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NON ABBIAMO MICA IL WEB AL NASO: I GIGANTI DELLO STREAMING MACINANO FATTURATI E NON CREANO MEZZO POSTO DI LAVORO IN ITALIA - FRANCESCO RUTELLI (ANICA) SU NETFLIX & CO.: ''SBARRARGLI LA STRADA È VELLEITARIO, MA DEVONO ESSERE REGOLATI. AL MOMENTO APPLICANO UNA POLITICA TUTT'ALTRO CHE TRASPARENTE: IMPOSSIBILE CONOSCERE IL BUDGET DEI LORO FILM, IL NUMERO DI SPETTATORI CHE LI VEDONO SULLA RETE, GLI INVESTIMENTI NEL NOSTRO PAESE''
Gloria Satta per “il Messaggero”
«La decisione di definire le finestre, presa dal ministro Bonisoli in seguito al lavoro di concertazione di tutte le parti della filiera, è importantissima perché dà stabilità al sistema», afferma Francesco Rutelli, presidente dell' Anica che rappresenta le varie categorie dell' industria cinematografica italiana, «ma in tempi strettissimi, entro il primo gennaio il governo dovrà pronunciarsi su altri due punti improcrastinabili».
A cosa si riferisce?
«Si dovranno stabilire gli obblighi di investimento e programmazione cinematografica per le emittenti tv e chiarire le regole ferree destinate agli Ott (over the top), cioè le grandi piattaforme».
Perché è così importante?
«Giganti dello streaming come Netflix realizzano enormi fatturati in Italia senza tuttavia creare un solo posto di lavoro. E applicano una politica tutt' altro che trasparente: impossibile conoscere il budget dei loro film, il numero di spettatori che li vedono sulla rete, l' entità degli investimenti destinati ad essere fatti nel nostro Paese».
Voler arginare l' avanzata dello streaming e proteggere a oltranza le sale non rischia di essere una battaglia di retroguardia?
«Sbarrare la strada a Netflix e alle altre piattaforme, destinate a moltiplicarsi, sarebbe velleitario oltre che inutile. È invece una battaglia di avanguardia pretendere l' esistenza e il rispetto delle regole. Gli Ott non possono perpetuare una forma di dominio globale senza fare i conti con mercati, come quello italiano, che produce fior di contenuti e non può ridursi a essere terreno di profitti».
Ma la sala non è ormai al tramonto?
«No, e lo dimostrano i numeri. È vero, la crisi economica incide sulla vendita dei biglietti, esiste la concorrenza dello streaming e non è più solo l' incasso in sala a determinare il valore di un film. Ma il cinema continua ad essere la forma d' intrattenimento più popolare».
Cosa lo dimostra?
«Il numero di biglietti venduti, quattro volte superiore a quello di musei e siti archeologici.
Cinema e audiovisivo non sono settori assistiti: rappresentano un' industria che produce ricchezza e occupazione. E va fatta crescere».
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