lino banfi commedie sexy

“DAVANTI A BELLISSIME COLLEGHE NUDE, VIVEVO UNA GRANDE BATTAGLIA INTERIORE. A VOLTE IL MIO CORPO…REAGIVA” – LINO BANFI RACCONTA COME RESISTEVA ALLA TENTAZIONE DELLA CARNE SUI SET DELLE COMMEDIE SEXY: “QUANDO MI SCUSAVO CON EDWIGE LEI RISPONDEVA: ‘MEGLIO COSÌ, SE NON TI ACCADESSE NULLA VORREBBE DIRE CHE SONO BRUTTA!’. UNA VOLTA LE DOVEVO TOCCARE IL SENO, ERO IN IMBARAZZO, AVEVO PAURA DI FARLE MALE. A UN CERTO PUNTO UN ELETTRICISTA MI URLÒ: ‘TE VOI SBRIGÀ? GUARDA CHE NON STAI A SVITÀ ’NA LAMPADINA’!” – QUANDO SPIAVA LE SUORE CHE SI SPOGLIAVANO NEL CONVENTO E VENDEVA OROLOGI FALSI, L’ENDORSEMENT DI TOTO’, LA SCENA FINALE IMPROVVISATA IN “L’ALLENATORE NEL PALLONE” (“SENTII DAVVERO UN FASTIDIO ALLE “PELLE’”) E IL 90ESIMO COMPLEANNO A LUGLIO… - VIDEO

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Estratto dell’articolo Renato Franco per il “Corriere della Sera”

 

La prima volta con Edwige Fenech?

edwige fenech lino banfi

«Le dovevo toccare il seno, ero in imbarazzo, avevo paura di farle male, ero molto delicato, il regista mi fece ripetere la scena finché un elettricista mi urlò: “Te voi sbrigà? Guarda che non stai a svità ’na lampadina”. Da allora io e lei ci scherziamo sempre: “Come stanno le lampadine?”».

 

Anni di gavetta e fame vera, poi l’esplosione nei ’70 con la commedia sexy all’italiana, Lino Banfi ha incarnato un’Italia provinciale e ingenua con una maschera che ha segnato un’epoca anche grazie a quel linguaggio comico italo-pugliese con sovrabbondanza di «e» a sostituire le «a».

 

Con il tempo poi ha saputo reinventarsi, passando dalla comicità più farsesca al ruolo più rassicurante di nonno degli italiani. Una vita che è un romanzo e che ora racconta nell’autobiografia 90, Non mi fai paura! che esce martedì 28 per HarperCollins.

 

lino banfi

Ha recitato con le bellissime di allora: oltre a Edwige, Anna Maria Rizzoli, Nadia Cassini, Gloria Guida, Barbara Bouchet: tentazioni diaboliche sul set?

«Era lavoro, ma siamo esseri umani: durante quelle scene erotiche e davanti a bellissime colleghe nude, vivevo una grande battaglia interiore. Provarci o resistere? Il dubbio ogni tanto emergeva.

Soprattutto perché con me erano tutte molto carine: capitava che la testa partisse e facesse dei viaggi che soltanto un film di fantascienza avrebbe potuto giustificare».

 

Come tornava sulla Terra?

«Tra me e me, dicevo: perché dovrebbero fare una fesseria con un cretino, grasso e basso come me, solo perché facciamo il film insieme?».

NADIA CASSINI E LINO BANFI

[…] La accusavano di fare film «zozzi».

«Io ribattevo con l’ironia: le ragazze fanno otto docce al giorno, altro che zozzi! E poi ho fatto carriera: a scuola da bidello a preside, nell’esercito da marmittone a colonnello».

 

Prima zozzi, poi cult.

«Con il tempo, come nei film di mafia, sono usciti i pentiti. Oggi li elogiano».

 

Sempre mezzi nudi sotto le lenzuola: come faceva?

«In quelle situazioni non riuscivo a controllare il mio corpo che, come può immaginare, reagiva. Quando mi scusavo con Edwige lei rispondeva divertita: meglio così, se non ti accadesse nulla vorrebbe dire che sono brutta!».

 

lino banfi barbara bouchet spaghetti a mezzanotte

[…] L’altro pezzo lo ha aggiunto qualche anno dopo, quando spiava le suore...

«A 15 anni convinsi un mio amico a scappare dal seminario per andare a spiare le suore del vicino convento, gli dicevo: magari vediamo dalla finestra le monache quando si spogliano, una mezza coscia, un braccio. Ero o non ero destinato, un giorno, a fare un certo tipo di film?».

 

Se l’è vista brutta tante volte.

«Ho venduto Rolex finti e borse false, ho fatto il palo per dei napoletani che stavano per svaligiare un appartamento ma poi sono scappato, sono finito a dormire dentro un vecchio vagone ferroviario in stazione Centrale a Milano. Mi feci operare alle tonsille per avere un posto dove dormire e un pasto caldo: un medico si commosse e mi tenne una settimana in più in ospedale per farmi mangiare».

lino banfi 45

 

A Canosa la snobbavano.

«Quando ancora non ero nessuno mi sentivo schiacciato dalla cattiveria della gente, dal giudizio subdolo di chi diceva che non sarei mai diventato un vero attore. Fu in quel momento fragile che un pensiero buio mi attraversò la mente. Per un attimo sfiorai l’idea del suicidio».

 

La prima svolta arrivò con il cabaret, in sostituzione di Montesano che si trasferiva a Milano per la Rai.

«Lui aveva litigato con il proprietario di un locale: “vattene pure, ma sappi che ti sostituiremo con il primo stronzo che troviamo ”. Ecco, quello stronzo ero io. Ma il mio personaggio fu un successo».

 

Totò la raccomandò.

«Scrisse una bella lettera: “È un bravo ragazzo, è fresco di studi, è pugliese, si comporta bene in palcoscenico, non tocca i culi delle ballerine” — era scritto proprio così — “e non si perde nei congiuntivi e nei condizionali”. Questa mi è rimasta impressa. Perché non perdersi nel congiuntivo e nei condizionali era sinonimo di laurea, anzi di più lauree».

lino banfi oronzo cana 3

Poi la carriera decollò. I successi con la commedia sexy, film come «L’allenatore nel pallone», un altro cult.

«L’idea venne a Nils Liedholm, che all’epoca allenava la Roma, la mia squadra del cuore».

 

La scena finale nacque da un’improvvisazione.

«Sentii davvero un fastidio nelle parti intime, alle pelle per dirla tutta, perché nel sollevarmi mi avevano afferrato male. Così nacque la frase: “Mi avete preso per un coglione, mentre i tifosi mi rispondevano: ma no, sei un eroe” ».

 

[…] A luglio ne compie 90, un numero che tutti associano alla paura.

«Io e la morte stiamo facendo amicizia. Le ho già detto in diverse occasioni che c’è tempo: “ Passa in un altro momento, non c’è fretta !”. Anche perché, a me, ’sto novanta non mi fa mica paura».

lino banfi occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio

 

[…] A Venezia incontrò Quentin Tarantino, grande cultore dei «B movie», che le fece grandi elogi, le disse che avreste fatto un film insieme.

«Quel giorno aveva sicuramente bevuto, stava allegro. È andata come è andata, ma l’importante è che me lo disse. E poi, io canosino e lui Tarantino, tra conterranei pugliesi, speravo ci fosse un occhio di riguardo».

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