Berman colse per un attimo uno sguardo di disapprovazione dell’attrice, e capì che aveva cambiato idea dopo aver conosciuto Stevens. Così tirò di nuovo in aria la monetina e stavolta vinse Stevens.

 

katharine hepburn in primo amore

Non fu sempre facile farsi dirigere da Stevens, se vedete la scena che si svolge sotto la pioggia dopo il party che ha mostrato a Alice la sua bassa statura sociale, il pianto dell’attrice è vero per rabbia contro le decisioni del regista. Ma Stevens offrì alla Hepburn qualcosa in più rispetto al suo repertorio di successi teatrali, un nuovo tipo di personaggio, più umano e vulnerabile, più popolare.

 

Nella guerra degli Oscar, però, dopo averlo vinto l’anno prima con “Morning Glory” contro la rivale di sempre, Bette Davis, in “Schiava d’amore” (“Of Human Bondage”) di John Cromwell, venne a sua volta battuta dalla Davis con un film ormai scomparso, “Paura d’amare” (“Dangerous”) di Alfred E. Green, dove interpretava un’attrice alcolizzata. Onestamente, la Davis riconobbe che la Katharine Hepburn di “Alice Adams” meritava di vincere. Le era stata superiore. Ma nel 1938, quando la Davis vinse col capolavoro “Jezebel” diretta proprio da William Wyler, nessuno ebbe nulla da dire.

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