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“ELKANN NON È LA TUA FESTA, ‘LA REPUBBLICA' SIAMO NOI’” – ALL’INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA SUI 50 ANNI DEL QUOTIDIANO FONDATO DA EUGENIO SCALFARI PARTECIPA JOHN ELKANN, IL PROPRIETARIO CHE STA VENDENDO IL GIORNALE AL GRECO KYRIAKOU, MA I GIORNALISTI DEL CDR NON SONO INVITATI – IL COMITATO DI REDAZIONE: “È UN VERGOGNOSO SCHIAFFO IN FACCIA A REPUBBLICA E ALLE SUE LAVORATRICI E LAVORATORI. CHI VUOLE DISFARSENE È DENTRO A FESTEGGIARE, CHI ‘REPUBBLICA’ LA FA OGNI GIORNO È FUORI, ALLA STREGUA DI FASTIDIOSI DISTURBATORI" - KYRIAKOU STA SPULCIANDO I CONTI DI GEDI E NON GLI PIACCIONO: IL MAGNATE GRECO POTREBBE TAGLIARE FINO AL 20% DELLA FORZA LAVORO...

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Festa dei 50 anni di Repubblica: il venditore Elkann c’è, i redattori sono “ospiti”

Da https://www.professionereporter.eu/

 

RAPPRESENTANTI DEI GIORNALISTI DI REPUBBLICA FUORI DALL INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA SUI 50 ANNI DEL QUOTIDIANO

Mercoledì 14 gennaio, giorno in cui, 50 anni fa usciva il primo numero del “rivoluzionario” quotidiano ideato da Eugenio Scalfari all’ex Mattatoio di Roma, padiglione 9b, si inaugura la mostra “Repubblica una storia di futuro”.

 

John Elkann amministratore delegato di Exor, che sta vendendo il giornale, partecipa. Il Comitato di redazione, vale a dire i rappresentanti dei giornalisti non sono invitati. E restano fuori dall’ingresso, aspettando l’arrivo del Presidente Mattarella, con due striscioni: “Elkann non è la tua festa” e “la Repubblica siamo noi”. 

 

VERGOGNOSO SCHIAFFO

In un comunicato il Cdr spiega: “La presenza di John Elkann oggi alla festa di Repubblica è un vergognoso schiaffo in faccia a Repubblica e alle sue lavoratrici e lavoratori. Siamo stati lasciati fuori dalla inaugurazione della mostra al mattatoio per i 50 anni dalla fondazione di Repubblica. Quindi chi vuole disfarsene è dentro a festeggiare, chi Repubblica la fa ogni giorno è fuori, alla stregua di fastidiosi disturbatori. Probabilmente per non infastidire un editore che non si è mai degnato di incontrare le rappresentanze sindacali nel pieno della vertenza per la cessione di Gedi”.

 

IN NESSUN MODO

john elkann

Il giorno prima il Cdr aveva giudicato i “‘festeggiamenti’ un’occasione tristemente sprecata”. Alla redazione il giorno prima raccontavano di non essere stati coinvolti in alcun modo: “Come voi, e come le lettrici e i lettori, abbiamo visto aprendo il giornale al mattino cosa si era organizzato, in quali giorni e con chi.

 

Questo nonostante svariato tempo fa avessimo chiesto alla direzione di essere messi al corrente, assieme alla redazione, delle varie iniziative. Ci dispiace perché ormai da anni siamo impegnati nel ricordare a proprietà e direzione che il giornale è un prodotto dell’ingegno collettivo.

 

theodore kyriakou

Repubblica è di chi la fa ogni giorno, dall’ufficio di direzione ai collaboratori precari di una redazione locale, passando per le segreterie e gli uffici amministrativi. Ricevere una mail la sera di venerdì 9 gennaio, con la dicitura ‘gentile ospite’, è persino offensivo. In una fase tanto difficile per la storia di Repubblica c’era bisogno di più attenzione e cura, più coinvolgimento, più orgoglio, più senso di comunità e appartenenza”.

 

SECONDO CAPITOLO

La lettera, spedita dal Direttore a redattori attuali e agli ex, invita al secondo capitolo della festa, domenica 18, e comincia appunto così: “Gentile ospite, il Direttore di Repubblica Mario Orfeo ha il piacere di invitarti alla grande festa per i cinquant’anni del quotidiano domenica 18 gennaio alle 17 nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica a Roma”.

 

mario orfeo foto di bacco

“Gentile ospite…, -scrive su Facebook Claudio Gerino, giornalista a Repubblica da tre anni dopo la fondazione fino al 2022- questa è la mail che ho ricevuto il 9 gennaio. Il 6 gennaio ho ricevuto una gentilissima telefonata dalla segreteria di redazione che mi chiedeva l’indirizzo mail dove poter recapitare l’invito. Gentile ospite…”.

 

FORMA E SOSTANZA

Dice Gerino che “francamente, c’è qualcosa che non va. È una questione di forma e di sostanza. Noi, ex giornalisti di Repubblica, non siamo ‘gentili ospiti’. Abbiamo creduto e lavorato con entusiasmo e partecipazione totale nella redazione, da una direzione ci si aspetterebbe almeno un ‘Gentile collega…’.

 

CLAUDIO GERINO

Una questione di forma, ma anche di sostanza. La sostanza sono i contenuti della ‘festa’. Penso che poteva essere una significativa occasione per un confronto franco, aperto, da ‘pari’, tra una redazione e i lettori del giornale, soprattutto in un momento in cui il futuro di Repubblica è così in bilico, a partire dalle copie vendute sempre più in calo e dalla disaffezione ormai estesissima da parte, appunto, dei lettori sia alla versione cartacea che digitale, fino all’ormai certa cessione del gruppo Gedi a un editore greco”.

 

MONOLOGO E CABARET

SCIOPERO GIORNALISTI REPUBBLICA

La festa, invece, appare “come l’ennesima passerella delle ‘grandi firme’ di Repubblica, con il dialogo con Jovanotti e con le canzoni di Giorgia, passando per il cabaret ‘colto’ di Geppi Cucciari, inframmezzato dal ‘monologo’ di Michele Serra”.

 

“Mi spiace -scrive Gerino- ma avrei visto un’altra ‘scaletta’, i lettori sul palco, il pubblico che si confronta (e perché no, si scontra) con la redazione, evidenziando così le criticità di un’informazione sempre più scollata dalle reali preoccupazioni…

 

JOHN ELKANN IN VERSIONE CHIARA FERRAGNI - MEME

Forse poteva essere una festa che poneva le basi per una ricostituzione del rapporto tra giornale e Paese reale. Per questi motivi non verrò alla festa. Non è questa la vera e storica Repubblica, non è questa la Repubblica che concretamente collega la sua storia passata al futuro dell’informazione e del Paese Italia.

 

Il mio parere (che vale 2 cents) è che dobbiamo ritrovare e (ri)tornare a fare i cronisti, quelli che raccontano ciò che vedono e sentono, indipendentemente dalle proprie sacrosante opinioni. La tecnologia ci può aiutare in questo, ma solo se nella tecnologia della comunicazione abbiamo una barra ben dritta, i nostri lettori e il nostro Paese”.

THEODORE KYRIAKOU THEODORE KYRIAKOU IN QATAR ALLA CENA CON DONALD TRUMP E AL THANI