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Alessandra Farkas per il "Corriere della Sera"
Il primo dell'anno ha inseguito la Ferrari bianca di Justin Bieber mentre veniva intercettata dalla polizia di Los Angeles lungo la Freeway Sepulveda 405. Per rubare un primo piano dell'idolo delle ragazzine il paparazzo si è fermato e ha attraversato di corsa le quattro carreggiate dell'autostrada, prima di essere travolto da un gigantesco Suv mentre cercava di far ritorno nella sua vettura.
Il 29enne fotografo Chris Guerra spirava poco dopo al vicino Ronald Reagan Medical Center e in America è subito riesplosa la polemica sulla decennale guerra tra vip e paparazzi. Guerra che oltre ad essere costata la vita a Lady Diana e al suo compagno Dodi Al Fayed ha dato vita a innumerevoli battaglie legali. Da quella per le foto in topless di Kate Middleton (vinta dai reali inglesi che ne ottennero il ritiro) a quelle intentate contro Sean Penn, Alec Baldwin, Kanye West e Jodie Foster, rei confessi di aver preso a botte gli invadenti violatori di privacy.
«Ma vale davvero la pena sacrificare la vita per la foto di una celebrità sorpresa in situazioni scabrose?», si chiedono in coro siti web e giornali Usa. E il più italiano dei mestieri (il neologismo nacque grazie al film di Federico Fellini «La dolce vita», nel quale un personaggio, interpretato da Walter Santesso, che esercita questa professione, ha il cognome Paparazzo) torna sotto accusa.
L'ironia della sorte ha voluto che Guerra sia morto senza realizzare l'agognato scoop. La polizia di Los Angeles ha confermato che Bieber non si trovava sul veicolo alla cui guida, quando è stato fermato, c'era un amico. «Non ero presente, né direttamente coinvolto in questo tragico incidente», ha affermato il 18enne cantante che ha espresso le sue condoglianze alla famiglia di Guerra, chiedendo tuttavia leggi più severe contro i paparazzi.
«Spero che questa tragedia serva a fare approvare finalmente leggi più severe per tutelare la vita e la sicurezza delle celebrità , dei poliziotti, dei passanti innocenti e degli stessi fotografi», ha spiegato. Per molti basterebbe applicare la legge anti paparazzi firmata nel 2009 dall'allora governatore della California Arnold Schwarzenegger che prevedeva forti multe, sino a 50 mila dollari, per quei fotografi che scattano foto o fanno registrazioni illegali o offensive di persone famose o di loro parenti mentre svolgono attività private.
Contro la legge, bloccata lo scorso novembre da un giudice della Corte Superiore di Los Angeles, si è mobilitata la potente American Civil Liberties Union (ACLU) che la giudica «anti costituzionale». Oltre a molti boss di Hollywood che hanno più volte invitato i loro divi a smetterla con la loro crociata anti paparazzi. «I fotografi sono necessari allo star system» è il messaggio delle case di produzione cinematografiche.
Dopo le polemiche scoppiate con la morte della principessa Diana, inseguita a Parigi da uno sciame di paparazzi, Tom Cruise, Arnold Schwarzenegger, John Travolta, George Clooney, Madonna e altre stelle dello spettacolo avevano invitato i lettori a boicottare i giornali scandalistici: «Non comprateli, fateli andare in fallimento». Ma la loro crociata è presto fallita.
Nel mondo globale dei media creato da Internet è quasi impossibile fermare un'immagine dopo che è stata scattata. D'altronde per i fotografi di Los Angeles le foto dei vip dello spettacolo sono un business da migliaia di dollari a scatto. Ne sa qualcosa Bieber che l'estate scorsa, dopo essere stato fermato per l'ennesima volta dalla polizia per eccesso di velocità sulla Freeway 101 è riuscito a dimostrare che le sue spericolate abitudini al volante sono tutte dovute ai «continui inseguimenti dei paparazzi».
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