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Marco Ansaldo per "La Stampa"
L'Italia ha evidentemente un conto aperto con Rafa Benitez, cui fa spurgare la fortuna di aver conquistato la Champions League contro il Milan a Istanbul nella maniera che sappiamo. Quando nel 2010 fu ingaggiato dall'Inter del dopo Mourinho, vincere il Mondiale per club non gli bastò per superare la diffidenza di Moratti e l'ostilità dello spogliatoio nerazzurro: capìta l'aria si dimise.
Con il Napoli il tecnico spagnolo viaggia a ritmo più alto dei suoi predecessori ma è come se non facesse nulla: è uscito dalla Champions League con 12 punti, di solito roba da primo posto nel girone, e in serie A ha 39 punti, record per il terzo posto e sufficienti per guidare la classifica in altre stagioni. Don Rafael rischia di diventare il perdente più di successo della nostra storia.
à un campionato che per colpa della Juve falsa molti parametri e giudizi. In una cosa però non si smentisce: premia gli stranieri e non fa emergere i giovani italiani. Stavolta però la responsabilità non è soltanto dei club che non danno spazio ai prodotti del vivaio: chi ha avuto le occasioni, stecca. El Shaarawy è sparito assai prima di finire in clinica per l'ennesimo intervento al piede.
Nel Milan si è appannato De Sciglio, Saponara che doveva essere l'uomo nuovo (così disse Galliani a luglio) non s'è mai visto e pure Balotelli si è parecchio eclissato rispetto ai fuochi d'artificio dell'anno scorso. Giovinco, sul cui talento Conte giurava (e la Juve a spese 11 milioni per ricomprarne la metà ) è diventato il quinto attaccante della «rosa» bianconera.
Florenzi e Destro non hanno trovato posto tra i titolari della Roma contro la Juve, scavalcati da Ljajic che non è né Messi né Cristiano Ronaldo. Insigne, il più impiegato tra i giovani, non ha segnato nemmeno un gol nel campionato del Napoli ed è schiacciato dall'effervescente concorrenza del belga Mertens, con quel cognome da ciclista, partito come rincalzo. Zaza, descritto come una possibile sorpresa, fa la riserva persino nel Sassuolo.
A conti fatti l'unico ventenne ad aver compiuto un balzo in avanti è Ciro Immobile con 9 gol in mezzo campionato al Toro rispetto ai 5 di tutta una stagione al Genoa. Non c'è di che esaltarsi, semmai di che riflettere. Si dice che l'Italia è un Paese per vecchi ma almeno nel calcio i rottamandi si dimostrano più affidabili dei giovani che li vorrebbero rottamare. Che il simbolo del nuovo Milan sia ancora Kakà e che si chieda a Toni e Gilardino se si sentono pronti per un altro Mondiale è la sconfitta di una generazione. L'ultima.
GENNARO DI VIRGILIO CON BALOTELLI
florenzi foto mezzelani gmt
de sciglio
EL SHAARAWY DA GIANNINO A MILANO jpeg
luca toni
gilardino
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