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Antonio Pitoni per “la Stampa”
È la rottamazione, bellezza! Che non risparmia neppure la stampa di partito: con «Europa» in liquidazione e «l’Unità» già chiusa, ora è il turno della «Padania». Ultima fermata, per il quotidiano della Lega Nord, il 1° dicembre, quando scatterà la cassa integrazione per i 14 giornalisti e i 5 tipografi. In principio fu il giornale «guerriero» delle origini: un po’ federalista e un po’ secessionista.
Voce del «celodurismo» ortodosso dell’Umberto Bossi prima maniera, che lo tenne a battesimo l’8 gennaio 1997 con una prima pagina che era già tutto un programma. Titolo d’apertura: «Ministeri a delinquere». Spalla a firma del segretario della Lega e, di taglio, fotonotizia (un mendicante col cappello in mano) con didascalia: «Uno Stato da abbandonare prima di finire così». Altri tempi, tutto finito.
A darne il triste annuncio, ieri, proprio la prima pagina della moritura «Padania», dopo l’incontro di venerdì scorso tra il segretario della Lega, Matteo Salvini, e il presidente dell’Editoriale Nord, Ludovico Gilberti. Epilogo obbligato: dopo la riduzione della foliazione a 12 pagine e il taglio dei costi, il colpo di grazia è arrivato con il taglio dei fondi all’editoria.
«La Lega è al risparmio su tutto e quindi non ha rinnovato il proprio contributo all’Editoriale Nord - spiega Salvini -. Ma in questo caso si tratta anche dell’ennesimo bavaglio calato dal governo Renzi che riduce i contributi per l’editoria che esistevano da anni». Scontato l’addio alla carta, resta uno spiraglio per l’online. «Stiamo lavorando per rimanere quantomeno su internet», assicura Salvini.
Soluzione al momento tutta da trovare. «Indubbiamente ci sono stati anche errori gestionali interni nel passato ma questa botta del taglio al fondo per l’editoria ha decurtato dell’80% i nostri introiti e poiché la Lega non può più garantirci il contributo che ha sempre dato siamo in ginocchio», conferma la direttrice Aurora Lussana. Paradosso dei paradossi: i sondaggi volano, ma le casse piangono. Lo sanno bene, d’altra parte, i 71 dipendenti (tra la sede nazionale di via Bellerio e quelle locali) del partito di Matteo Salvini: per tutti sono già state avviate le procedure di mobilità.
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