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I MISTERI D'ITALIA? VE LI RISOLVE ENRICO BRIGNANO – “SONO CRESCIUTO IN UNA BORGATA ROMANA: C’ERANO LE BRIGATE ROSSE, LE SQUADRE NERE, LE STRAGI, LA BANDA DELLA MAGLIANA" (MANCANO SOLO JOKER E DARTH VADER!) – L'ATTORE I RIFILA UN PISTOLOTTO: “PERCHÉ NON FACCIO MAI SATIRA? PERCHÉ LA POLITICA ITALIANA È IN UNA DERIVA PESSIMA E NON HO MAI VOLUTO DARE UN PALCOSCENICO A PERSONE CHE NON STIMAVO” – LE CRITICHE A FLORA CANTO, CHE CHIAMANO ‘MOGLIE DI’: "MI DISPIACE. MOLTO SPESSO C’È ANCHE L’INVIDIA SOCIALE DI CHI VEDE UNA COPPIA CHE VIVE UN MOMENTO PARTICOLARE DI GRANDE GIOIA…”
Estratto dell’articolo di Renato Franco per www.corriere.it
enrico brignano flora canto (2)
Sono arrivati. I maledetti 60. […] Cosa sognava da ragazzino Enrico Brignano?
«Sono cresciuto in una borgata romana, un mondo all’epoca rischioso: c’erano le Brigate Rosse, le squadre nere, le stragi, la banda della Magliana. Si rischiava tanto».
Come ha schivato i pericoli?
«Avevo sposato la causa della recitazione. Certo non mi aspettavo una carriera così. In borgata, i sogni avevano al massimo la dimensione di camera e cucina. All’epoca poi non c’erano i reality o i talent che ti davano la possibilità di immaginare un destino. Vivevamo senza televoto».
[…] Il motore per salire sul palco?
«L’incoscienza, la voglia di riscattarmi, il desiderio, la consapevolezza che nel modo di raccontare avevo una mia narrativa: tutte spinte che hanno prevalso sul pudore, sulla timidezza».
I primi anni?
«Ero confuso: sarò capace, non sarò capace? Certo sul treno prendevo tanti applausi, ma quello non era un curriculum che potevo portare in giro».
Studiava al laboratorio di Proietti, ma il primo ingaggio che le fece Gigi fu come macchinista. Non il massimo...
«Quando si è giovani si è impetuosi e un po’ livorosi. Io ci rimasi male onestamente. Mi feci un pianticello da solo, ma una mia insegnante di recitazione mi spinse ad accettare: devi essere orgoglioso di essere il miglior macchinista-attore su piazza».
[…] Cosa le hanno insegnato i suoi genitori?
«Mio padre aveva la terza elementare, mia madre la quinta: in due non arrivavano nemmeno a un diploma. Però in casa ho respirato sempre un atteggiamento duro, spartano e riverente nei confronti del dovere. Per 40 anni hanno avuto una frutteria e hanno sempre aperto la serranda, qualsiasi cosa succedesse. Io ho sempre tenuto fede a questo principio: ho saltato soltanto una volta uno spettacolo, perché mi ero operato alle corde vocali».
In «Bello di mamma!» come in tutti gli spettacoli della sua carriera ha puntato sempre sulla satira di costume piuttosto che sulla satira politica: c’è stato anche un calcolo di convenienza, per non essere divisivo e risultare più accomodante?
«È una scelta che nasce da tre ragioni. La prima è perché la politica italiana è in una deriva veramente pessima e non ho mai voluto dare un ulteriore palcoscenico a persone che non stimavo. La seconda perché il monologo politico ha un tempo limitato, scade con l’avvicendarsi dell’attualità. E infine perché sapevo che c’è chi la fa molto meglio di me, tipo Crozza».
Oggi rispetto al passato la critica passa anche attraverso i social.
«Il giudizio è immediato, attraverso il web arriva una risposta in tempo reale. Vent’anni fa, prima di scoprire che uno spettacolo non piaceva al pubblico, dovevi fare tutta una stagione. C’era il vantaggio di avere più libertà perché eri tu a condurre la danza».
Spesso parlano di sua moglie Flora Canto come «moglie di». E fare programmi insieme non aiuta. È un rischio che calcolate?
«A Flora dà sicuramente fastidio quando la chiamano così, e mi dispiace. Ma ormai è maturata artisticamente, ora sta facendo uno spettacolo da sola. C’è qualcuno ancora che si lascia andare in commenti poco carini, ma lo mettiamo in conto. Molto spesso c’è anche l’invidia sociale di chi vede una coppia che vive un momento particolare di grande gioia. Ci sta».
enrico brignano
ENRICO BRIGNANO
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ENRICO BRIGNANO
ENRICO BRIGNANO
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