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Marco Giusti per Dagospia
Che bellezza! Un film giudiziario. Proprio come ai tempi di Sidney Lumet con quei processi che non finivano mai tra colpi di scena, testimoni a sorpresa, cavilli infiniti, arringhe. Grandi sceneggiature, grandi attori e belle messe in scena. Non sono più i tempi di Sidney Lumet (o di Otto Preminger), lo sappiamo. Non abbiamo più né un James Mason né un Paul Newman né un George C. Scott. Stavolta, inoltre, non abbiamo neanche un assassino da smascherare.
Eppure questo La verità negata, o Denial come si intitola il film nell’edizione originale, grazie a tre grandi attori, Tom Wilkinson, Timothy Spall e Rachel Weisz, alla bellissima sceneggiatura di David Hare (The Hours, The Reader) e a una più che solida messa in scena di Mick Jackson (The Bodyguard), funziona alla perfezione da film giudiziario. Anche perché tutta la macchina processuale e cinematografica si adatta a un celebre caso dibattuto nei tribunali inglesi neanche troppi anni fa, che fece il giro del mondo tra la fine di un secolo e l’inizio del nuovo.
Quello legato al “negazionista” dell’Olocausto David Irving, storico inglese con simpatie naziste, razzista e antisemita, che fece causa alla giornalista e attivista ebrea-americana Deborah Lipstadt per quello che lei aveva scritto in un suo libro del 1993 contro di lui edito dalla Penguin Books. In pratica Irving, grazie al cosiddetto Rapporto Leuchter, riteneva che Hitler e i suoi uomini non avessere mai né progettato né compiuto a Auschwitz, a Majdanek, a Treblinka lo sterminio in massa degli ebrei.
Era una bugia messa in giro dagli ebrei. E si sentiva per questo diffamato dalla Lipstadt. In pratica è lei, interpretata qui da Rachel Weisz, che si difende, grazie al favoloso avvocato inglese Richard Rampton, un ottimo Tom Wilkinson, dalle accuse del perfido Irving, un perfetto Timothy Spall che avevamo lasciato come geniale Turner. Il rovesciamento della causa, cioè avere il vero imputato della storia, il negazionista, come accusatore, funziona diabolicamente a livello spettacolare.
E ci dice molto della giustizia inglese e dei suoi metodi. Perché quello che deve fare la difesa è provare la verità dell’Olocausto. Basandosi sulla realtà delle camere a gas, che i tedeschi stessi distrussero a Auschwitz. Rampton decide così che dovrà dimostrare le morti per gas e la pianificazione dello sterminio di massa senza servirsi dei veri testimoni che si sono salvati a Auschwitz, troppo fragili in una causa di questo tipo con un mostro come Irving. Se amate la storia e i grandi processi è il vostro film. In sala da giovedì.
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