carlo conti pippo baudo gianna pratesi

I MORTI AFFERRANO I VIVI E TRASCINANO A PICCO SANREMO! - CARLO ANTONELLI SUL FESTIVAL VERSIONE “SPOON RIVER” LANCIATO CONTRO DI NOI "DA UNA DIREZIONE RAI SEMPLICEMENTE PRIVA DI CONTROLLO" (E NON CONTANO GLI ASCOLTI): "ABBIAMO VISTO ANCHE RAPPRESENTANTI DELLA MAGGIORANZA DEMOGRAFICA DEL PAESE (OVVERO QUELLA DAI 55 IN SU) DI OGNI FATTEZZA E FORMA: DALLA SIGNORA 106ENNE COSTRETTA A FAR DA PALADINA ALLA DEMOCRAZIA, PORELLA!, (SIA LA SIGNORA CHE LA DEMOCRAZIA, MA MEGLIO CHE NIENTE) FINO A TUTTE LE PRESENZE SENILI POSSIBILI E IMMAGINABILI…"

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Carlo Antonelli per Dagospia

 

Che mondo e’?  Ce lo chiediamo ogni anno, davvero, senza pregiudizi. E ogni volta ci troviamo ad essere noi-i cinici- indietro rispetto alla realta’. La realta’ e’ un’ennesima astronave (l’incredibile scuola di Gaetano Castelli e’ per fortuna intonsa, nonostante il cambio di guarda con Riccardo Bocchini), solo che questa volta ha invaso quasi per 2/3 lo spazietto del cinemateatro Ariston.

carlo conti

 

Non e’ ancora stato pensata la saga in grado di essere ambientata e vissuta intorno a questa sorta di complesso portale asimmetrico, con due bracci lunghissimi che buttano quasi verso la strada, tanto sono lunghi.

 

Tant’e’ che la classica inquadratura delle prime file non si e’ vista, forse decimate e schiacciate verso il fondo da una specie di risacca materica che sembra aver spiaggiato l’orchestra ovunque. Ma soprattutto sparato raggi luminosi come in un anime’ giapponese fine Settanta, di scuola classica. 2800 metri di strip luminosi e 250 metri di ledwall, dice la scheda. 

 

Dentro questo universo che erroneamente potremmo pensare essere un mondo di finzione (non e’ cosi’, e’ piu’ vero di quello che ci sembra di abitare ogni giorno), nella prima serata del festival abbiamo visto per lo piu’ rappresentanti della maggioranza demografica del paese- ovvero quella dai 55 in su’- di ogni fattezza e forma: dalla signora 106enne costretta a far da paladina alla democrazia porella (sia la signora che la democrazia, ma meglio che niente) fino tutte le presenze senili possibili e immaginabili in ogni spot pubblicitario a finti giovani di tarda mezza eta’ di ogni qualita’

SANREMO 2026 - CARLO CONTI E LA SIGNORA GIANNA PRATESI

 

Tutti maschietti: dal Pezzali crocierista, all’eterna drammatica lotta contro l’adipe di Tiziano Ferro, alla furia cafona e paraefficiente di quel perfetto prodotto di alta pelletteria chiamato in Carlo Conti, allo strabiliante quasi settantenne chiamato Raf, cliente di cliniche ristrutturanti del cuoio capelluti di nuova concezione, eppur ‘nuovo’. Meritatissimo -ma comunque in linea- il premio alla carriera che verra’ assegnato a Caterina Caselli.

 

Tra le sue coetanee, va segnalata ad onor del vero una buona performance di Patti Pravo, piu’ naturale e meno ‘Avatar’ del solito, quasi sciolta. 

 

Ma e’ il gusto A.I. -immaginabilissimo- il vero riferimento di Sanremo 2026. Non solo per il momento mozzafiato che ha trasformato Conti e la residua platea dell’Ariston in cartoon di papere e oltre, ma  per le presenze bidimensionali e non pienamente rifinite -forse perche’ frutto di prompt dettati in fretta- chesso’ di una Sara Mattei, per colpirne una per tutte (ingiusto, e vabbe’).

SANREMO 2026 - CARLO CONTI

 

Certi sfondi dell’armata di ledwall che si diceva ma anche carrelli in verticali tra le geometrie trasparenti dietro la scalinata (che sembrano gemelli digitali della struttura, piu’ che realta’ finita) ci parlano di slanci non ben controllati verso l’innovazione.

 

E soprattutto -le collezioni delle ultime stagioni non hanno aiutato- intererisce ma insospettisce insieme la schiera di cantautori bravi ragazzi in giacca e cravatta  (larghe, certo, da Fulminacci a Sayf, all’irreale Michele Bravi) che sembrano sogni sintetici per i nonni che fanno il grosso dei presenti e dei votanti. Fortuna che ci stanno Leo Gassman con il bilanciamento del pantalone verso il magnete inguinale e la bellissima normalità studiatissima e superstar vera di Tommaso Paradiso (che ha l’unica canzone degna di essere cantata, geneticamente vendittiana).

 

Ma sono altri gli dei che riempiono lo spazio alla ‘Aliens’ (1996) di questa stazione spaziale lanciata contro di noi da una direzione Rai semplicemente priva di controllo (e non contano gli ascolti): i morti.

 

peppe vessicchio pippo baudo

Morti più forti dei vivi. Pippo Baudo, che di fatto ha inaugurato il festival, oltre che vedere da lassù un museo temporaneo a lui dedicato in piazza li’ vicino al teatro. Poi il maestro Vessicchio, anche lui con spazio di edutainment a lui tributato. Anche Maurizio Costanzo è stato evocato, non un revenant qualsiasi ecco. Ed e’ almeno da un paio d’annate che —come in quel film di quasi cento anni fa- vivi e trapassati passeggiano sul palco e nel foyer dell’Ariston commentando, ridacchiando, impedendo di fatto che le cose possano cambiare.

 

Il tutto cozza con il generale tono coloratissimo, come un Luna Park con ottime nuove giostre (di cui siamo maestri) ma non abbastanza affollato mannaggia, perche’ in tanti ormai abbiamo poche lire in tasca. Questo è stato l’inizio del film, la sua temperatura tecnica e emotiva. Se ci pensate bene, è molto promettente. 

carlo conti laura pausini sanremo 2026 foto lapresse 2