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Mario Luzzatto Fegiz per il “Corriere della Sera”
Quello che si è presentato a Bologna al pubblico del Manzoni era un Bob Dylan dolce, accattivante, comprensibile (ha addirittura ringraziato e salutato in italiano alla fine del primo tempo).
Dopo decenni passati a mutilare i suoi capolavori, dispensare a capriccio canzoni minori trascurando i classici, il Menestrello ha scoperto il gusto del bel canto da crooner. E così eccolo proporre i classici di Sinatra dall' album «Shadows in the Night» e dal recente «Tempest». Dylan è stato sempre un grande «spiazzatore», dalla fase elettrica alla mistica alla ermetica. Sempre nel più totale disprezzo delle regole del mercato e dei fan.
Certo ha cambiato abitudini: niente chitarra, spesso al pianoforte, un po' di armonica a bocca, per il resto immobile al centro del palco. Non era una serata qualsiasi: un teatro presidiato dentro e fuori da uomini armati.
Nello show parecchie canzoni d' amore come «Beyond Here Lies Nothing» o la ermetica «Tangled up in Blue». Ma si canta anche la donna strega in «She Belongs to Me». La preferenza viene data alle canzoni che meglio si adattano ad una voce sempre più legnosa e al suo essere pervaso da uno spirito apocalittico.
Ma il cuore dello show sono proprio i brani romantici del repertorio di Sinatra che lui arrangia e canta nella maniera più classica. Adesso, a 74 anni, è diventato simpatico, umano, comunicativo.
Meglio tardi che mai. Domani e domenica agli Arcimboldi di Milano.
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